La crisi di Anm con lo sciopero di oggi del trasporto pubblico locale a Napoli e l’inclusione di Battipaglia nelle aree di crisi complesse della Campania. Sono i due argomenti al centro della discussione di Campania lavoro, la trasmissione di RadioArticolo1 andata in onda stamattina, con la partecipazione di Natale Colombo, segretario Filt Napoli, e Anselmo Botte, Cgil Salerno.

 

“Finalmente, l’amministrazione comunale ha preso atto che su Anm ha fatto qualche errore di fondo strategico – ha affermato Colombo –: mi riferisco al piano di risanamento portato in Giunta, che si è dimostrato insostenibile, in quanto esclusivamente di carattere finanziario, quindi non un piano industriale di rilancio. Giovedì 5 ottobre siamo convocati a palazzo San Giacomo dal Comune, e in quell’occasione faremo il punto della situazione, prendendo atto che Anm non riesce più a stare in piedi e non c’è più la continuità aziendale, come concorda anche il collegio dei sindaci. Insomma, tecnicamente l’azienda è già fallita e dovrebbe portare i libri in tribunale”.

“C’è anche un’implicazione di carattere sociale in questa vertenza, perchè parliamo di un’azienda con 2.500 dipendenti, distribuiti tra ferro e gomma, sottoposti a straordinari continui per garantire l’apertura della Funicolare e ai quali non è stato pagato il premio di produzione 2016. Ma la cosa essenziale ora è un piano industriale di rilancio, con risorse aggiuntive per assicurare il servizio e garantire l’occupazione”, ha aggiunto Colombo.

“Essere inseriti nell’elenco delle aree di crisi complessa a qualcuno può sembrare una sciagura – ha spiegato Botte –, e invece costituisce una grande opportunità, che si dà sia alle aziende per riuscire ad agganciarsi al treno della ripresa, quindi avere finanziamenti per ammodernare le apparecchiature, ma soprattutto a favore dei lavoratori. Ci siamo battuti a lungo negli ultimi due anni per ottenerla. Battipaglia è stata una delle aree industriali più importanti del Salernitano. Da quando c’è la crisi, però, si regge solo per il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali, cresciuti addirittura del 900%, che hanno permesso di mantenere in vita alcune aziende, pur tra mille difficoltà”.

“L’area di crisi complessa potrebbe essere una boccata di ossigeno per tutta la nostra provincia, dando la possibilità di rinnovare gli ammortizzatori sociali e quindi tentare di riuscire a riprenderci, magari anche avendo possibilità di accesso al piano del ministro Calenda, quello che riguarda l’industria 4.0. In questi anni ci sono stati moltissimi licenziamenti: sono usciti dalle aziende circa 10.000 lavoratori al ritmo di 2.000 l’anno, andati in mobilità, e purtroppo ci sono state anche molte chiusure di attività”, ha concluso Botte.