Turni di lavoro che duravano anche 20 ore, riposi di qualche ora, retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e violazioni delle norme sulla sicurezza. È il filone sul caporalato e lo sfruttamento di lavoratori extracomunitari emerso nell’indagine sulle presunte irregolarità nei lavori per la linea ferroviaria ad Alta Velocità/Alta Capacità Napoli-Bari, che ha portato all’esecuzione di 20 misure cautelari personali e interdittive emesse dal gip di Napoli su richiesta del pm Henry John Woodcock.

Nel cantiere di Grottaminarda 34 lavoratori egiziani costretti a turni anche di 20 ore

In particolare, nel cantiere di Grottaminarda, sarebbe stata documentata la presenza di 34 lavoratori egiziani sottoposti a condizioni particolarmente gravose, con turni anche di 10, 12, 14, 16 e fino a 20 ore e, in alcuni casi, appena tre o quattro ore di riposo. Contestate anche retribuzioni inferiori ai minimi contrattuali e violazioni delle disposizioni in materia di igiene e sicurezza. Sarebbero inoltre emerse irregolarità nei permessi di soggiorno e nella documentazione relativa alla formazione sulla sicurezza.

Nel mirino dell’inchiesta anche la qualità del calcestruzzo utilizzato con valori di resistenza inferiori

Un altro filone riguarda la qualità del calcestruzzo impiegato nelle opere. I carotaggi effettuati su opere non ancora ultimate avrebbero evidenziato, in alcuni casi, valori di resistenza inferiori a quelli previsti dal progetto. In un’occasione furono rilevati valori di 30, 29 e 32 N/mm², che portarono al blocco dei lavori. Tra le possibili cause indicate negli accertamenti figurano l’aggiunta di acqua, l’errato dosaggio degli additivi e anomalie nella preparazione e nel trasporto del calcestruzzo. Le indagini hanno riguardato anche la gestione dei materiali di scavo: sarebbero stati smaltiti come rifiuti non pericolosi materiali nei quali erano presenti tracce di amianto. Sarebbe stato infine ricostruito un sistema di fatture per operazioni inesistenti utilizzato per creare disponibilità di denaro contante, parte del quale sarebbe poi confluito anche nelle dazioni corruttive.

Ricci, Cgil Napoli e Campania: “Un vero e proprio attacco alla dignità dei lavoratori”

ricci tav napoli bari
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Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli e Campania

“I dettagli emersi nelle ultime ore dall’indagine della magistratura e della Guardia di Finanza su presunti episodi di corruzione, mazzette e caporalato nei cantieri dell’Alta Velocità/Capacità Napoli-Bari destano profonda e forte preoccupazione. Le accuse formulate dagli inquirenti, che descrivono turni di lavoro massacranti fino a 20 ore consecutive, negazione dei riposi, retribuzioni ampiamente inferiori ai contratti collettivi nazionali e sistematiche violazioni delle norme sulla sicurezza, delineano uno scenario intollerabile per una società civile. Se queste pesanti accuse saranno confermate in sede giudiziaria, ci troveremmo di fronte non solo a pratiche illegali e irresponsabili di fare impresa, ma a un vero e proprio attacco alla dignità delle lavoratrici e dei lavoratori”. Così il segretario generale Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, commenta l’inchiesta della Procura di Napoli.

Cgil: “Ancor più grave perché opera strategica per il Sud, destinataria di ingenti finanziamenti pubblici”

“Nel condannare fermamente questi episodi – ha detto Ricci –, ribadiamo che la legalità e la trasparenza non sono opzionali, ma rappresentano il principio irrinunciabile e strutturale su cui deve fondarsi l’intero mondo del lavoro”. Per la Cgil l’indagine portata avanti dalla Procura di Napoli “assume una gravità ancora maggiore se si considera che riguarda una delle opere infrastrutturali più strategiche e importanti per lo sviluppo del Mezzogiorno, destinataria di ingenti finanziamenti pubblici”.

Subappalti, ci risiamo

“Dinamiche corruttive, infiltrazioni del crimine organizzato, rilascio irregolare di permessi di soggiorno e false attestazioni sui corsi di sicurezza sul lavoro dimostrano – sostiene Ricci – quanto sia ancora elevata e permeabile la soglia del rischio nei subappalti”.

Come sottolinea all’Ansa anche il procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, che definisce i subappalti “l’anello debole della catena”. “È il sistema normativo che è soprattutto preventivo che non funziona. Come, ad esempio, l’idea – sottolinea Gratteri – che per qualsiasi opera si costruisca è possibile il subappalto. Sappiamo che spesso quando c’è un passaggio, uno step, lì c’è la mazzetta e poi la difformità all’opera. È ovvio che i margini di guadagno sono sempre più risicati man mano che si passa da un subappalto a un subappalto, perché spesso tra un subappalto e l’altro c’è la mazzetta”.

Antonio Di Franco, Fillea Cgil: “Nei grandi cantieri, soprattutto di Rfi, mancano controlli efficienti a partire da quelli messi in campo dal committente”

“Le notizie in merito alle inchieste che riguardano i cantieri della Tav Napoli-Bari confermano ciò che sosteniamo da tempo. Nei grandi cantieri, soprattutto di Rfi, mancano controlli efficienti a partire da quelli messi in campo dal committente. Turni massacranti e sfruttamento della manodopera, in particolare di quella migrante, sono ormai la prassi – ha commentato il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco –. Come è possibile che il committente e le ditte appaltatrici non si accorgano che ci sono decine e decine di lavoratori che fanno più di 12 ore al giorno? I settimanali di cantiere? I controlli degli accessi previsti dai protocolli di legalità? Quello che emerge – aggiunge – è un quadro sempre più preoccupante, che merita interventi urgenti a partire dal controllo effettivo degli accessi al cantiere connessi all’orario di lavoro e soprattutto da una selezione più qualificata di tutti gli operatori economici, sin dai subappalti. In questi momenti la tutela dei livelli occupazionali, il ripristino delle condizioni di sicurezza e il mantenimento del cronoprogramma dell’opera sono la priorità. Per il resto siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura”, conclude Di Franco.