PHOTO
"Cuba sarà la prossima. Sta fallendo e noi saremo lì per aiutarla". Ancora una volta il presidente statunitense Donald Trump manifesta la sua volontà di entrare a Cuba, dopo averla stretta in una morsa con il potenziamento dell’embargo che perdura da oltre 60 anni e che, privando l’isola dei rifornimenti energetici da altri Paesi, sta riducendo alla fame la popolazione.
Sempre a detta di Trump, sarebbe inoltre per sua gentile concessione se una petroliera russa, con a bordo 100 mila tonnellate di greggio, è arrivata a Cuba, la prima spedizione di petrolio negli ultimi tre mesi. L’intento del presidente è anche quello di fare in modo che la popolazione, finora resistente, ceda per disperazione agli Stati Uniti.
A Cuba non manca solamente il cibo, ma tutto ciò che è necessario per le cure dei pazienti nei centri medici, siano essi oncologici, dializzati, diabetici, quindi mancano anche le cure salva-vita. Non è possibile raccogliere le messi nei campi, spostarsi con mezzi pubblici o privati perché manca il carburante, raccogliere la spazzatura che nelle strade si sta accumulando con il rischio anche di epidemie.
Mancano i prodotti per l’igiene personale, la possibilità di attivare le pompe d’acqua. Vi sono i black out, che, soprattutto di notte, aumentano i rischi e i disagi per la popolazione. È nel tentativo di dare sostegno alla popolazione cubana ormai allo stremo che alla fine di marzo è partito dall’Italia un ramo del Nuestra America Convoy, organizzato dall’Aicec nell’ambito della campagna Let Cuba Breathe, per congiungersi poi con le imbarcazioni della Flotilla partite dal Messico e approdate all’Avana.
Noi ne abbiamo dato conto giornalmente durante tutte le tappe della spedizione grazie alle testimonianze inviateci dai sindacalisti di Cgil nazionale, Fiom Cgil e Fp Cgil, che insieme agli altri volontari hanno portato medicinali e beni di prima necessità a Cuba, visitando anche ospedali, scuole, strutture dell’isola e partecipando a incontri istituzionali.
Giorno 1
L’arrivo a Cuba
Le operazioni di scarico delle casse di medicinali e beni di prima necessità da parte dei volontari, il benvenuto dei cubani e quello delle istituzioni con i primi incontri.
Giorno 2
Gli ospedali
Le strutture mediche, all’avanguardia per cure e tecnologia, sono messe in ginocchio dall’embargo. Il desiderio dei volontari di ricambiare quanto fatto per l’Italia dai medici cubani durante la pandemia da Covid-19.
Giorno 3
Cuba non vuole perdere le sue eccellenze
La visita nel Centro di immunologia molecolare di Cuba e il progetto BioCubaCafé, un ponte tra l’Italia e Cuba, come viene definito, che vede impiegato il lavoro di tanti campesinos.
Giorno 4
La voce dei cubani
La testimonianza di Alois Arensybi Aruca, che lavora per Cuba Solar occupandosi della promozione delle energie rinnovabili e della tutela ambientale.
Giorno 5
L’isola al buio
Nel racconto dello svolgimento degli impegni anche l’esperienza traumatica del black out che ha interessato tutta Cuba quando il sole era ormai tramontato. La paura e la piena consapevolezza di quanto la popolazione sta vivendo.
Giorno 6
Un popolo sfiancato
La fornitura di elettricità viene lentamente ripristinata e la luce sembra come un faro sui cubani e sulla condizione estrema alla quale è costretta. Il racconto di un volontario.
Giorno 7
Si parla di lavoro
L’incontro all’Avana tra “European Convoy for Cuba”, in particolare i sindacalisti della Cgil italiana, e il sindacato dell'industria cubana, alla presenza della segretaria generale Yaquelin Banos Torres.
Giorno 8
Il Convoy lascia Cuba
Una giornata per gli ultimi appuntamenti e gli arrivederci alla popolazione e a tutti coloro che hanno accolto i volontari, mentre finalmente, con oltre un giorno di ritardo, approda all’Avana il primo veliero della Flotilla.


















