“Leader di governo sono diventati la cassa di risonanza delle forme d’intolleranza che, attraverso il linguaggio, poi si traducono fatalmente anche in atti violenti e di discriminazione. Come ci si è arrivati? Il lungo processo è iniziato probabilmente alla fine della Guerra fredda, quando le frontiere si sono aperte e il mondo è diventato di tutti”. Così Nadia Urbinati, docente di Scienze politiche alla Columbia university di New York, oggi ai microfoni di RadioArticolo1.

 

Fin dalla sua fondazione, con il Trattato di Roma del 1957, l’Europa ha cercato di garantire i diritti a tutti i cittadini. "Ora si trova ad essere il punto di riferimento per gli immigrati, anche se questo ha reso le nostre democrazie più nazionaliste - oggi si dice sovraniste – e si è creato un maggioritarismo intollerante, che ha della democrazia solo l’aspetto del potere della maggioranza, ma non ha più, o ne ha sempre meno, quello della difesa dei diritti per tutti. Quindi, noi siamo adesso a un crocevia che può sfociare in sistemi autoritari; in tutto questo, gli emigrati sono un pretesto, perchè rappresentano solo il 7,5% in media dei residenti, con punte del 14 in Germania e appena del 7 in Italia. Il problema è ingigantito dalla propaganda di leader come Trump, Salvini o Orban”, ha affermato la politologa.

“Nei primi dodici articoli della Costituzione ci sono i valori cardine e fondanti della nostra democrazia, che però sembrano spariti non solo dalla discussione pubblica, ma anche dal sentire comune. La responsabilità è dei partiti politici e delle associazioni politico, culturali e sociali della società civile, che hanno perso in qualche modo la bussola di quelle che sono le ragioni per cui noi siamo una democrazia e non una dittatura. Ma la responsabilità maggiore è di chi opera all’interno delle istituzioni, perché in questi anni abbiamo assistito - e Salvini non è il primo – a un uso esplicito di portare avanti progetti di parte: penso al tentativo di riforma elettorale e di riforma costituzionale dei precedenti governi”, ha sostenuto Urbinati.

Nell’attuale regressione democratica, hanno contato molto la crisi terribile iniziata dieci anni fa, fatta di poco lavoro, nuove povertà, ma soprattutto di aumento enorme delle diseguaglianze. "Noi sappiano che la condizione economica e quella politica devono marciare assieme, soprattutto quando è difficile, perché senza una condizione di libertà civile e politica la condizione economica peggiora. E abbiamo bisogno di esprimere il disagio, che va raccolto per avere le possibilità di mutare le condizioni e di fare qualcosa per superare le difficoltà”, ha aggiunto la docente.

La democrazia italiana, nata dalla Resistenza e dalla Costituzione, si radicò sui partiti di massa. "Oggi siamo arrivati al fatto che governa il Paese un partito che ha teorizzato la volontà di non essere un partito e contemporaneamente ha proclamato l’inutilità dei corpi intermedi. E paradossalmente ci ritroviamo, come nell’Ottocento quando i partiti erano espressione di notabilati locali col 6% di diritto al voto, con un partito che è solo in Parlamento, perché fuori non ha un’espressione organizzativa come partito. Quindi, chi governa attualmente sono partiti ancora più gerarchici, ancora più accentratori, ancora più verticistici di quanto non lo erano i partiti di massa. Per cui, ci ritroviamo con un governo che è una cassa di risonanza dell’opinione pubblica, dei veri e propri partiti cartello, nonostante affermino l’uno, la Lega, di essere radicato sul territorio, e l’altro, il M5S, di essere un non partito”, ha rilevato Urbinati.

“Le aggressioni razziste di questi giorni, che hanno portato alla morte di un immigrato di origine marocchina, c’impongono di ripartire da Salvini, perché lui è un mandante morale ed è moralmente responsabile di queste tragiche situazioni, in quanto ogni giorno, in forma diretta, dichiara che la delinquenza viene dagli immigrati. Ciò giustifica addirittura il voler introdurre perfino la facilità di armarsi, mentre è proprio Salvini la causa della nostra più grande insicurezza, poiché ha radicalizzato così tanto le opposizioni che rende sempre più possibile una condizione violenta e di disagio. La seconda cosa è che noi dobbiamo cercare in tutti i momenti della nostra vita di esprimere il nostro dissenso da tale politica; ciò che manca nel Paese è un’idea di opposizione forte, anche di disobbedienza civile, se si tratta di normative considerate contrarie ai princìpi della nostra coscienza, che sono poi quelli di rispetto della vita umana. I cittadini che contestano la politica del governo devono comunicare con petizioni ai loro parlamentari, con lettere a giornali, radio e televisioni, Questo è molto importante, perché l’impressione che si ha attualmente è di un grandissimo feeling tra governo e cittadini, alimentato dai media. Ed è da qui che bisogna ricominciare, con una cittadinanza attiva nella critica”, ha concluso la politologa.

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