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La storia

«Ho pensato di licenziarmi, ma ora sono fiera di me»

Maria Antonia Fama
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Rimasti soli durante la pandemia, moglie e marito, entrambi operai in una fabbrica, hanno dovuto dividersi i turni per prendersi cura dei figli. Ma non si vedono mai

I protagonisti di questa storia contemporanea potremmo chiamarli Arturo ed Elide, perché la loro vicenda ricorda molto quella dei due operai narrati da Calvino, nel bellissimo racconto del 1958, "L'avventura di due sposi".  Nella finzione, lui fa il turno di notte, lei quello di giorno. S’incrociano solo per pochi minuti, la mattina presto e la sera tardi, dandosi il cambio nel letto matrimoniale. Nella realtà, moglie e marito sono rimasti senza alcun tipo di supporto familiare o sociale, quando è scoppiata la pandemia. Grazie all'intervento della Cgil, sono riusciti a farsi concedere dalla direzione della fabbrica di poter incastrare i rispettivi turni, per riuscire a prendersi cura dei due bambini, una di tre anni e uno di sei. Si incrociano in cucina nei rispettivi cambi di turno, ma solo il sabato stanno davvero insieme. La nostra Elide è una mamma lavoratrice come tante, che si sono spesso trovate di fronte al ricatto maternità o lavoro. Alcune sono riuscite, con fatica, a tenere tutto insieme. Ma non sono poche quelle che, dopo il primo figlio, hanno rinunciato alla carriera o si sono dimesse, come dimostrano gli ultimi dati relativi all'ultimo anno (37 mila secondo l'Ispettorato del lavoro). 

La testimonianza è stata raccolta da Maria Iennaco, segretaria della Camera del Lavoro di Alessandria, dove è stato aperto lo sportello "Lavoratrice chiama", per offrire alle donne un supporto concreto, di fronte alle lacune di un sistema che non riesce ancora a salvaguardare il giusto equilibrio tra lavoro e vita privata. 

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