“Dobbiamo mettere insieme le conoscenze e le competenze per cambiare questo modello di sviluppo”. Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha chiuso le celebrazioni per i 120 anni della Confederazione a Milano, nella prima giornata del 29 settembre.

“Accogliendo le idee di oggi penso che dobbiamo agire insieme - ha riflettuto -. Da tante conoscenze diverse è emersa un'idea comune: bisogna contrastare il modello di sviluppo, che vede un capitalismo che si sostituisce alla politica, facendosi quasi Stato-nazione. Qui invece, come detto oggi, c'è l'idea di costruire una piazza in cui le persone e i saperi si mettono insieme per affrontare questa situazione. Un'idea di fortissima suggestione. Il nostro rapporto non finisce qui, ci rivedremo per organizzare la nostra azione”.

Il leader di Corso d'Italia è tornato sul nodo della tecnologia: “Tutti hanno detto che la tecnologia non è neutra, dipende chi la utilizza. Allora dobbiamo vincere la paura nelle persone, svolgendo la funzione per cui è nata la Cgil: non lasciare solo nessuno. Le tecnologie vanno usate proprio per allargare i diritti e la qualità del lavoro”.

“Di fronte abbiamo questa sfida: non va solo ricordato ciò che abbiamo fatto in centoventi anni, va utilizzata la memoria delle lotte e conquiste come elemento da cui ripartire. Vogliamo costruire reti per rendere il lavoro un soggetto che cambia il modello di sviluppo e quindi il futuro. Costruiamo consenso attraverso la mobilitazione, anche col conflitto, ridiamo centralità al lavoro, indichiamo anche i livelli di investimento adeguati per cambiare modello”.

Insomma, per il segretario “stiamo insieme e costruiamo reti: non lasciamo sole le persone, non pensiamo che è già tutto definito e non possiamo fare nulla. La nostra organizzazione deve mettere a disposizione tutta la sua intelligenza. Si pone il problema di un'azione sindacale forte. Proprio nella sala in cui è stata fondata la Cgil c'era uno slogan: 'Operai di tutto il mondo unitevi'. Fin dall'origine la nostra organizzazione dunque ha riunito tante culture diverse. Noi - ha aggiunto - siamo un soggetto anche politico che vuole cambiare l'idea di lavoro e tutta la società: dobbiamo far vivere le nostre idee in un processo di partecipazione sempre più ampio”.

La sfida odierna è “costruire un altro modello di vita”. “Con la transizione epocale in atto, o si lascia fare al mercato o si è in grado di mettere in discussione questo processo attraverso la mobilitazione - scandisce Landini -. Il tema è questo: affrontare le trasformazioni rimettendo al centro la persona, allargare le nostre alleanze con più conoscenze possibile, mettere insieme le nostre lotte”.

Un passaggio poi sulla manifestazione del 17 ottobre a Roma in Piazza del Popolo: “Sarà fondamentale la riuscita della manifestazione del 17 ottobre. Dietro all'idea di applicare la Costituzione non c'è solo la difesa della Carta, ma la necessità di affrontare i problemi veri delle persone come l'energia e il costo della benzina. Un sistema di tassazione diverso è sempre più essenziale. Se invece si investe in armi, non ci saranno altri fondi da investire nella scuola, nella ricerca e nell'università. Basta tassare il lavoro più dei profitti e delle rendite finanziarie: oggi i soldi possono girare il mondo senza confini, arrivare nei paradisi fiscali, mentre per le persone si mettono i muri. I soldi fanno quello che vogliono, gli uomini e le donne sono definiti clandestini. Questo è un paradosso, un'idea del mondo ingiusta da cambiare”.

“Giornate come queste - ha concluso - ci indicano la strada e l'idea di mettere insieme le conoscenze. Ora strutturiamo di più questa prospettiva. Lavoriamo per riempire Piazza del Popolo il 17 ottobre, che sia l'inizio di una grande mobilitazione”.