Lo Stato ha il dovere, attraverso il nostro servizio sanitario nazionale, e nel rispetto della Carta costituzionale, di garantire la tutela della salute di tutte le cittadine e tutti i cittadini, ovunque, senza discriminazione alcuna e senza disuguaglianze territoriali.

Gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione riguardano anche la salute mentale che rappresenta, nel nostro Paese, la cenerentola del sistema sanitario.

È per rivendicare con forza il diritto alla salute mentale che l’Unione nazionale delle associazioni per la salute mentale (costituite da familiari e utenti dei servizi di salute mentale), ha promosso insieme alla Cgil e alle tante organizzazioni della società civile, la manifestazione “La Via Maestra. Insieme per la Costituzione”.

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Riteniamo che non sia più ulteriormente tollerabile lo stato di abbandono in cui versano la gran parte dei servizi territoriali di salute mentale, così come non è ulteriormente tollerabile che nella maggior parte dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura si pratichino la contenzione fisica e farmacologica e si tengano le porte chiuse. 

Chi vive la condizione di un disturbo mentale ha il diritto di ricevere cure tempestive e appropriate nel proprio territorio di appartenenza, in centri di salute mentale di comunità aperti 24 ore al giorno tutti i giorni dell’anno, con un ben definito bacino di utenza territoriale e orientati a percorsi di ripresa e di guarigione possibile.

I centri di salute mentale culturalmente, orientati ai valori e ai principi della legge di riforma psichiatrica n. 180, devono abbandonare qualunque pratica impositiva e coercitiva. Con percorsi personalizzati e condivisi rispettosi dei diritti e della dignità umana. Percorsi di cura e di ripresa orientati alla restituzione dei diritti di cittadinanza, con la piena integrazione nel tessuto sociale comunitario (la casa, il lavoro, l’istruzione, la formazione, le relazioni sociali e affettive). Percorsi di ripresa monitorati e verificati negli esiti.

Lo stato di criticità in cui versano attualmente la gran parte dei servizi di salute mentale, con scarse risorse di personale e assenza di figure professionali determinanti per i percorsi di ripresa, assenti o insufficienti risorse finanziarie, povertà numerica o inadeguatezza anche strutturale, non adeguata distribuzione sul territorio, generano cronicizzazione con danni rilevanti alle persone che i servizi utilizzano. Oltre a sentimenti di sfiducia e rassegnazione.

Vi sono anche luoghi, contesti e condizioni sociali che generano sofferenza mentale e rischio di sviluppare disturbi mentali severi. Ci riferiamo alla guerra, alla povertà, alla privazione del lavoro, alle case insalubri, ai quartieri ghetto, alla detenzione nelle carceri di persone che già vivono una condizione di sofferenza mentale incompatibile con la carcerazione, alla mancanza di intervento immediato nelle situazioni a rischio, ai respingimenti in mare e ai centri governativi per immigrati richiedenti asilo. Situazioni e luoghi che generano sofferenza, esclusione, emarginazione che non possono coesistere in un Paese civile.

La mobilitazione è quindi indispensabile al fine di sollecitare il governo e le Regioni a mettere mano con ogni urgenza alla questione salute mentale e alla questione dei diritti umani violati, attraverso straordinari interventi finanziari e chiari indirizzi politici culturalmente orientati al rispetto della nostra Carta costituzionale.

Gisella Trincas è presidente Unasam