Anche per quest’anno, l’Europa ha proposto ad associazioni, governi, organizzazioni sindacali, agenzie governative, centri di ricerca, scuole, fondazioni e singoli cittadini di promuovere azioni, progetti, eventi intorno al tema dello sviluppo sostenibile, per dar vita alla “European sustainable development week” (Esdw). L’iniziativa, che si è svolta dal 30 maggio al 5 giugno, è stata un importante evento collettivo: sono state infatti realizzati 4.212 eventi in 38 Paesi. Insieme, Germania, Francia e Austria hanno messo in campo più dell’80% delle iniziative, che in Italia sono state 28. Tra queste, la Cgil ha organizzato il 31 maggio il convegno “Verde è il futuro del lavoro”.

Sicuramente anche i temi presenti nell’Agenda 2030 dell’Onu hanno influenzato e indirizzato l’iniziativa europea. L’Agenda ha 17 obiettivi e 169 sottobiettivi per lo sviluppo sostenibile. Scorrendo la lista delle priorità dell’Organizzazione delle nazioni unite risulta del tutto evidente che siamo di fronte a un cambio di indirizzo. Anche se c’è un però. L’era dello sviluppo sostenibile, che si presenta come un campo di iniziative e di conflitto, è attualmente segnata da una “doppia” crisi: la crisi dell’occupazione-lavoro e quella climatico-ambientale. Le due crisi sono certificate dal numero di disoccupati a livello mondiale, europeo, italiano, oltre che dall’aumento della temperatura, con evidenti effetti sul clima e sull’ambiente.

DA RILEGGERE
La «green economy» come paradigma tecno-produttivo, D.Palma
Italia ai margini dello sviluppo, R.Romano

Tenere insieme i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 Onu e, tra questi, coniugare crescita dell’occupazione e difesa dell’ambiente è una sfida ambiziosa e necessaria, che può essere praticata solo se si apre una nuova stagione economica e sociale, non più condizionata dalle teorie liberali o liberiste, ma ispirata da un rinnovato indirizzo programmatorio. L’Europa e le singole nazioni devono riconsiderare l’intervento dello Stato utile al benessere delle persone e alla crescita dell’occupazione. Riorganizzare i bilanci statali ed europei avendo chiaro l’obiettivo di voler affrontare contemporaneamente la crisi dell’occupazione e quella climatica-ambientale è la scelta giusta. Quindi, la riorganizzazione delle imprese, delle città, dei territori, deve essere orientata da obiettivi di sostenibilità. La green economy, l’economia circolare, sono tutti strumenti e obiettivi per l’era dello sviluppo sostenibile.

La Cgil ha fino in fondo compreso la strutturalità e la novità di questa crisi e non certamente a caso, già nella Conferenza di programma del 2013, aveva proposto al Paese e ai lavoratori il suo Piano del lavoro come strumento di intervento. Le strategie di sviluppo sostenibile – anche l’Agenda 2030 dell’Onu – vedono l’urgenza di coniugare in un nuovo rapporto economia, ambiente e inclusione sociale. Nel Piano del lavoro della Cgil erano già presenti tutti questi elementi, anche se non sempre in relazione tra loro. Riorganizzare l’offerta verso l’innovazione, riorganizzare la domanda aggregata verso beni comuni e collettivi: ecco i nodi che devono essere necessariamente sciolti, scegliendo da oggi settori produttivi, infrastrutture materiali e immateriali, città e territori, imprese, professionalità e competenze, ricerca e istruzione dove praticare l’era dello sviluppo sostenibile.

Sarebbe importante costruire un quadro sinottico aggiornato del Bes – l’indice, nato da un'iniziativa congiunta di Cnel e Istat, per misurare il benessere equo e sostenibile – per meglio misurare le nostre priorità strategiche: il lavoro dignitoso e l’occupazione, il clima e l’ambiente, la disuguaglianza. Cgil, Cisl e Uil hanno aperto con queste priorità una discussione e un confronto con il ministero dell’Ambiente. Non solo. La programmazione europea 2014-2020 ha tra le sue scelte anche quella di indirizzare le risorse economiche e finanziarie verso questi target. Dobbiamo quindi utilizzare al meglio questa opportunità e, visto le scelte fatte a Parigi nella Cop 21, la Confederazione europea dei sindacati dovrebbe proporre una riorganizzazione a breve per aumentare le risorse economico-finanziarie da dedicare agli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Clima, lavoro, disuguaglianze sono un’urgente emergenza da affrontate.

Il governo italiano, dal canto suo, dovrebbe scegliere già nella prossima Legge di stabilità di investire molto di più nella green economy, nell’economia circolare, nella cornice della Programmazione europea, preparando così le misure necessarie per realizzare la giusta transizione per i lavoratori del nostro Paese. Perché, la Cgil ne è sempre più convinta, “verde è il futuro del lavoro”.

Gianni Di Cesare è responsabile green economy ed economia circolare della Cgil nazionale