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Taranto

Acciaierie d'Italia, sciopero per il futuro

Foto: www.facebook.com/fiomcgil/
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Stop di 24 ore nell'impianto ex Ilva, contestata l'ad Morselli. Venturi, Fiom: "Sembra si sia scelta la strada di un'involuzione autoritaria in tutto il gruppo nei rapporti con sindacato e lavoratori"

"Lo sciopero di oggi nello stabilimento Acciaierie d'Italia di Taranto ha visto una grande partecipazione dei lavoratori. Il presidente Draghi batta un colpo, stiamo perdendo un asset strategico dell'industria del nostro Paese". A dirlo è il segretario nazionale e responsabile siderurgia della Fiom Cgil Gianni Venturi, nel corso dello sciopero di oggi (venerdì 6 maggio) di 24 ore all’ex Ilva di Taranto, con presidio davanti alla portineria A, dove è stata anche contestata l'ad dell'azienda Lucia Morselli. "Invece che ai cancelli nel giorno dello sciopero - aggiunge Venturi - l'amministratore delegato di Acciaierie d'Italia dovrebbe presentarsi più spesso nelle sedi in cui il confronto tra le parti potrebbe aiutare a individuare gli strumenti per dare una prospettiva e uno sbocco positivi a una vertenza ormai senza tempo".

In Acciaierie d'Italia è in corso dal 28 marzo scorso la cassa integrazione straordinaria, che durerà sino a marzo del prossimo anno. La cigs è stata chiesta per 3 mila dipendenti come numero massimo, attualmente riguarda una media di 2.200 unità. La trattativa al ministero del Lavoro sulla cassa si è chiusa senza accordo tra le parti. I sindacati nei giorni scorsi hanno sollecitato un nuovo intervento del ministro del Lavoro Andrea Orlando.

“Noi non abbiamo mai immaginato, e tantomeno preteso, di scegliere gli amministratori delegati di qualsiasi azienda, ma l'ad di Acciaierie d'Italia si rassegni all'idea di poter scegliere i sindacati che vorrebbe e risponda alle questioni poste con lo sciopero di oggi”, continua Venturi: “Questioni che vanno dal mancato accordo sulla cigs alla mancata risalita produttiva, dalla sicurezza agli investimenti ordinari e straordinari necessari per assicurare una prospettiva credibile di attuazione delle linee di un piano industriale semplicemente presentato e mai condiviso dal sindacato e dai lavoratori”.

Per il segretario nazionale Fiom “sembra che sia scelta la strada di un'involuzione autoritaria nei rapporti in tutti gli stabilimenti del gruppo tra inaccettabili pressioni, sospensioni, licenziamenti disciplinari, per non dire di ciò che sta avvenendo nelle imprese dell'indotto”. Un clima che “è cresciuto dopo l'ingresso del capitale pubblico con Invitalia, e rappresenta l'altra faccia di una medaglia che vede la ‘diserzione’ del governo dagli impegni assunti e dagli annunci ripetuti sul ruolo strategico di Taranto nel fantomatico piano nazionale della siderurgia. Il presidente Draghi batta un colpo, stiamo perdendo un asset strategico dell'industria del nostro Paese. Lo sciopero di oggi è solo l'inizio della mobilitazione”.

Nel comunicato di annuncio dello sciopero odierno, Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil e Usb rilevano che “il tempo trascorre inesorabilmente tra annunci e slogan da parte della politica e del governo. Ci sono continui rinvii e incertezze, non ultimo il verbale di mancato accordo sulla cassa integrazione straordinaria che ha segnato negativamente il prosieguo di una trattativa molto complessa, soprattutto per l'assenza di chiarezza sulle prospettive future del gruppo”.

Per le sigle metalmeccaniche “non è più pensabile che si discuta di transizione ecologica, di decarbonizzazione, d'impianti a idrogeno a lungo termine, senza affrontare nel merito le tante criticità che riguardano il presente della fabbrica e di come dovrebbe essere gestita tale fase, evitando che continuino a pagare sempre i lavoratori”.

Secondo i sindacati, “i continui omissis del governo, uniti alla prepotenza di ArcelorMittal, non favoriscono l'inclusione di un'intera comunità, ma sanciscono ulteriori fratture e divisioni che allontanano pericolosamente la possibilità di un accordo sociale indispensabile affinché si traguardi un piano di transizione ecologica e di salvaguardia occupazionale per tutti i lavoratori coinvolti dalla vertenza”.