“La Cgil partecipa con spirito costruttivo alla Consulta del Veneto per l’Autonomia, senza però nascondere grandi perplessità verso un percorso che è iniziato nella maniera sbagliata. Perplessità confermate dalla prima seduta di oggi, caratterizzata più dalla dimensione della campagna elettorale che dall'apertura di un dialogo serio e costruttivo tra i diversi livelli istituzionali". È quanto afferma Christian Ferrari, segretario generale della Cgil Veneto.

"Nutriamo troppo rispetto per i cittadini del Veneto per sottovalutare il rischio che questo approccio tradisca le loro aspettative. Per evitarlo, va subito sgomberato il campo non solo dalla questione Statuto speciale, ma anche dal tentativo di ottenere surrettiziamente le condizioni di una 'specialità de facto', oltrepassando le forche caudine della modifica costituzionale. Sostenere la richiesta del passaggio di tutte le 23 materie al Veneto per mantenere sul territorio i 9/10 del gettito fiscale, non rappresenta solo una rivendicazione impraticabile, ma alimenta atteggiamenti di chiusura da parte degli interlocutori governativi e una sicura bocciatura da parte del Parlamento", prosegue il sindacalista.

"Nonostante sia difficile interloquire su un progetto di legge preconfezionato fin nei dettagli, nelle prossime sedute della Consulta illustreremo le materie che, a nostro avviso, meglio si prestano ad essere amministrate in via autonoma e i motivi che ci fanno escludere altre; questo, secondo la nostra idea di sistema istituzionale policentrico e decentrato che, in un quadro di principi inderogabili sul piano dei diritti civili, politici e sociali, valorizzi il ruolo delle Regioni e delle autonomie locali", continua il dirigente sindacale.

"Da una prima analisi della proposta di legge approvata dalla Giunta, non mancano i punti che riteniamo per nulla condivisibili. Non ci convincono tutte quelle proposte che mettono a rischio la tenuta unitaria del Paese, che mettono in discussione i meccanismi perequativi a favore delle aree geografiche più deboli, che disarticolano competenze 'indivisibili' sulla scuola e l’istruzione, sulle grandi infrastrutture, sulla regolazione legislativa e contrattuale del lavoro", aggiunge l'esponente Cgil.

"Servirebbe immaginare e praticare un’autonomia che sia leva di uno sviluppo innovativo, sostenibile, coeso e solidale, che delinei il futuro di un Veneto saldamente ancorato al sistema Paese e con una visione e una proiezione europea. Ma soprattutto serve uscire quanto prima dalla logica della propaganda politica per entrare in quella della concretezza e della responsabilità nei confronti delle cittadine e dei cittadini veneti”, conclude il segretario generale.