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23 ottobre

Lo spauracchio del lockdown

Carlo Ruggiero
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Guida sintetica alla lettura dei principali quotidiani italiani. Con uno sguardo particolare riservato al lavoro e al sindacato

Lo spauracchio di un nuovo lockdown nazionale a causa del Covid imperversa sulle prime pagine di tutti i quotidiani di oggi (23 ottobre). Il Corriere della sera apre con “Conte: siamo pronti a intervenire. ‘Situazione molto critica’. Una settimana per decidere se far uscire solo lavoratori e studenti”. La Repubblica sceglie “I dieci giorni della verità. È la frontiera di Conte: valutiamo gli effetti del coprifuoco prima di altre misure. L'ipotesi del semi-lockdown”; mentre il Messaggero scrive: “Le Regioni pronte a chiudere. I tamponi anche in farmacia”. La Stampa opta per: “Il governo: basta isteria da tamponi. Sileri: ‘Rischio contagio ai drive in’. Mille in terapia intensiva. In Piemonte il Covid corre più che in Lombardia”. Mentre per Libero “II Covid è implacabile. Rischio blocco totale. Le Regioni aumentano i divieti, si parla di Milano zona rossa”. Il Fatto quotidiano punta sull’istruzione: “Tutti all'assalto della scuola. Azzolina resiste, il Cts pure”; così come il Manifesto: “Cattiva condotta. Governo contro Lombardia e Campania su didattica a distanza e trasporti. La ministra Azzolina a Fontana e De Luca: ‘Trovate altre soluzioni, no alle scuole superiori tutte online’”. Il Sole 24 Ore, invece, esce dal seminato e punta sui rischi per il sistema del credito:  “Visco: la crisi colpirà anche le banche. Il Governatore: l'emergenza è uno shock che farà vittime tra qualche istituto estero”. 

Interviste 
Sempre sul Sole, ma a pagina 26, Isabella Bufacchi intervista il segretario di stato del ministero delle Finanze tedesco Werner Gatzer, sulle tre manovre varate da Berlino durante la Pandemia: “Il pacchetto di stimoli del governo tedesco ha l'obiettivo di contrastare gli effetti della crisi del coronavirus, in maniera veloce e decisa – si legge -, con queste priorità: proteggere la salute, salvaguardare i posti di lavoro e sostenere le imprese. In aggiunta, mira ad aumentare la fiducia dei consumatori e stabilizzare la domanda. In larga parte, abbiamo raggiunto questi obiettivi. Ora stiamo mettendo più enfasi sulla trasformazione dell'economia”. Nicola Saldutti del Corriere della sera, a pagina 33, pone invece delle domande a Luca Cordero di Montezemolo: “Non ci siamo. Non disconosco certo l'impegno del governo ma bisogna dirci la verità: il Covid è l'emergenza assoluta, ma non vorrei che diventi anche il paravento per non affrontare di petto con urgenza problemi economico sociali del Paese”. “So che è difficile – continua -, ma mi sarei aspettato interventi molto più drastici e meno confusi peri cittadini. Cosa si può fare o no, non è per niente chiaro. Oggi emerge un paese bloccato, che vive alla giornata, senza una visione.”. A pagina 3 della Stampa, poi, Paolo Russo intervista il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, che afferma: “Sicuramente in alcune aree del Paese (il virus ndr) corre molto più veloce della umana capacità di tracciamento. E lì siamo già passati da una strategia di contenimento a una di mitigazione del rischio con misure più stringenti. Ma prima di invocare lockdown nazionali, che sinceramente non vedo all'orizzonte, aspettiamo ancora 10-14 giorni per vedere l'effetto delle misure adottate da ordinanze regionali e Dpcm”.

