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Giornata mondiale contro l'omofobia

Dall'omocausto alla lotta contro l'odio, la lunga strada dei diritti

Foto: Marco Merlini
Ilaria Romeo
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Il 17 maggio 1990 l'Organizzazione mondiale della Sanità rimuove l'omosessualità dalla lista delle malattie mentali

li omosessuali sono stati il terzo gruppo, dopo ebrei, rom e sinti, a essere perseguitato, internato e ucciso nei campi di sterminio tedeschi. Il triangolo rosa era il simbolo di stoffa affibbiato sulla casacca degli internati nei campi di concentramento nazisti per omosessualità maschile, sulla base all’articolo 175 del Codice penale (il 26 ottobre 1936, Himmler costituirà, come parte della Polizia di Sicurezza, l’Ufficio centrale del Reich per la lotta contro l’aborto e l’omosessualità. A capo dell’ufficio sarà nominato Josef Meisinger).

Così come il nazismo, anche il fascismo perseguiterà gli omosessuali, pur non contenendo il codice penale Rocco una specifica normativa anti omosessuale. Nel progetto iniziale del Codice, in realtà, era previsto un articolo - il 528 - che puniva con la reclusione da uno a tre anni i colpevoli di relazioni omosessuali. Alla fine, però, “La Commissione ne propose ad unanimità e senza alcuna esitazione la soppressione per questi due fondamentali riflessi. La previsione di questo reato non è affatto necessaria perché per fortuna e orgoglio dell’Italia il vizio abominevole che ne darebbe vita non è così diffuso tra noi da giustificare l’intervento del legislatore, nei congrui casi può ricorrere l’applicazione delle più severe sanzioni relative ai diritti di violenza carnale, corruzione di minorenni o offesa al pudore, ma è noto che per gli abituali e i professionisti del vizio, per verità assai rari, e di impostazione assolutamente straniera, la Polizia provvede fin d’ora, con assai maggior efficacia, mediante l’applicazione immediata delle sue misure di sicurezza e detentive”. A far scattare la denuncia è sufficiente una delazione, la segnalazione di un vicino di casa, del portinaio, di un collega d’ufficio, del parroco. 

I metodi repressivi di cui si può trovare traccia negli archivi variano dal pestaggio all’uso delle classiche bottiglie d’olio di ricino, dal licenziamento se si lavora per un ente pubblico all’ammonizione (una specie di arresto domiciliare mitigato) sotto la sorveglianza costante della polizia, fino alla deportazione nelle isole o in remote località del Sud. Tutte forme di repressione che non passano attraverso il codice penale e perciò non entrano a fare parte di statistiche. Storie poco note a una società che spesso tendeva tristemente ad avallare, indolori per i più ma non ovviamente per chi ne era colpito.

In totale saranno oltre 20mila le pratiche di ammonizione nei confronti degli omosessuali, alcuni dei quali saranno anche confinati in isole del Mediterraneo - in particolare le Tremiti come detenuti politici, poi rimandati a casa come detenuti ‘comuni’ - o nelle miniere di Carbonia, in Sardegna, con lo stigma di asociali. Dalla fine del nazifascismo bisognerà attendere il 17 maggio 1990, perché l’omosessualità sia rimossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dalla lista delle malattie mentali.

Secondo l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali, il 62% delle persone lesbiche, bisex, gay e trans in Italia oggi non dichiara il proprio orientamento sessuale; il 32% dichiara di evitare di tenere per mano il partner per paura di molestie o aggressioni; il 92% pensa che il proprio Paese non si impegni per nulla o quasi per nulla in una lotta efficace contro l’intolleranza. Dal 1945 ormai l’Italia è un paese libero, ma siamo davvero così certi di essere tornati ad essere un paese civile? "Se avessi un figlio gay, lo brucerei nel forno" diceva Giovanni De Paoli consigliere regionale lega Liguria. "I gay? Che inizino a comportarsi come tutte le persone normali", affermava Alessandro Rinaldi consigliere per la Lega Reggio Emilia. "Gay vittime di aberrazioni della natura", tuonavano Luca Lepore e Massimiliano Bastoni consiglieri comunali leghisti. E ancora "I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie", (Alberto Zelger consigliere comunale della Lega Nord a Verona), "Il matrimonio gay porta all’estinzione della razza", Stella Khorosheva candidata leghista. "Fanno iniezioni ai bambini per farli diventare gay" (candidata della Lega Giuliana Livigni). Sono frasi riportate anche durante il concerto del Primo maggio da Fedez, una riproduzione parziale di quello che potrebbe essere un lungo, lunghissimo elenco. Ma nel 2021 è davvero inaccettabile tutto ciò. La risposta è una sola, chiara, netta, inequivocabile: Ddl Zan, adesso, subito.