C’è un dolore che spesso non trova uno spazio, una perdita che raramente viene compresa. È quella che vivi quando perdi un figlio durante la gravidanza o nei primi giorni di vita. Oggi è la Giornata Mondiale della Consapevolezza sul lutto perinatale, ovvero il lutto di chi si ritrova a fare i conti con la morte di un bambino ancora nella pancia o nato da poco.

Proprio in questa occasione, è giusto chiedere rispetto e cura per tutte le donne che attraversano questa esperienza in una solitudine assordante. Donne a cui viene detto che “di figli ne verranno altri”, che “la natura ha fatto il suo corso”, che “è stato meglio così”. Donne costrette a stare nella stessa stanza con altre che stanno per partorire, o stringono tra le braccia il loro piccolo appena venuto al mondo. O che devono subire la crudeltà di sentire il battito proveniente dai monitoraggi dei tracciati di altre donne al nono mese, mentre stanno confermando con un’ecografia che il battito del loro feto non ci sia più.

Nel 2026, ci chiediamo perché dobbiamo ancora essere sottoposte a brutalità di questo genere, perché non si riescano a trovare altri luoghi, altri modi e altri percorsi per accompagnare chi vive la drammatica esperienza di un aborto spontaneo, o la morte di un figlio appena nato. Non siamo scatole da riempire o da svuotare. Siamo esseri umani. E pretendiamo rispetto.

L’incidenza di morte in utero, aborto spontaneo e morte perinatale in ogni paese del mondo è di gran lunga superiore a quanto comunemente si pensi. Secondo i dati dell’associazione Ciao Lapo onlus, che da quasi 20 anni in Italia si occupa di lutto perinatale, ogni anno nel mondo 5 milioni di bambini muoiono durante il terzo trimestre di gravidanza e nei primi mesi di vita. E sono almeno cinque volte tanto le perdite del secondo trimestre e dieci volte tanto quelle del primo trimestre

In Italia, il lutto prenatale riguarda una donna in gravidanza su sei. Tantissime sono le gravidanze che si interrompono nella parte terminale: si stima che ogni giorno muoiano nove bambini “praticamente già nati”, come spesso si definiscono i bimbi a termine di gravidanza. A questi vanno aggiunti quelli delle gravidanze che si fermano nella parte iniziale, i neonati che muoiono durante il parto e i bimbi che vengono a mancare entro un mese dal parto.