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Il reportage

Fallimenti e sprechi: la storia di Air Italy

Foto: Simona Caleo
Roberto Greco
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Lavoratori e delegati Filt ricostruiscono la lunga vicenda della compagnia aerea (ex Meridiana) che in febbraio ha cessato le operazioni di volo, lasciando senza prospettive i suoi 1.453 dipendenti

Una lunga storia alle spalle. Dai fasti dell’Aga Khan con Alisarda alla lunga gestione di Meridiana, al passaggio a Qatar, per finire nella polvere della messa in liquidazione a metà febbraio scorso. Le vicende di Air Italy, compagnia aerea fra le più vecchie d’Europa con 54 anni di attività accumulati, sia pure attraverso svariate gestioni, si sono arenate con il fallimento del gruppo, che ha gettato nello sconforto i 1.453 dipendenti. Complice, poi, la susseguente pandemia da coronavirus, tutto è fermo da tre mesi.

“Da tempo avevamo sentore che le cose non andassero bene, ma non pensavamo di finire così”, afferma l’addetta alla manutenzione degli aeromobili Giorgia Palanghi (Rsa Filt Cgil personale di terra): “Due anni fa ci hanno trasferiti tutti a Milano Malpensa, dismettendo Olbia, che faceva parte da sempre del core business aziendale. Siamo rimasti interdetti, non ne capivamo la motivazione. Poi, quando abbiamo visto che non arrivavano più nuovi aerei e che i nostri equipaggi volavano al massimo venti ore al mese e veniva dato tutto in leasing a compagnie bulgare e greche, abbiamo intuito il tracollo”.

Per il comandante Giancarlo Spoletini (Rsa Filt piloti), negli ultimi tempi “si è assistito a uno spreco enorme di risorse: manutenzione pagata tre volte i prezzi di mercato, cene di rappresentanza da 200 mila euro a botta per pubblicizzare nuove rotte - vedi i collegamenti con l’India e Bangkok - avviate e poi cancellate due mesi dopo. Insomma, uno sfacelo, che ha contribuito al dissesto economico dell’azienda”.

L’assistente di volo Andrea Pacia (Rsa Filt), da parte propria evidenzia che “prendere in leasing aerei da compagnie sconosciute a prezzi astronomici è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In poco tempo abbiamo abbassato la qualità del servizio, fiore all’occhiello di ogni compagnia aerea, che pure vantava livelli di eccellenza”.

La vicenda di Air Italy ha toni davvero surreali, ed è emblematica di tutto il trasporto aereo in Italia. “Una storia costellata di ripetuti fallimenti di aziende, malgrado i milioni di turisti provenienti ogni anno da tutto il mondo nel nostro Paese”, argomenta l’ispettore di magazzino Gaspare Dell’Aira. “Al di là dei singoli errori gestionali, che pure ci sono stati anche in Air Italy, e a parte l’attività di chartering, il settore è in crisi e non si fanno più utili da tempo”, prosegue: “C’è una mancanza di visione e di strategia da parte dell’attuale management. Abbiamo spalancato le porte alle compagnie low cost, che hanno solo speculato sfruttando il personale con contratti capestro, facendo dumping”.

Il problema dei contratti diseguali è molto sentito fra i lavoratori. “Al di là della fisiologica disparità di trattamento – riprende Palanghi – fra personale di volo e lavoratori di terra, il mio contratto, di natura aziendale, è bruttissimo: è fermo dal 2008 e risale ai tempi di Eurofly, poi assorbita da Meridiana, con un potere d’acquisto così basso che è fuori da quelli riconosciuti da Assaereo (l’Associazione nazionale dei vettori e operatori del trasporto aereo, ndr). 

Il sindacato si è molto battuto contro il dumping salariale, spiega Ivan Biasiotti, coordinatore Filt Cgil Lombardia del personale navigante di cabina. “I provvedimenti contenuti nel ‘decreto rilancio’ del governo ci danno ragione, perché d’ora in poi, per la prima volta, le compagnie dovranno applicare a tutti i dipendenti trattamenti minimi salariali non inferiori a quelli stabiliti dal contratto collettivo nazionale del trasporto aereo. Chi non lo farà, sarà tacciato di concorrenza sleale”, aggiunge l’esponente sindacale, rilevando che per i lavoratori “è una grande vittoria, oltre che un duro colpo a tutte quelle low cost che per oltre vent’anni non hanno mai riconosciuto il ccnl, ricorrendo sempre a scritture private con accordi con associazioni professionali”.

E adesso, da quali prospettive si potrà ripartire? “L’azienda ha chiesto un incontro al ministero dello Sviluppo economico per l’accesso alla cassa integrazione, che per le società liquidate è fino a un massimo di dieci mesi”, risponde l’assistente di volo Pacia: “Il problema non sono tanto gli ammortizzatori sociali, sia pure necessari, quanto la possibilità di tornare a lavorare. E qui lo scenario non è positivo. Al di là del Covid-19, per molte figure professionali, considerando anche l’età media superiore ai 50 anni, sarà difficile la ricollocazione”.

Da un lato, l’addetta alla manutenzione Palanghi ricorda che “i nostri tecnici sono sempre stati molto quotati sul mercato: circa 300 addetti considerati risorse strategiche, per il momento però sprecate, causa il blocco delle attività”. Dall’altro, l’ispettore di magazzino Dell’Aira spera “di essere assorbiti nella nuova newco, che può rilevare rami d’azienda in liquidazione. È l’unica opzione che riusciamo a intravvedere, ma non per tutti. Il personale amministrativo non avrà un futuro e sarà considerato fra gli esuberi".

A tirare le fila di questa indagine sul campo del destino di Air Italy è Ivan Biasiotti. “Dobbiamo trovare la soluzione migliore in modo che nessuno resti senza lavoro, soprattutto in un momento d’impasse come questo”, conclude il coordinatore Filt Cgil Lombardia del personale navigante di cabina: “Non sarà impresa facile, anche perché tutto dipenderà dal nuovo piano industriale, da quanti aeromobili ci saranno a disposizione. L’incontro al ministero dello Sviluppo economico, che presumibilmente si terrà i primi di giugno, potrà e dovrà essere chiarificatore”.