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Gig economy

Tre profili da rider

Rider: Filt Liguria, i più sfruttati sono i portapizze
Foto: fotografia di www.affaritaliani.it
Ezio Cigna
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Ecco una simulazione previdenziale su tre figure tipiche del mondo dei ciclofattorini: uno studente, un migrante e un lavoratore cinquantenne che, una volta disoccupato, è stato costretto a “riciclarsi"

La situazione dei rider oggi è sotto i riflettori, dal punto di vista contrattuale, per il riconoscimento di diritti finora assolutamente ignoti a una platea ormai ampia di lavoratori, che si affacciano a un'attività che incrocia ormai la vita di tutti. Sono circa 70 mila, molti di loro sono giovani, ma nell’ultimo periodo anche i meno giovani sono stati costretti ad avviare questa attività. Infatti è uno dei pochi mestieri che resistono al Covid e che, anzi, in questa fase di restrizioni ha visto un'accelerazione. 

Se dovessimo tracciare un identikit del rider tipo potremmo dire che si tratta di una persona con meno di 40 anni, molto presente nelle grandi città. Pochi hanno più di 40 anni e pochissimi oltre i 45. Proviamo con questa analisi a valutare gli impatti di natura previdenziale che questi lavoratori potrebbero avere, con o senza un riconoscimento contrattuale che porterebbe con sé tutele immediate come malattia, ferie, tfr ed eventuale disoccupazione, assegni familiari, riconoscimento dello stato di invalidità e in futuro un trattamento pensionistico. Le tre figure che abbiamo scelto come riferimento sono le seguenti: rider giovane studente, rider giovane migrante e rider over 50.

Primo profilo:  giovane studente
Parliamo di un rider (20 anni di età nel 2021) che durante il percorso universitario per 5 anni svolge attività lavorativa con un compenso di 5mila euro. Attualmente non ha alcuna copertura contributiva e la sua attività è inquadrata come lavoro occasionale. Possiamo ipotizzare due posizioni: la prima è quella di un giovane studente rider che svolge attività di lavoro occasionale per 5mila euro annui per 5 anni, durante l’intero percorso di studi, senza copertura contributiva. Una volta laureato farà fatica a trovare un lavoro a tempo indeterminato e dei primi 6 anni post laurea lavorerà come dipendente solo 3 anni con un reddito medio di 15mila euro annui. Solo a 31 anni riuscirà ad avere un’occupazione più stabile che lo porterà, seppur con una certa discontinuità, a un’attività lavorativa per circa 25 anni con un reddito medio di 30mila euro. In questo caso potrà collocarsi in pensione a 67 anni (in quanto al compimento dei 64 anni non raggiungerà 2,8 volte l’assegno sociale, avendo maturato una pensione lorda di 1.220 euro (soglia da raggiungere a 67 anni, 1,5 volte l’assegno sociale 690,42 euro – AS 460,28).

Ipotizziamo che il giovane studente abbia invece un riconoscimento dell’attività lavorativa come dipendente mantenendo un reddito annuale di circa 5mila euro per l’intera durata del percorso di studi. Una volta laureato farà fatica a trovare un lavoro a tempo indeterminato e dei primi 6 anni post laurea lavorerà come dipendente solo 3 anni con un reddito medio di 15mila euro annui. Solo a 31 anni riuscirà ad avere un’occupazione più stabile che lo porterà, seppur con una certa discontinuità, a un’attività lavorativa per circa 25 anni con un reddito medio di 30mila euro. In questo caso a 64 anni di età raggiungerà una pensione lorda di 1.290 euro che gli permetterà di accedere al pensionamento (avendo raggiunto il parametro attuale del raggiungimento di 2,8 volte l’assegno sociale 1.288,78 euro – AS 460,28)



Secondo profilo: rider migrante
In questo caso parliamo di un rider di 45 anni che svolge attività di lavoro in Italia per 20 anni, con un reddito medio di 5mila euro all’anno. Attualmente svolge un’attività di lavoro occasionale che non prevede alcun versamento contributivo (lavoratore 1 nella tabella). Ipotizzando che lavori con un reddito di questo tipo per 20 anni in Italia e che poi rientri nel proprio paese di origine, proviamo a scoprire (lavoratore 2) quale differenza ci potrà essere se l'attività di lavoro viene riconosciuta come attività di lavoro dipendente.


Con il riconoscimento dell’attività del rider come dipendente basterà raggiungere un reddito annuo pari all’importo dell’assegno sociale (per il 2021 pari a 5.983 annui) per poter rinnovare il permesso di soggiorno.


Terzo profilo: rider cinquantenne
Parliamo ora di un terzo possibile profilo di rider. Ipotizziamo che un lavoratore espulso da anni dal mondo del lavoro inizi un’attività come rider nel 2021 e la svolga per 17 anni con un reddito medio annuo di 5mila euro. Prima di intraprendere questa attività aveva lavorato discontinuamente per circa 12 anni di contributi con un reddito medio annuo di 20mila euro (con primo versamento ante 1996). Attualmente svolge un’attività di lavoro occasionale che non prevede alcun versamento contributivo (lavoratore 1 nella tabella) e ipotizziamo che la svolga per 17 anni, per confrontare la posizione se invece quell'attività di lavoro fosse riconosciuta come lavoro dipendente (lavoratore 2).


Ezio Cigna è il responsabile delle politiche previdenziali della Cgil nazionale

Elaborazioni grafiche a cura di Antonella Lupi