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La firma

Padova, storica intesa cui partecipa anche la Cgil: nasce il Competence Center più grande d'Italia

Foto: Xresch (da Pixabay)
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In prima fila il sindacato. “Questo – sottolinea il segretario della Cgil Aldo Marturano – cambia tutto: i lavoratori non sono semplici esecutori di un piano calato dall'alto ma al contrario ne diventano i protagonisti e partecipi, cioè assumono delle competenze senza le quali non è possibile nessuna trasformazione tecnologica, innovativa ed ecologica"

Nasce a Padova il Competence Center più grande d'Italia: firmato il 13 luglio il Protocollo d'Intesa che coinvolge tutti i soggetti istituzionali ed economici della città. A darne notizia è la Cgil provinciale con un comunicato.

Per Aldo Marturano, segretario generale della Camera del Lavoro, “con questo atto parte concretamente il disegno della città e della provincia del futuro. Noi ci siamo non per piantare una bandierina ma perché vogliamo incidere nei processi di trasformazione tecnologica, innovazione digitale e transizione ecologica che saranno possibili solo se coinvolgeranno il mondo del lavoro”.

“Un percorso per un progetto iniziato ben prima della pandemia ma che ora, anche grazie ad essa e ai fondi europei previsti dal Pnrr, ha notevoli possibilità di riuscita. Noi ci crediamo”

"Fare sistema, fare Rete, perché ormai lo hanno capito tutti: da soli non si va da nessuna parte. E per una volta dalle parole si è passati agli atti concreti, alle carte firmate come il Protocollo d'Intesa siglato tra SMACT Competence Center e tutti i principali soggetti istituzionali ed economici della città di Padova: Comune, Provincia, Camera di Commercio, Università, associazioni di categoria e sindacati confederali, cioè Cgil Cisl e Uil di Padova". Così la nota sindacale che commenta la notizia.

“Chi mi conosce – dice Aldo Marturano, segretario della Cgil di Padova – sa che la prudenza è sempre stata nella mia indole ma oggi non esito a dire che, in prospettiva, con la firma di questo Protocollo, questa data potrebbe rivelarsi storica per la nostra città e provincia e, speriamo, non solo”.

“Un percorso – prosegue Aldo Marturano – iniziato nel 2016 con il bando del Mise “Industria 4.0” su cui, insieme a Cisl e Uil, decidemmo di incontrare nell’estate del 2019, l’Università di Padova, nella figura del Professor Dughiero (che è anche presidente del consiglio di gestione del Competence Center) e con il quale ci trovammo subito d'accordo su un dato di fatto: il rischio che se non vengono coinvolti i lavoratori, tutto questo rimane una bella idea ma niente di più. Devo dire che abbiamo trovato ascolto ai nostri ragionamenti per cui siamo andati ad esporli a tutti gli altri soggetti coinvolti a partire dalle nostre controparti, cioè le associazioni datoriali. E anche lì, quando gli abbiamo detto che questo tratto di strada andava fatto insieme altrimenti non funzionava, abbiamo riscontrato attenzione. E così, naturalmente passando anche attraverso un profondo confronto con le Istituzioni, Comune di Padova, Camera di Commercio e Provincia, siamo giunti alla firma di oggi”.

“Ma non è stato certo semplice – continua il segretario della Cgil – con la pandemia di mezzo che però, va riconosciuto, ha dato ulteriore impulso al progetto e a ciò che può significare se pensiamo che nei primi due capitoli del Pnrr, cioè quelli riguardanti l’innovazione digitale e la transizione ecologica, sono destinati ben 110 miliardi di euro, cioè proprio diretti nelle materie di cui si dovrà occupare il Competence Center. Molto semplicemente, finalmente la ricerca si potrà incontrare con il mondo dell'impresa del territorio, esclusivamente piccola o piccolissima impresa, e dargli gli strumenti e le competenze per poter affrontare il mercato globale e avviare un vero processo di ristrutturazione in termini di innovazione, di prodotti o processi o di realizzazione di nuovi. Il tutto pensato proprio per andare incontro alle imprese, ma intese in senso lato cioè anche come mondo costituito da lavoratrici e lavoratori, da formare e a cui dare le competenze necessarie affinché questa trasformazione tecnologica, digitale ed ecologica sia veramente reale. E qui entra in gioco il ruolo delle organizzazioni sindacali nell’affrontare nuove sfide proiettate verso un futuro che è già presente”

“Questo – sottolinea Marturano – cambia tutto: i lavoratori non sono semplici esecutori di un piano calato dall'alto ma al contrario ne diventano i protagonisti e partecipi, cioè assumono delle competenze senza le quali non è possibile nessuna trasformazione tecnologica, innovativa ed ecologica in nessuna impresa né privata né pubblica del territorio a prescindere dalla sua dimensione. E questo significa cominciare a ragionare finalmente diversamente intorno a certe questioni come, per esempio, la flessibilità che finalmente potrà venire intesa non come un fattore equivalente a minori costi e che spesso il lavoratore, soprattutto la lavoratrice subisce, ma al contrario, un fattore a vantaggio della lavoratrice o lavoratore, proprio grazie alle vitali e fondamentali competenze acquisite”.

“Il Protocollo – conclude Aldo Marturano – segue i nostri obiettivi che sono: 1) far diventare questo un processo culturale che ci consenta di affrontare il cambiamento come sistema e non ciascuno per proprio conto. 2) Avviare un concreto processo di trasformazione verso un nuovo modello produttivo, economico, occupazionale e sociale. 3) Superare i limiti strutturali del nostro sistema produttivo che sono: A) la dimensione d’impresa, favorendo quindi l’aggregazione e B) la competizione che finora si è basata sui bassi costi a partire da quelli del lavoro e quindi andare verso una specializzazione di qualità. Infine, 4) La trasformazione del mondo del lavoro sapendo guardare al futuro non subendo l’innovazione ma governandola. Del resto, dopo la pandemia avevamo due vie: o continuare come prima, andando incontro, opinione comune, a disastro totale o reagire e far diventare Padova un cantiere dell’innovazione. Io, come dice il Sindaco Giordani, non credo che tutto ciò accada per caso a Padova. Siamo da sempre una città che ha dei numeri particolari, in grado di sorprendere e diventare laboratorio nazionale. Noi, come Cgil, ci crediamo e ci impegneremo affinché questo progetto riesca. Per il bene della città e provincia dei suoi abitanti, in massima parte lavoratrici e lavoratori”