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Previdenza

Pensioni, un cantiere per superare la Fornero

Da oggi le pensioni sono più leggere
Foto: Marco Merlini
Paolo Andruccioli
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Riparte il tavolo con il governo. Obiettivo: una riforma complessiva della previdenza basata su una maggiore flessibilità in uscita, sul riconoscimento del lavoro gravoso, di cura, delle donne, su nuovi strumenti di accompagnamento al pensionamento e su un sistema che assicuri una pensione di garanzia ai giovani e a chi fa lavori poveri e discontinui

Si riparte oggi. L’appuntamento è fissato per le 11 in videoconferenza. Da un parte il Ministero del lavoro Catalfo e altri rappresentanti del Ministero, dall’altra i sindacati confederali e quelli dei pensionati. Per la Cgil ci saranno il segretario generale Maurizio Landini, il segretario confederale Roberto Ghiselli con delega alla previdenza e il responsabile delle politiche previdenziali Ezio Cigna. A rappresentare i pensionati della Cgil, il segretario generale dello Spi, Ivan Pedretti e il segretario nazionale Raffaele Atti

Il cantiere della riforma
La convocazione è arrivata dal ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, che vuole così riattivare con le parti sociali un tavolo tecnico di studio sulla riforma del sistema pensionistico. Ferma restando la sperimentazione di Quota 100, che andrà in scadenza alla fine del 2021, l'obiettivo del governo è quello di garantire una flessibilità maggiore in uscita (anche per favorire la staffetta generazionale con i giovani), cominciare a ragionare sul lavoro discontinuo, affrontare il tema della pensione di garanzia per i giovani. Per chiarire il percorso, il governo annuncia l’istituzione delle due Commissioni tecniche previste dall'ultima legge di Bilancio: quella sulla valutazione della separazione della spesa sociale tra assistenza e previdenza e quella per lo studio dei lavori gravosi. Il viceministro all’Economia, Antonio Misiani, intervistato dal Quotidiano Nazionale, rispondendo alla domanda su Quota 100, ha spiegato che si trattava di “una misura transitoria, che scade a fine 2021, e che non verrà prorogata”. Per Misiani il governo deve discutere con le forze sociali meccanismi diversi di flessibilizzazione dell'età di pensionamento".

Quota 100 rimane fino alla fine del 2021
Per ora Quota 100 non verrà toccata e resterà fino al suo limite naturale (fine 2021). Dopo le tante critiche di questi ultimi mesi, gli attacchi politici alla misura che consente di anticipare la pensione a 62 anni e 38 di contributi si sono attenuati. Uno dei motivi è squisitamente economico. Per Quota 100 si sta spendendo molto meno di quello che era stato preventivato: 156 mila uscite nel 2019 contro le 290 mila ipotizzate nel decreto istitutivo, varato l'anno scorso dal governo che era ancora giallo-verde, ovvero Cinque Stelle e Lega. Il risparmio, come da tempo fa notare la Cgil nazionale che ha dedicato al tema uno specifico studio, sarà alla fine del triennio di circa 7 miliardi sui 21 stanziati inizialmente. Risorse che la Cgil propone di investire sempre nell'ambito delle misure previdenziali. Quindi niente blocco anticipato della misura come era stato ventilato. “Oramai Quota 100 la facciamo finire – ha spiegato di recente il sottosegretario Pd all'Economia Pier Paolo Baretta, anche perché “in questo contesto di crisi profonda anzi può considerarsi un ammortizzatore sociale”. “La prossima Legge di Bilancio sarà dedicata alla riforma fiscale, quella successiva alla riforma previdenziale che entrerà in vigore il primo gennaio 2022, sciogliendo il nodo dello scalone che si verrà a creare per la fine di Quota 100: l'età pensionabile che sale di cinque anni dai 62 ai 67”. 

“Contratto di espansione”
Ma i sindacati confederali, che finora non hanno voluto forzare la mano sulle pensioni, vista la situazione di grave emergenza sociale e sanitaria, ora premono per riallacciare i fili del percorso di riforma che è stato interrotto con la pandemia. Si parla esplicitamente di superamento della Legge Fornero dal 2022, ma anche di predisporre provvedimenti immediati orientati a contrastare gli effetti della pandemia. 

Pensioni modello Covid
La Cgil, insieme a Cisl e Uil – come spiega nella videointervista che pubblichiamo il segretario confederale Roberto Ghiselli - conferma anche la richiesta di adottare delle misure urgenti che sappiano rispondere ad alcune emergenze create dal Covid, come il particolare rischio contagio correlato all’età, soprattutto in determinate attività professionali o per le persone affette da malattie croniche.  in questo caso si tratta di consentire un'uscita anticipata dal lavoro, anche utilizzando lo strumento dell'Ape sociale.  Inoltre la leva previdenziale può essere usata per gestire il problema delle crisi aziendali e dell’occupazionale in genere, considerando che questa recessione determinerà dei licenziamenti e la difficoltà di trovare lavoro per chi è già disoccupato. Serve dunque un nuovo strumento per proteggere le persone che, quando finirà la tutela del blocco dei licenziamenti, potrebbero essere espulse dai loro posti di lavoro. “Per questa ragione – spiega ancora Ghiselli - e per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani, abbiamo lanciato l’idea di un nuovo strumento che accompagni per un po' di anni le persone dal lavoro alla pensione, che vada oltre l'attuale ambito d'intervento dell'Isopensione e dei Contratti di espansione, cofinanziato dallo Stato, in particolare utilizzando la Naspi, e dalle imprese, che sia accessibile a tutte le tipologie aziendali, a prescindere dalle dimensioni e dai settori di attività”. Sul tavolo tecnico che si apre oggi anche altre questioni previdenziali rimaste in sospeso, come la questione  degli ultimi esodati, del part-time verticale ciclico e il fondo per i lavoratori del credito che ancora risulta bloccato all’Inps.