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Il reportage

La «grande paura» di Pomigliano d'Arco

Ivana Marrone e Marco Togna
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Difficoltà crescenti per i due player dell'aerospazio, Leonardo e Avio Aero, insediati nell'area industriale napoletana. Ferie solidali, pre-pensionamenti, cassa integrazione ed esodi incentivati: questi gli strumenti adottati finora per contenere la crisi. Le testimonianze, in bilico tra angoscia e speranza, dei delegati Fiom Cgil di tre diversi stabilimenti

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Il settore dell’aviazione civile è sviluppato principalmente nel Mezzogiorno. E Pomigliano d’Arco è uno dei suoi fulcri: nell’area industriale alle porte di Napoli hanno sede i due grandi player dell’aerospazio, Leonardo e Avio Aero. Due aziende in ottima salute fino all’inizio del 2020: la pandemia, con il sostanziale stop del trasporto aereo e il conseguente brusco calo sia degli ordini sia della richiesta di servizi di manutenzione, sta provocando una crisi che appare ormai strutturale.

In una prima fase Leonardo ha reagito organizzando fermate produttive mediante strumenti come le “ferie solidali” o i corsi di formazione, come spiegano i delegati Fiom Cgil Francesco Esposito di Pomigliano d’Arco e Giovanni Maione dello stabilimento di Nola. Ma ora ha confermato le azioni annunciate di accompagnamento alla pensione per circa 500 lavoratori della Divisione Aerostrutture e la ridistribuzione di ulteriori 500 addetti in altre Divisioni produttive.

La Avio Aero, come ricorda il delegato Fiom Cgil Vincenzo Manfredonia, per contenere la crisi ha avviato un mix di azioni, che vanno dalla mancata riconferma dei contratti di circa 200 interinali all’uscita (mediante esodo incentivato) di una settantina di dipendenti, dall’avvio della cassa integrazione a rotazione alla soppressione delle flessibilità degli orari.