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Italia 1943

La lunga strada verso la libertà

Foto: Patria Indipendente
Ilaria Romeo
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All'indomani dell'armistizio i diversi partiti dell'antifascismo storico formano il Comitato di liberazione nazionale che, nei successivi due anni, lotterà per sconfiggere definitivamente nazismo e fascismo

Il Comitato di liberazione nazionale (Cln) nasce il 9 settembre 1943 a Roma e unisce in un unico organismo i diversi partiti dell’antifascismo storico, ognuno con un proprio rappresentante. Sotto la presidenza del socialista Ivanoe Bonomi ci sono gli esponenti del Partito comunista Mauro Scoccimarro e Giorgio Amendola, del Partito socialista italiano di unità proletaria Pietro Nenni e Giuseppe Romita, del Partito d’azione Ugo La Malfa e Sergio Fenoaltea, della Democrazia cristiana Alcide De Gasperi, della Democrazia del lavoro Meuccio Ruini e del Partito liberale Alessandro Casati. Il Comitato fungerà da “direzione politica” della lotta di liberazione. “Nel momento in cui il nazismo tenta di restaurare in Roma e in Italia il suo alleato fascista - si legge nel suo primo documento d’azione -  i partiti antifascisti si costituiscono in Comitato di liberazione nazionale, per chiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza per riconquistare all’Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni”.

Sei mesi più tardi, il 3 marzo 1944 viene diramata un’informativa ai Comitati regionali dell’Italia settentrionale e a quello della Toscana: “Vi comunichiamo - vi si legge - che su delega del Comitato centrale di liberazione, si è costituito il 7 febbraio 1944 il Comitato di liberazione nazionale per l’Alta Italia - “Verso il governo del popolo” - composto dai rappresentanti designati dalle direzioni dei cinque partiti aderenti”. Precisa Patria indipendente, periodico dell’Anpi: “Solo dopo il gennaio 1944, il Cln di Milano diviene organo di rappresentanza ufficiale dei partiti e, su delega del Cln centrale, assume il ruolo di “governo straordinario del nord”, con una struttura definitivamente partitica. La lettera del 31 gennaio 1944, costituisce l’atto di delega con cui il Comitato centrale di liberazione nazionale (Ccln ) definisce le attribuzioni del Cln di Milano, in base all’ordine del giorno del 16 ottobre 1943: «Del nuovo governo democratico quando sarà costituito voi dovete considerarvi, in territorio occupato, i rappresentanti. Fin da ora voi dovete agire come il centro dirigente e organizzativo di tutto il movimento nazionale delle vostre regioni. Spetta al vostro Comitato di coordinare e dirigere in tutta l’Italia occupata a mezzo di apposita giunta e secondo i principi che regolano l’attività della nostra giunta militare, fissati nello statuto approvato il 9 gennaio corrente, tutto il movimento dei volontari per la libertà in modo da renderlo sempre meglio organizzato, compatto, disciplinato e di aumentare l’effettiva capacità bellica (…) Sorga e agisca sotto la vostra direzione, in ogni centro di vita e di lavoro un Comitato di liberazione per trascinare alla lotta tutti gli italiani»”.

Alle 8 del mattino del 25 aprile 1945, via radio, il Clnai presieduto da Alfredo Pizzoni, Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani proclama l’insurrezione generale in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo volontari della libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa prima dell’arrivo delle truppe alleate, come preannunciato nell’ultimatum del 19 aprile 1945. Il proclama diffuso via radio da Sandro Pertini si conclude con le parole: “Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e a Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire.” Parallelamente il Clnai emana dei decreti legislativi per assumere il potere “in nome del popolo italiano e quale delegato del governo italiano”, stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti incluso Benito Mussolini.

Alle 3 e 40 di domenica 29 aprile 1945 il cadavere di Benito Mussolini raggiunge Piazzale Loreto, una meta né casuale né improvvisata, ma meditata per il suo valore simbolico. Qui il duce viene scaricato a terra, proprio dove le vittime della rappresaglia nazifascista del 10 agosto 1944 erano state abbandonate in custodia ai militi fascisti della Legione Muti impedendo ai familiari di portarle via. In serata, il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia diramerà un comunicato in cui affermerà che “La fucilazione di Mussolini e complici, da esso ordinata, è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali è la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la Patria la premessa della rinascita e della ricostruzione. Il popolo italiano non potrebbe iniziare una vita libera e normale - che il fascismo per venti anni gli ha negato - se il Clnai non avesse tempestivamente dimostrato la sua ferrea decisione di saper fare suo un giudizio già pronunciato dalla storia. Solo a prezzo di questo taglio netto con un passato di vergogna e di delitti, il popolo italiano poteva avere l’assicurazione che il Clnai è deciso a proseguire con fermezza il rinnovamento democratico del Paese. Solo a questo prezzo la necessaria epurazione dei residui fascisti può e deve avvenire, con la conclusione della fase insurrezionale, nelle forme della più stretta legalità. Dell’esplosione di odio popolare che è trascesa in quest'unica occasione a eccessi comprensibili soltanto nel clima voluto e creato da Mussolini, il fascismo stesso è l’unico responsabile. Il Clnai , come ha saputo condurre l’insurrezione, mirabile per disciplina democratica, trasfondendo in tutti gli insorti il senso della responsabilità di questa grande ora storica, e come ha saputo fare, senza esitazioni, giustizia dei responsabili della rovina della Patria, intende che nella nuova epoca che si apre al libero popolo italiano, tali eccessi non abbiano più a ripetersi. Nulla potrebbe giustificarli nel nuovo clima di libertà e di stretta legalità democratica, che il Clnai è deciso a ristabilire, conclusa ormai la lotta insurrezionale”.