Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

Lo scenario

Le crepe della ceramica

Filippo Meneghetti / Sintesi
Foto: Filippo Meneghetti / Sintesi
Roberto Greco
  • a
  • a
  • a

"Dopo il lockdown eravamo ripartiti alla grande", spiegano le Filctem Cgil di Modena e Viterbo: "Ora, fra l'incremento drammatico dei costi energetici e la guerra in Ucraina, si rischia il blocco dell'attività"

Per il momento, la situazione regge, anche perché c'è un 2021 molto buono alle spalle. Ma se continua la guerra, che succederà? È la domanda che si fanno un po' tutti, lavoratori, sindacati e imprese, nel settore della ceramica. Nel distretto più importante sul territorio, quello di Sassuolo (Modena), dov'è concentrata la maggior parte di aziende e lavoratori (75 realtà produttive per 15 mila addetti) la preoccupazione è palpabile.

"Il quadro è molto complicato, e stiamo facendo di tutto per non fermare le aziende e la produzione del settore", osserva Fabio Di Giuseppe, segretario generale della Filctem Cgil di Modena: "Finora abbiamo vissuto di rendita, in quanto veniamo da un biennio assai positivo, soprattutto per le grandi imprese. Siamo riusciti a contenere in brevissimo tempo anche l'emergenza sanitaria, passando nel 2020 da un iniziale meno 40% di produzione, allo scoppio del Covid, a un meno 6-7% al consuntivo di fine anno. Semmai i problemi hanno riguardato le piccole realtà, assorbite in accorpamenti vari dai grandi gruppi, ma senza registrare alcun calo occupazionale nel distretto, rimasto inalterato a 18 mila addetti".

Poi, nel 2021, il settore era ripartito alla grande. "Abbiamo ottenuto risultati molto importanti sotto tutti i punti di vista - rileva il dirigente sindacale - e il portafoglio ordini delle aziende non è mai stato così pieno. Fino al novembre scorso andavamo davvero forte, allorquando è scoppiato l'aumento dei costi delle materie prime, in particolare quello del gas, avendo a che fare con una produzione fortemente energivora, con forni accesi 24 ore su 24, sette giorni su sette. Dal 2019 a oggi il costo del gas è lievitato di sette volte, con un incremento di 2-3 euro a metro quadro. All'inizio le aziende hanno continuato a produrre rimettendoci di tasca propria, dovendo smaltire gli ordini accumulati in precedenza. In molti pensavano che con il calo della domanda sarebbero scesi anche i costi energetici. Poi, con lo scoppio della guerra, è arrivata la mazzata e attualmente siamo tutti col fiato sospeso".

Già, perché non è più solo una questione di costi, quanto di mancanza di materia prima. "Quella che importiamo a stragrande maggioranza dal teatro di guerra in atto, l'Ucraina", rileva ancora l'esponente sindacale: "Parliamo di argilla e caolino, rispettivamente in percentuali del 70 e del 64%, pari a due milioni di tonnellate annue importati di materiale nel primo caso e di 100 mila tonnellate nel secondo. Siamo il Paese che si rifornisce principalmente da laggiù per l'alta qualità del materiale, che vanta una purezza senza eguali e che contribuisce a ottenere i livelli di eccellenza raggiunti dalle nostre produzioni nel mondo. Ora è in corso una diversificazione degli approvvigionamenti, e stiamo puntando la nostra attenzione su Sardegna, Germania, Portogallo, Turchia e Brasile, anche perché lo stoccaggio di materiale non supera i 30-40 giorni di riserve".

