Quando una persona non autosufficiente viene ricoverata in una struttura con retta a carico del servizio pubblico, l’Inps sospende l’indennità di accompagnamento e riduce della metà l’assegno sociale. La regola vale però solo se il ricovero è davvero gratuito. Se la persona o la sua famiglia pagano di tasca propria cure indispensabili, il ricovero non è dunque gratuito e le prestazioni vanno pagate per intero. A stabilirlo è stata la Corte d’Appello dell’Aquila, Sezione Lavoro, con una sentenza pubblicata ad agosto 2026, su un caso seguito dal patronato Inca Cgil di Chieti.

Cosa è successo

La vicenda riguarda una donna abruzzese, affetta da Corea di Huntington, una grave malattia neurologica degenerativa. Dal 2005 percepiva l’indennità di accompagnamento e una pensione di inabilità, poi trasformata in assegno sociale. Nel maggio 2020 viene ricoverata in una Rsa della provincia di Chieti. La retta è a carico della Regione, ma alla famiglia viene chiesta una quota di 15 euro al giorno, circa 450 euro al mese. La somma serve soprattutto a coprire la nutrizione artificiale tramite PEG, una sonda che porta l’alimento direttamente nello stomaco (la malattia le impediva infatti di deglutire e mangiare normalmente). Il prodotto nutrizionale prescritto non era fornito dalla farmacia ospedaliera. Nonostante questo, l’Inps ha considerato il ricovero gratuito, ha sospeso l’accompagnamento e dimezzato l’assegno sociale. La donna si è rivolta all’Inca Cgil e nel 2022 ha chiesto il ripristino delle prestazioni. L’Inps però ha respinto la domanda. Nel febbraio 2024 la signora muore e il marito, suo erede, porta avanti la causa con l’assistenza dell’Inca di Chieti e dell’avvocato Fabio Giangiacomo.

Cosa hanno deciso i giudici

In primo grado, nel novembre 2024, il Tribunale di Vasto respinge il ricorso. Secondo il giudice la famiglia non aveva dimostrato che quel trattamento fosse davvero necessario e che dovesse per forza restare a suo carico. La Corte d’Appello ha però ribaltato la decisione. La stessa Inps, in un proprio messaggio del 2011, riconosce che un ricovero resta gratuito solo se il privato paga un contributo esclusivamente per avere un trattamento migliore di quello di base. La nutrizione tramite PEG non rientrava in questa ipotesi perché era, scrivono i giudici, un trattamento indispensabile per la sopravvivenza stessa della donna. La Corte ha aggiunto che la scelta del prodotto con cui alimentare una paziente è una decisione sanitaria e non un’opzione di maggior comfort.

Di conseguenza la sospensione dell’accompagnamento era illegittima. L’assegno sociale andava pagato per intero, perché la quota versata dalla famiglia superava la metà dell’assegno, soglia oltre la quale la legge esclude ogni riduzione. L’Inps è stato condannato a pagare all’erede tutti gli arretrati, con interessi o rivalutazione, e a rimborsare le spese legali di entrambi i gradi di giudizio. 

Marco Sgarbazzini, Collegio Medico Legale Inca: “Spero che questo possa essere un precedente per moltissimi altri casi simili”

marco sgarbazzini avvocato inca chieti
marco sgarbazzini avvocato inca chieti

Perché riguarda molte famiglie

Nelle Rsa la compartecipazione alle spese è frequente, e capita che la quota a carico delle famiglie copra cure che la persona non può evitare, oltre ai servizi accessori. La sentenza chiarisce che a contare è ciò che la famiglia effettivamente paga, e non l’etichetta di “ricovero a carico del pubblico”. Se la spesa serve a garantire un’assistenza essenziale, le prestazioni non possono essere sospese o ridotte.

Fabio Giangiacomo, consulente legale Inca: “Su temi che riguardano la non autosufficienza il consiglio è di farvi assistere dal patronato della Cgil”

giangiacomo consulente inca chieti
giangiacomo consulente inca chieti

Cosa fare se ti trovi in una situazione simile

Ogni situazione va esaminata singolarmente e questa sentenza non produce effetti automatici sugli altri casi. Se hai dubbi il consiglio è quello di rivolgersi a una sede Inca Cgil, dove operatori, medici e legali del patronato possono valutare il tuo caso e, se ci sono le condizioni, chiedere all’Inps il ripristino delle prestazioni e degli arretrati. (Trova la sede Inca più vicina a te).