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Salute e sicurezza

La regola non cambia, 3 morti al giorno sul lavoro

Foto: Marco Merlini
Giorgio Sbordoni
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Oggi la 70° Giornata Anmil per le vittime del lavoro. I dati dell'Inail parlano chiaro: erano 823 le vittime al 31 agosto. 322mila gli infortuni, 28mila le denunce di malattie professionali

La chiave di lettura resta la regola del 3. Per chi si occupa di salute e sicurezza basta questo a decrittare anche gli ultimi dati Inail. Per chi non se ne occupa (ma dovrebbe, perché ci riguarda tutti), sarebbe ora di impararla. Sono tre le persone che ogni giorno nel nostro Paese muoiono nello svolgimento del proprio lavoro. In realtà la media è anche più alta, se contiamo che il 31 agosto è il 244esimo giorno dell’anno e le vittime, allora, erano 823. Il risultato della semplice divisione farebbe 3,37.

In questo quadro oggi si celebra in Italia la 70° Giornata Anmil per le vittime del lavoro. Come ogni anno, l’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro ha organizzato, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, una giornata di eventi per accendere i riflettori sulla strage quotidiana.

Il contesto e i numeri sono quelli tipici di una guerra. Che nessuno, però, sembra voler combattere. Non si spiega altrimenti l’inerzia con cui i lutti continuino senza che chi ne avrebbe il potere faccia niente per fermarli. Spesso i datori risparmiano su salute e sicurezza. Quasi sempre ministri e parlamentari dispensano parole di circostanza, nel migliore dei casi aprono tavoli dedicati al tema, ma, al dunque, le risorse che servirebbero per rendere efficaci le leggi, che pure ci sono, finiscono sempre da qualche altra parte. Ci si indigna – ormai sempre più spesso solo nei casi di incidente mortale con più vittime, quando il fatto di cronaca assume dimensioni a tal punto drammatiche da smuovere la coscienza dell’opinione pubblica –. Ma poi tutto torna nel silenzio.

E intanto gli ispettori che dovrebbero vigilare sul rispetto delle regole sono sempre di meno e hanno a disposizione sempre meno mezzi.

Nei cantieri, nelle fabbriche, nei lavori di manutenzione, in agricoltura, ovunque spesso le norme sono calpestate, si chiudono gli occhi e ci si lavano le mani. Si volta altrove lo sguardo. Il lavoratore, costretto dalla crisi ad accettare tutto, resta solo. Le battaglie dei sindacati vanno avanti in solitaria e i problemi che sollevano restano inascoltati. Ma poi trovano puntualmente riscontro nella cronaca di tutti i giorni.

E così i morti al 31 agosto sono 823. Gli infortuni, 322mila. Le malattie professionali, quasi 28mila. Senza che si voglia trovare una soluzione.

Se ne parlerà oggi, in tante iniziative locali. Per quella che il presidente Anmil, Zoello Forni, definisce “un'importante occasione per riflettere e programmare le azioni più efficaci da intraprendere per contrastare gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. Questa lotta agli incidenti si vince solo operando tutti con un medesimo obiettivo: il rispetto della salute e della vita dei lavoratori”.

Peccato che l’esperienza ci ha insegnato che domani i riflettori torneranno a spegnersi. Fino alla prossima strage.