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Il colloquio

«Aumentare i salari, altro che bonus»

maurizio landini
Foto: Simona Caleo
Redazione
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In un'intervista concessa a "la Repubblica" Landini ribadisce le richieste del sindacato: se si vuole, le risorse per far crescere gli stipendi ci sono. "Il governo ci deve ascoltare"

I salari vanno aumentati: non possono esserci scuse. E le risorse, se si vuole, si possono trovare. Basta “intervenire sulla rendita finanziaria, oggi tassata meno del lavoro” e introdurre “un contributo straordinario di solidarietà per chi ha redditi sopra i 100 mila euro e ricchezze sopra il milione”. E poi “lotta all’evasione serrata, incentivando l’incrocio delle banche dati. In un Paese con 120 miliardi di evasione ed extra profitti così ampi realizzati da alcune imprese in questi anni, mi sembra ridicolo che non si trovino le coperture”. Così il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, in un’intervista apparsa oggi (17 novembre) su La Repubblica

Fringe benefit, uno specchietto per le allodole

Per Landini “i fringe benefit a 3 mila euro rischiano di essere uno specchietto per le allodole” in un paese in cui “la contrattazione aziendale riguarda solo il 20% dei lavoratori.  Francamente, non è questo il momento di disperdere le risorse in mille rivoli. Ma di dare a tutti, non solo a qualcuno. I nostri giovani lasciano l’Italia, questo è il tema. Dobbiamo restituire loro una speranza, un progetto di Paese. E invece abbiamo salari bassi, lavori precari e in futuro pensioni da fame. Stiamo bruciando una generazione”.

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Il leader del sindacato di corso d’Italia giudica molto negativamente il proposito del governo di destinare in legge di bilancio un terzo del taglio del cuneo fiscale alle imprese: “La priorità sono i salari netti da aumentare, le risorse devono andare tutte ai lavoratori travolti dalla lunga crisi e da un’inflazione al 12%. A questo deve servire la riduzione del cuneo contributivo. Le imprese in questi anni hanno già incassato incentivi a pioggia, mai condizionati e selettivi. E molte in cambio hanno pure delocalizzato, disinvestito, precarizzato il lavoro”. 

Vogliamo essere ascoltati

Il sindacato, in ogni caso, chiede di essere ascoltato: “Negli incontri che abbiamo avuto con la premier Meloni e con il ministro Fitto ci è stata ribadita la volontà di coinvolgerci. Noi siamo pronti al confronto e alla trattativa. Se così non sarà, senza risposte ai lavoratori, valuteremo cosa fare insieme a Cisl e Uil”. 

E quello che ha da dire il sindacato, per Landini, è chiaro: “Il taglio del cuneo di due punti di Draghi va confermato e aumentato. Poi chiediamo il drenaggio fiscale, cioè aumentare le detrazioni e le deduzioni dello stesso importo dell’inflazione per non far scattare aliquote Irpef più alte sul reddito da lavoro. E di alzare l’Isee per il bonus energia da 12 mila a 20 mila euro”. E no, ovviamente alla Flat Tax, che è “inaccettabile, come pure condoni e rialzo del tetto al contante. Anzi cominciamo a parlare di una riforma fiscale progressiva che aumenti la base imponibile e faccia pagare meno tasse a lavoratori e pensionati".

Contrastare la precarietà

Serve anche una lotta alla precarietà del lavoro”, perché “se abbiamo salari così bassi in Italia è anche perché abbiamo una precarietà del lavoro senza precedenti e senza paragoni in Europa. Bisogna cancellare tutte le forme contrattuali che alimentano il sottosalario e lo sfruttamento, a partire dal contratto a chiamata e in leasing. Dare incentivi selettivi alle imprese che investono, assumono e non scappano all’estero. E infine cancellare i contratti pirata e dare forza alla contrattazione nazionale con una legge sulla rappresentanza”.  Il governo, conclude, “ha espresso massima disponibilità al confronto. È il momento di passare dalle parole ai fatti”.