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Conquiste

La grande vittoria operaia del 1969

Ilaria Romeo
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Il 28 novembre del 1969 Fiom, Fim e Uilm indicono a Roma una manifestazione nazionale, la prima organizzata da una singola categoria in quella stagione memorabile di lotte che passerà alla storia come “autunno caldo”

La manifestazione del 28 novembre del 1969 è un successo enorme: 100 mila uomini e donne, arrivati con cinque treni speciali e centinaia di pullman, sfilano in un corteo lungo cinque chilometri che riempie piazza del Popolo.

“Una grande vittoria operaia”, titolerà l’Unità il giorno seguente; mentre “In 50.000 dalle fabbriche. La più grande manifestazione operaia” sarà il commento di Paese Sera.

Dirà anni dopo Bruno Trentin:

Fu la prima manifestazione sindacale di massa nella capitale dagli anni del dopoguerra e fu certamente la prima di quelle dimensioni. Ma ancora una volta non fu la dimensione - più di 100 mila lavoratori venuti da tutta Italia - il fatto più importante, bensì la mobilitazione che la rese possibile; l’autotassazione di centinaia di migliaia di lavoratori per mandare i loro compagni a Roma; il sacrificio di dover sopportare, per molti di questi, due notti in treno e una giornata massacrante di cortei, per poi ritornare al lavoro all’alba del secondo giorno; la disciplina incredibile di cui furono capaci i lavoratori quando ‘sbarcarono’ in una città terrorizzata da una campagna di stampa senza precedenti; il cordone "sanitario", fermo ma pacifico, con il quale i vari gruppi estremisti furono isolati dai diversi cortei di operai e di studenti che convergevano verso piazza del Popolo; il silenzio totale che interrompeva una manifestazione gioiosa e piena di invenzioni ludiche (nella quale esplodeva la fierezza di ritrovarsi insieme, ognuno con la propria identità di origine, di regione, di comune, di fabbrica) ogni volta che i cortei passavano davanti a un ospedale.

 

“La manifestazione - ricorderà Pio Galli - esplodeva in un crescendo di rumori - campanacci, tamburi, fischietti, megafoni - che turbava l’ordine di una città abituata a ignorare i sacrifici, l’emarginazione, il logoramento fisico e psichico della vita in fabbrica. Ma era anche una festa, un momento di liberazione dal vincolo e dalla disciplina del lavoro alla catena, un’espressione di sé negli slogan gridati e scritti sui cartelli, nei pupazzi portati in corteo. In piazza del Popolo, all’imbrunire, si accesero migliaia di fiaccole. Un elicottero della polizia ci sorvolava, provocando fischi e reazioni. Dal palco dissero che la televisione stava filmando la manifestazione. Quel giorno non cadde un vetro. Centomila metalmeccanici avevano preso possesso della città e sfilato per ore, senza che accadesse un incidente (…). Un corteo operaio possente, composto e determinato fece impressione. I metalmeccanici cominciavano a contare”.

I tre segretari generali, Macario per la Fim, Benvenuto per la Uilm, Bruno Trentin per la Fiom, ribadiscono le motivazioni e le ragioni della lotta per il rinnovo contrattuale e l’impegno per una più generale battaglia per reali riforme strutturali, sociali ed economiche.

Riforme che si concretizzano pochi mesi dopo con la firma dell’accordo dell’8 gennaio 1970. Tra i risultati più rilevanti la riduzione dell’orario settimanale a 40 ore, il diritto di assemblea in fabbrica, significativi aumenti salariali, il riconoscimento dei rappresentanti sindacali.

“Il sindacato varca quindi i cancelli della fabbrica - scriverà Sindacato Moderno - con tutto il suo potere e la sua forza (…) Un sindacato che ha avuto la capacità di collegarsi direttamente ai lavoratori e di saldare ad un confronto di massa permanente ogni suo atto, e che in questo modo è riuscito a dispiegare un imponente movimento rivendicativo in questi ultimi anni e a vincere una grande battaglia contrattuale. Il potere che oggi abbiamo tradotto anche in norma contrattuale, non è e non sarà soltanto scritto sulla carta, ma è un potere reale dei lavoratori e per i lavoratori. Si tratta cioè di un punto di partenza”.