“La nostra è tra le regioni che maggiormente hanno patito e tuttora patiscono gli effetti della crisi. Con il ‘Documento al lavoro per l’Umbria’, messo a punto unitariamente con Cisl e Uil, ci poniamo l’obiettivo di avere una piattaforma di confronto con istituzioni e parti sociali per un nuovo progetto di sviluppo”. Così Vincenzo Sgalla, segretario generale Cgil Umbria, oggi ai microfoni di Italia parla, la rubrica quotidiana di RadioArticolo1.

 

 Nell'ultimo decennio, l’Umbria ha perso il 16,5 % di Pil, si ritrova con 50.000 occupati in meno e con oltre 200 aziende che hanno chiuso i battenti. "La mancanza di lavoro costituisce tuttora il problema principale. Perciò, assieme a Cisl e Uil, abbiamo rilanciato la nostra azione confederale per spronare la Giunta regionale ad avere un’idea di rilancio del nostro territorio. Le criticità esistenti sono a carattere strutturale: siamo isolati perché le grandi vie di comunicazione, a cominciare dal trasporto ferroviario, sfiorano appena le nostre valli, dall’autostrada del Sole all’Alta velocità. Si parla di industria 4.0, ma senza collegamenti adeguati non si può attuare un nuovo sistema economico”, ha affermato il leader della Cgil umbra.

Non si tratta solo di ricostruire nelle aree colpite dal sisma, c’è bisogno di lanciare nuove sfide: "Nocera Umbra, uno splendido paese su un colle, demolito dal terremoto del 1997, è stato ricostruito magnificamente, però è del tutto deserto, perché nell’arco di dodici anni gli abitanti se ne sono andati altrove, là dove hanno trovato un’occupazione. E questo discorso si può fare per tutte le aree interne del Paese, lungo la dorsale appenninica attraversata dalle scosse sismiche. La politica deve intervenire al più presto”, ha sostenuto il dirigente sindacale.

“Alla presidente della Giunta, Katiuscia Marini, abbiamo detto: dobbiamo cambiare i rapporti con cui decidiamo di spendere i soldi a disposizione; quelli comunitari, per la ricostruzione, per Terni, per Narni, per industria 4.0. Ad ogni euro impiegato, devono corrispondere  nuovi posti di lavoro. Di fronte a una crisi così grave, si sono amplificate le diseguaglianze. Dieci anni fa, l’Umbria veniva percepita come una regione del benessere, del vivere tranquilli e sereni, e della coesione sociale se ne faceva un tratto distintivo. Questo tipo di approccio è saltato completamente e oggi quelle differenze hanno generato egoismi, nuove criticità, frustrazioni. Tutte cose che dobbiamo superare in virtù di un progetto politico”, ha detto l’esponente Cgil.

“Aggiungo legalità e sicurezza sui luoghi di lavoro, che rappresentano le password per iniziare a discutere di un nuovo modello di sviluppo, che abbia come elemento distintivo la qualità della vita e del lavoro. Un modello che sia legato alla cultura degli appalti, togliendo le gare al massimo ribasso e intensificando controlli e verifiche. In Umbria sono in corso due processi importanti per infiltrazione di aziende mafiose nel nostro sistema economico e produttivo, e in uno dei due procedimenti ci siamo costituiti parte civile”, ha proseguito il sindacalista.

Inoltre è necessario coltivare la sostenibilità ambientale per vivere in un territorio pulito. "Da noi, ci sono sedici aziende che gestiscono i rifiuti della regione. Tale articolazione e complessità genera, oltre allo spreco di risorse, un modello inefficace anche su questo piano, e si torna a parlare di inceneritore, di cose che l’Umbria probabilmente non può permettersi, ma, dentro la prospettiva di Agenda 20/30, deve avere un suo profilo distintivo e coerente, come marketing territoriale che vale sia per il turismo sia per la cultura, ma anche per la manifattura”, ha aggiunto Sgalla.        

“Ci vuole un nuovo rapporto con il mondo delle banche. La Regione si è dotata di uno specifico strumento che si chiama Gepafin, che dovrebbe facilitare l’accesso al credito per le piccole e medie imprese: purtroppo, si è dimostrato inefficace, non funziona, non ha rapporti e anche il suo ridisegno su scala globale ha fatto sì che alcune banche territoriali venissero esautorate dalla loro efficacia e non c’è più quella correlazione che negli anni ’70-’80 contribuì al modello di crescita complessivo di tutta l’Umbria”, ha aggiunto il segretario regionale.

Infine, per incentivare l’occupazione, proponiamo di favorire un turn over generazionale, che consenta, da un lato, l’uscita di un pezzo di mondo del lavoro e, dall’altro, rimetta in circolo quei tanti giovani inattivi, soprattutto dell’area di Terni, provincia che ha superato il tetto del 40% di disoccupazione. "Perciò, proponiamo un reddito di transizione o una tassa di scopo che vada in tale direzione. Per il momento, non sono ancora proposte, ma solo degli spunti che mettiamo alla discussione generale che avremo con le istituzioni e le nostre controparti, dalla Confindustria alle associazioni artigiane, del commercio e del turismo”, ha concluso Sgalla.