Circa 500 lavoratori coinvolti nelle procedure di cassa integrazione e numerosi cantieri dell'Alta velocità e alta capacità parzialmente fermi. È la situazione denunciata dalla Fillea Cgil dopo la sospensione delle attività in diverse opere ferroviarie. Nell'incontro svolto ieri presso Rfi Spa, richiesto dalle organizzazioni sindacali edili, il committente ha dichiarato di non essere a conoscenza di tutte le procedure di Cig avviate, comunicando di aver ordinato la ripresa immediata dei lavori e assicurando che quanto accaduto non inciderà sui cronoprogrammi previsti.

Nei giorni scorsi, le società consortili incaricate della realizzazione delle tratte Av/Ac, nelle quali WeBuild è socio di maggioranza, avevano comunicato ad alcuni affidatari e subappaltatori la sospensione delle attività. La decisione ha portato all'apertura di procedure di cassa integrazione. Per la Fillea resta ora da capire quando i lavori riprenderanno effettivamente e quali garanzie saranno offerte alle persone coinvolte.

"Il prezzo del contenzioso non può essere scaricato sulle spalle di chi lavora – spiega il segretario generale della Fillea Cgil, Antonio Di Franco -. Siamo preoccupati per la continuità occupazionale di migliaia di addetti impiegati in opere distribuite su tutto il territorio nazionale, per il completamento di infrastrutture strategiche per il Paese. Bisogna portare a termine i lavori e anche capire qual è il ruolo dei veicoli pubblici nelle grandi aziende delle costruzioni. Tale questione non è più rimandabile: Cdp avalla offerte per acquisire altri veicoli industriali (Trevi) nel mentre si riducono i perimetri esistenti impattando su migliaia di posti di lavoro. Qualcuno ci spiega cosa sta succedendo? E soprattutto, il Governo vuole che queste infrastrutture, fondamentali per il Paese, vengano completate?".

Il ruolo pubblico nelle grandi aziende

La vertenza, sottolinea la Fillea, non riguarda soltanto la ripresa delle attività nei cantieri, ma anche le scelte industriali e il ruolo dei soggetti pubblici nel settore delle costruzioni. Di Franco richiama in particolare la contraddizione tra le iniziative per acquisire nuovi veicoli industriali e la riduzione dei perimetri aziendali esistenti, con conseguenze sull'occupazione. Il sindacato chiede al Governo di chiarire quale strategia intenda perseguire per garantire il completamento delle infrastrutture strategiche e la continuità occupazionale.

Dopo il Pnrr, i problemi irrisolti degli appalti

Per la Fillea, quanto sta accadendo riporta al centro criticità strutturali del sistema degli appalti, dalla qualità dei progetti alla qualificazione delle imprese, fino al ruolo delle stazioni appaltanti e alla programmazione degli investimenti nel lungo periodo.

"La verità – continua Di Franco - è che dopo il Pnrr riaffiorano i vecchi problemi irrisolti che oggi meritano una corsia prioritaria: la qualità dei progetti, la qualificazione delle imprese, il ruolo delle stazioni appaltanti, quello della partecipazione dei veicoli pubblici nelle imprese delle costruzioni e la necessità di programmazione a lungo periodo. L’ultima revisione del Codice dei contratti aveva sbandierato, dietro il principio del cosiddetto ‘risultato’, una svolta risolutiva”.

Oggi invece ci troviamo di fronte ad un pericolosissimo collo di bottiglia: oltre 30 miliardi di c.d. riserve solo sul perimetro Rfi e Anas, varianti non finanziate, massimi ribassi mascherati sotto la formula “offerta economicamente più vantaggiosa”, nuovi fenomeni corruttivi, di caporalato e il caro materiali”. Serve innanzitutto “una volontà politica precisa che riconosca lo stato della situazione. Il secondo passo è invece una revisione organica del Codice dei contratti".