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L'esperienza

Come una seconda casa

Patrizia Pallara
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L'Istituto per sordi di Roma è un punto di riferimento fondamentale per famiglie e utenti. Lo è per Carlo e Marie, che dodici anni fa hanno adottato in India tre bambini uno dei quali, Mangal, è sordo. E per i genitori di Noemi, che si sono rivolti allo sportello dell'Issr per avere consulenze e informazioni

Se hai una disabilità come la sordità, a chi ti rivolgi? Se vivi a Roma sei fortunato, perché in via Nomentana c’è l’Istituto statale per sordi, una splendida struttura storica, oggi un po’ in decadenza per mancanza di manutenzione, un punto di riferimento per famiglie e utenti, per associazioni e operatori, per insegnanti e formatori. Un posto dove puoi trovare tutto ciò che cerchi sul tema, dove ti possono sbrogliare le matasse burocratiche, sostenere, consigliare. Insomma, quasi una seconda casa aperta a tutti, che però rischia di chiudere per mancanza di fondi e risorse, lasciando per strada venti collaboratori precari che da 25 anni la animano con passione e dedizione. La pensa così Carlo Calvo, papà di Mangal, adottato in India dalle suore di Madre Teresa dodici anni fa insieme alle sue due sorelle, oggi ragazze. Mangal è sordo dalla nascita e per Carlo e sua moglie Marie non è stato facile all’inizio capire e conoscere il mondo della sordità.

“Qui i nostri figli hanno iniziato il percorso scolastico, qui sono stati accolti in modo eccezionale – racconta Carlo -. Per loro l’istituto è stato un approdo sicuro, ma anche per noi. Con mia moglie non sapevamo niente di questo ambiente, siamo dovuti partire da zero: come muoverci con le istituzioni e la burocrazia, quali agevolazioni ci sono. Ecco, lo sportello sulla sordità è stato un aiuto incredibile. Tante volte sono venuto qui per chiedere che cosa dovevo fare per risolvere una determinata situazione. Abbiamo anche avuto l’opportunità di fare un corso di formazione sulla Lis, la lingua dei segni, per genitori di ragazzi sordi. È impensabile che possa chiudere”.

Percorso diverso per Noemi, i cui genitori sono approdati all’Issr quando lei aveva 17 anni e hanno avuto bisogno di una consulenza giuridica perché stavano facendo le pratiche per richiedere l’invalidità. “Qui hanno trovato disponibilità, cordialità ma soprattutto tantissima competenza – dice Noemi Iovino, che di anni adesso ne ha 27 -. Da allora non abbiamo più lasciato lo sportello sulla sordità, a cui mi sono rivolta anche io per vari motivi, sempre legati all’ambito giuridico. Tuttora continuo a chiedere consigli e delucidazioni e trovo che sia un servizio efficiente e soprattutto risolutivo. Questo sportello è una presenza fissa nella mia vita”.

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Patrizia Pallara

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