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Pensioni

Quota 100, ha aderito solo un terzo della platea

Foto Daniele Leone/LaPresse 23-07-2014 Roma, Italiacronaca Manifestazione di Ugl pensionati per chiedere la fine delle tassazioni capestro ed il ripristino del potere d'acquisto delle pensioni. Piazza Montecitorio
Foto: LaPresse/Daniele Leone
Stefano Iucci
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I dati di Inps e Upb confermano quanto da tempo rilevato dalla Cgil: la misura si è rivelata un provvedimento temporaneo e marginale. Per il segretario confederale, Christian Ferrari, il governo deve riaprire il tavolo di confronto sulla previdenza

Inps e Upb hanno reso noto oggi i contenuti dell’analisi sul bilancio di “quota 100”. I dati confermano, come era prevedibile, la fondatezza delle critiche che da tempo la Cgil muove a una misura giudicata inutile per le lavoratrici e lavoratori.

“Le nostre previsioni – dichiara Christian Ferrari, segretario confederale Cgil – furono da molti contestate, ma i numeri ci hanno dato inequivocabilmente ragione. Altro che riforma della legge Fornero, ‘Quota 100’ si è rivelato un provvedimento marginale e temporaneo, che ha coinvolto solo un terzo delle persone che avevano maturato il diritto e ha lasciato inalterata la prospettiva previdenziale per la stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori”. 

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P. A.

La Cgil lancia un'analisi sugli effetti reali di eventuali nuove "quote" dopo Quota 100. Secondo il segretario confederale Roberto Ghiselli "la proposta di quota 102 e 104, se venisse confermata dal governo, costituirebbe una misura inutile, che non darebbe alcuna risposta". Per il segretario generale Maurizio Landini è arrivato il momento di una riforma strutturale e organica

A tirare le somme ci pensa Ezio Cigna, responsabile della previdenza pubblica per la Cgil nazionale: “Sono state poco meno di 380.000 le domande di ‘quota 100’ accolte nel triennio 2019- 2021, come avevano anticipato le analisi dell’Osservatorio Previdenza della Cgil e della Fondazione di Vittorio, a partire da aprile 2019”. Se poi si proiettano i dati di ‘quota 102’ dei primi cinque mese del 2022 (3.860 domande presentate) a tutto l’anno in corso, risultano altrettanto esatte, aggiunge Cigna, “le stime che abbiamo effettuato quando il provvedimento fu approvato: saranno 8.524 i soggetti che avranno accesso a tale anticipo pensionistico”. 

I dati dimostrano anche come la propensione al pensionamento in un sistema contributivo sia profondamente cambiata: non tutti coloro che perfezionano il diritto alla pensione decidono di anticipare l’uscita. Ormai, due terzi delle posizioni sono calcolate con il contributivo. Tale aspetto va considerato anche ai fini della quantificazione dell’impatto finanziario – che sarebbe di gran lunga inferiore rispetto alle valutazioni attuali – delle proposte di modifica del sistema previdenziale.

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La misura è stata usata da poco più di un terzo della platea prevista: ora bisogna usare quei soldi per superare l'attuale sistema. La proposta sindacale è flessibilità in uscita a partire dai 62 anni o con 41 di contributi, riconoscendo la diversa gravosità degli impieghi, il lavoro di cura e delle donne

“Quota 102 – riprende Christian Ferrari – è una misura inutile, che non dà alcuna risposta. Il punto non era rendere più graduale l’uscita da ‘Quota 100’ ma riformare complessivamente il sistema. È necessario che il Governo riapra al più presto il tavolo di confronto sulla previdenza, che si è interrotto bruscamente a febbraio, per le vicende legate alla crisi geopolitica. Anche se l’emergenza non è superata, il tema pensioni va affrontato subito, per dare risposte e certezze alle persone, e non agitato come slogan nella prossima campagna elettorale”. 

“La nostra posizione – ribadisce il dirigente sindacale – resta la stessa: c’è bisogno di inserire elementi di equità e di solidarietà nel sistema, è necessaria una vera riforma previdenziale che superi strutturalmente e definitivamente la legge Monti-Fornero”. “È necessario quindi – conclude il segretario confederale della Cgil – che sulla base delle proposte contenute nella piattaforma unitaria di Cgil, Cisl e Uil, procedere lungo la strada di una riforma che garantisca flessibilità in uscita per tutti dopo i 62 anni, con interventi che tengano conto della condizione delle donne, dei lavoratori discontinui e precoci, dei lavori gravosi e usuranti, e introducendo una pensione contributiva di garanzia per i più giovani, altrimenti destinati a un futuro da pensionati poveri”.