Un'operazione per niente facile, in quanto le scorte nei magazzini si vanno rapidamente esaurendo, ma soprattutto perché non garantisce la qualità ottenuta nell'ambito del ciclo produttivo di alta gamma. "Tutto ciò - conclude il segretario Filctem modenese - comporterà un ulteriore aumento dei costi, a partire da quelli del metano, della benzina, senza dimenticare l'inflazione, che sta rapidamente risalendo. Rincari che hanno un costo non indifferente e che non si possono scaricare tutti sui lavoratori. Molte aziende hanno già fatto richiesta di cassa integrazione straordinaria, che indubbiamente aiuta, ma fino a un certo punto. Oggi gli ammortizzatori sociali sono a rotazione in molte realtà, ma c'è il pericolo di arrivare a decurtazioni fino al 40-50% della busta paga, se vanno tutti a zero ore. Il che si tradurrebbe in un vero e proprio dramma sociale". 

Il panorama non cambia poi troppo nel distretto della ceramica di Viterbo e Civita Castellana, anch'esso strategico a livello nazionale, che vanta una cinquantina di aziende specializzate in ceramica sanitaria per bagni e 2.500 addetti, oltre a un indotto, specializzato nella produzione di sedili sanitari e mobili sempre da bagno, formato da un altro migliaio di persone. Semmai, la differenza con il distretto di Sassuolo è data dalle 'terre' utilizzate dai ceramisti viterbesi, ovvero argille, feldspati, sabbia silicea, ossidi di ferro, allumina e quarzo, provenienti principalmente dall'Inghilterra e dalla Cina.

"L'aumento spropositato del gas si è fatto sentire anche da noi, com'è ovvio, ma la situazione è ancora sotto controllo, anche perché gli ordinativi sono stati così tanti e i margini di guadagno talmente alti nel 2021 che nessuna azienda ha fatto ricorso alla cassa integrazione", spiega il segretario generale della Filctem Cgil di Viterbo Mauro Vaccarotti: "Viceversa, chi lavora per conto terzi risente di più del momento di difficoltà e ha già provato a fermarsi. Questo, dopo la parentesi del Coronavirus, assorbita comunque bene dal nostro distretto in pochi mesi, lavorando tutti i sabati e riducendo le ferie, dopo il blocco avvenuto fra marzo e maggio, tanto che a fine 2020 si era tornati agli stessi livelli dell'anno precedente, con il fatturato invariato e gli utili maggiorati, mentre dal lato occupazionale era cresciuta del 10% la richiesta di lavoro interinale, dal 2020 al 2021".    

Sotto il profilo contrattuale, proprio negli ultimi giorni è ripresa la discussione fra sindacati e controparti datoriali sul rinnovo del contratto integrativo territoriale, scaduto nel 2008. "Di regola - precisa il dirigente sindacale -, se l'integrativo non viene disdettato, ogni anno rimane invariato e le aziende lo devono comunque applicare. Ma, indubbiamente, dopo 14 anni di attesa, è arrivato il tempo di rinnovarlo".

Per quanto riguarda il futuro, in casa sindacale è difficile fare previsioni attendibili. "Sappiamo di avere a che fare con una crisi ciclica, che si presenta di solito ogni otto-dieci anni", conclude Vaccarotti: "L'ultima è avvenuta in concomitanza della bolla speculativa del 2008-2010, causando uno sconquasso nel nostro comparto della stoviglieria, andato completamente distrutto fra il 2000 e il 2008 a causa della concorrenza cinese, tanto che di 35 realtà aziendali ne è sopravvissuta una sola, con 115 addetti. Ultimamente, sono nate due-tre microaziende, sempre del comparto, ognuna con una decina di dipendenti, ma quel mercato non si è più ripreso".  

Leggi anche

Ceramica

La tempesta perfetta

Roberto Greco

Prima il Covid, poi l'aumento dei costi energetici, ora la guerra. Per il settore, leader mondiale delle piastrelle, le vicissitudini non finiscono mai. Tosoni, Filctem Cgil: "Il governo deve convocare le parti sociali e intervenire per calmierare i prezzi e tutelare l'occupazione con ammortizzatori sociali ad hoc, avviando nel contempo una svolta green"