Editoriali e commenti 
Avvenire, in prima pagina dà spazio al fondo di Alessandro Zaccuri sulla scuola. “Tra marzo e aprile, quando l'Italia è stata sconquassata dalla tempesta del coronavirus – scrive -, la scuola ha mostrato il suo volto migliore. Non senza accusare limiti e mostrare contraddizioni, lo sappiamo. Ma quella era un'emergenza, si faceva quello che si poteva. E si è fatto molto, da parte di tutti. Spesso si è fatto molto bene”. Ora “ritorna la soluzione della didattica a distanza anche se al momento, dati alla mano, le scuole non sono affatto luoghi di diffusione del contagio. Il problema, si dice, è prima e dopo le ore passate a scuola”, “detto nel modo più semplice, non ce lo possiamo permettere”.  A pagina 10 di Domani, poi,  Lorenzo Bini Smaghi ragiona sul Mes: “Le obiezioni tecniche all'utilizzo del Mes non stanno in piedi. I soldi non si creano dal nulla – si legge -. Per esaminarne rapidamente alcune, la tesi secondo cui le risorse perla sanità sarebbero già disponibili sul conto corrente di tesoreria non tiene conto del fatto che tali fondi non sono lì per caso, ma sono stati ottenuti attraverso l'emissione di titoli di stato sul mercato, sui quali si pagano interessi, più alti di quelli del Mes sanitario. Nemmeno la tesi per cui comunque ‘possiamo collocare i Btp a tassi negativi’ è rilevante, perché non si applica ai titoli a 10 anni, che è la scadenza dei prestiti del Mes sanitario”.

Sulla Repubblica, a pagina 43, Stefano Folli ragiona poi di equilibri istituzionali. “Conte agisce come ha sempre detto  -scrive -, facendo ricorso al suo lessico da avvocato: ‘rende edotto’ l'organismo legislativo. E dopo averlo reso edotto, tutto continua secondo il solito tran-tran in attesa della prossima comunicazione. Il gioco del cerino rispetto alle chiusure in atto o ipotizzate è tra il governo centrale e le Regioni: il Parlamento tende a essere uno spettatore più o meno passivo. Qui s'incontra il tema della ‘solidarietà nazionale’ o addirittura dell'unità complessiva della politica in funzione anti-Covid. Sono scenari che proprio l'incertezza e l'impaccio delle forze rendono realistici. Ma ci sono scarse probabilità che si realizzino in una qualsiasi variante”.

Lavoro, sindacato, welfare
Sui quotidiani di oggi trova risalto il dibattito in corso tra governo e sindacati sullo stop ai licenziamenti. Il  Sole24Ore se ne occupa a pagina 3. Giorgio Pogliotti scrive: “I sindacati chiedono di essere convocati dal premier Giuseppe Conte, dopo la mancata intesa sulla loro richiesta di collegare la proroga della nassa Covid al blocco dei licenziamenti nell'incontro proseguito mercoledì fino a tarda sera con i ministri dell'Economia e del Lavoro, rispettivamente Roberto Gualtieri e Nunzia Catalfo. E da Palazzo Chigi trapela l'intenzione di convocare a breve un tavolo”. Dello stesso argomento si occupa un pezzo a firma di Enrico Marro, a pagina 34 del Corsera: “La patata bollente del blocco dei licenziamenti potrebbe passare nelle mani di Giuseppe Conte. Il presidente del consiglio sta valutando la richiesta di Cgil, Cisl e Uil dopo il fallimento della trattativa, nella notte fra mercoledì e ieri, con i ministri dell'Economia e del Lavoro”. Sulla Stampa a pagina 17 si legge: “Fumata nera sul blocco dei licenziamenti I sindacati: adesso ci convochi Conte”.

Ampio spazio poi alla drammatica vertenza Whirlpool. Sul Sole se ne occupa Vera Viola a pagina 18: “Whirlpool, il vertice sul sito di Napoli non ferma la chiusura”, mentre il Messaggero a pagina 18 scrive: “Adesso l'unica speranza per i 400 lavoratori Whirlpool dello stabilimento napoletano è che il governo tiri fuori un coniglio dal cappello. Non un trucco, però, ma una vera magia. Perché solo così adesso quei lavoratori e quella fabbrica possono salvarsi dalla chiusura dell'azienda che ieri la multinazionale, durante l'atteso incontro al Mise, ha confermato: il 31 ottobre”. Di Whirlpool si parla, poi, anche a pagina 13 del Fatto: “Una decisione che stralcia l'accordo con governo e Regione Campania, siglato nell'ottobre 2018, che hanno messo adir posizione quasi 50 milioni di euro per continuare la produzione a Napoli, cui poi si sono aggiunti altri 100 milioni. Ma a settembre 2019 Whirlpool aveva già fatto sapere che lo stanziamento non avrebbe garantito la sopravvivenza”. Massimo Franchi del Manifesto ne scrive a pagina 6: “Le posizioni nel governo sono variegate. Se il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano, parla di scelta ‘estremamente grave e inaccettabile per il paese, un vulnus che mette in discussione la credibilità stessa dell'intero piano industriale’, il Mise con Patuanelli è costretto a ‘prendere atto’ della decisione di Whirlpool e prepara già le alternative industriali”. 

