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Il caro carburanti pesa sui lavoratori dei trasporti, sulle imprese e sulla qualità dei servizi. A Palermo e provincia l’aumento dei costi si somma alla carenza di collegamenti pubblici, costringendo molti lavoratori a utilizzare l’auto privata per raggiungere il posto di lavoro. La denuncia arriva dalla Filt Cgil Palermo al termine delle assemblee svolte nei giorni scorsi con i lavoratori dell’aeroporto, i rider e gli addetti alla logistica, in vista della manifestazione della Cgil Palermo contro il carovita, in programma il 14 ottobre.
Il costo per andare a lavorare
Il problema riguarda in particolare chi deve raggiungere ogni giorno i poli logistici e produttivi di Carini e Termini Imerese e chi lavora su turni, quando le alternative offerte dal trasporto pubblico sono più limitate.
Una situazione che, secondo la Filt Cgil Palermo, è particolarmente evidente nell’area aeroportuale. Il sindacato ricorda di avere chiesto più volte collegamenti adeguati con Cinisi e Terrasini, così da permettere ai lavoratori di raggiungere il posto di lavoro con i mezzi pubblici. Richieste che, afferma la Filt, non hanno avuto seguito.
Per chi è costretto a utilizzare l’auto, quindi, ogni aumento del carburante si traduce in una spesa aggiuntiva legata al lavoro e in una riduzione del salario disponibile.
L’impatto è ancora più diretto per rider e addetti alle consegne che utilizzano il proprio mezzo. Se il rimborso chilometrico non copre l’aumento dei costi del carburante, sostiene la Filt, la maggiore spesa finisce direttamente per ridurre il reddito. Una situazione che, con caratteristiche diverse, riguarda anche i tassisti, per i quali il carburante rappresenta una componente essenziale dei costi dell’attività.
Dal diesel ai servizi
Il caro carburante riguarda anche l’autotrasporto. Per i mezzi pesanti il diesel rappresenta una delle principali voci dei costi di esercizio e un aumento del prezzo può quindi incidere sul costo della movimentazione delle merci, propagandosi lungo la filiera e arrivando potenzialmente ai prezzi finali.
A essere interessate sono anche le aziende del trasporto pubblico locale e le imprese che operano nell’area portuale. La preoccupazione della Filt è che l’aumento degli oneri possa essere compensato attraverso tagli o riorganizzazioni, con effetti sul lavoro, sull’occupazione e sulla qualità dei servizi.
In Sicilia c’è poi il tema del trasporto marittimo. In una regione insulare, sottolinea la Filt, l’aumento del carburante può incidere anche sulla mobilità delle persone e sui collegamenti con le isole minori.
Per il sindacato, dunque, il caro carburante non si esaurisce al distributore: incide sul costo per raggiungere il posto di lavoro, sui redditi di chi usa il proprio mezzo e sui costi dell’intera filiera dei trasporti. La questione sarà al centro della mobilitazione della Cgil Palermo del 14 ottobre contro il carovita.






