Spazio, sui giornali di oggi, anche alla firma del nuovo contratto Legno e arredo. Il Sole24ore ne dà notizia a pagina 14 con Cristina Casadei: “Sulla flessibilità la mediazione è stata trovata sulla quota del 45% di contratti flessibili. Le aziende potranno scegliere liberamente quali, tra tempo determinato e somministrazione, per una quota pari al 35%. Rimane invece l'accordo con le Rsu per la flessibilità di orario”.  Il Manifesto se ne occupa invece con un trafiletto a pagina 6: “L'aumento salariale medio è di 70 euro di cui 35 subito e 35 a gennaio, riconoscendo la produttività del settore, sempre avversata da Confindustria”.  

A pagina 37 della Repubblica, poi, Diego Longhin ci rende edotti che “La 500 elettrica sfida la crisi e rilancia Torino”, mentre a pagina 12 di Avvenire Luca Mazza e Nicola Pini danno ampio spazio all'aggiornamento dell'Osservatorio dell'Inps, da cui risulta che “le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nei primi sette mesi del 2020 sono state 2.919.000. Rispetto allo stesso periodo del 2019 la contrazione è stata molto forte (-38%) ‘per effetto dell'emergenza legata alla pandemia Covid-19 e delle conseguenti restrizioni (obbligo di chiusura delle attività non essenziali) nonché della più generale caduta della produzione e dei consumi’.

Davide Colombo e Marco Rogari del Sole24Ore scrivono poi di pensioni a pagina 3: “L'appuntamento con la nuova clausola anti-recessione per le pensioni - si legge - è destinato a essere rimandato almeno di un anno. I costi dell'intervento annunciato dalla ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, che al lordo degli effetti fiscali potrebbero arrivare fino a 2,5-3 miliardi nel 2023 (per poi salire negli anni successivi), e le valutazioni sul meccanismo di salvaguardia già in vigore dal 2015, che resterà ancora in funzione per il prossimo anno, hanno aperto una discussione tra i tecnici del Governo”.

Isidoro Trovato a pagina 5 del Corriere della Sera, invece, scrive dei contagi da covid sui posti di lavoro: “Il tema è quello di avere una normativa che metta in sicurezza i lavoratori senza usare i datori di lavoro come capri espiatori. Sì perché ora a rischiare non solo saranno f furbi o i negligenti ma anche gli imprenditori che abbiano diligentemente posto in essere tutte le misure necessarie per contrastare e contenere la diffusione del Covid-19 previste dal protocolli di sicurezza”.

Sul Messaggero, a pagina 17 si parla invece del rinnovo del contratto dei lavoratori pubblici: “Il governo chiude ad un aumento delle risorse ulteriore per il rinnovo del contratto degli statali. ‘In un contesto così difficile come l'attuale, gli ulteriori 400 milioni di euro reperiti in legge di Bilancio portano la dote complessiva per il rinnovo dei contratti pubblici a 3,8 miliardi a regime per le amministrazioni dello Stato e a 6,7 miliardi sull'intera Pubblica amministrazione’, ha fatto sapere il ministero della Funzione pubblica”. Fulvio Funi a pagina 10 di Avvenire rilancia infine un allarme  di medici e infermieri: “Nelle piante organiche degli ospedali e nei servizi sanitari sul territorio ne mancano circa il 30-40%. Con l'emergenza causata dalla pandemia, il sistema rischia il default. Nella manovra finanziaria approntata dal governo Conte sono previsti quattro miliardi che nel 2021 serviranno ad assumere, seppure a tempo determinato, 30mila tra camici bianchi e operatori della sanità. Ma nel frattempo, cosa succederà?”.

Da vedere su Collettiva, la video-testimonianza di una lavoratrice sulle ricadute delle decisioni della Regione Campania sulla scuola, e la video-scheda sul disagio abitativo, che la crisi pandemica ha accentuato.

L’agenda degli appuntamenti
Per il quadro completo di tutti gli appuntamenti Cgil, vedi l’agenda di Collettiva.it.