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La sentenza

Ferrovie appulo lucane condannate per condotta antisindacale

Ferrovie: sindacati, a rischio 100 mila addetti
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Il 7 giugno scorso il tribunale di Matera ha emesso sentenza a favore della Filt Cgil Matera e dei lavoratori da essa rappresentati condannando Ferrovie appulo lucane per condotta antisindacale, obbligando l’azienda a riprendere la regolare attività di confronto con il sindacato, secondo quanto previsto dallo Statuto dei lavoratori e dal ccnl.

"Un giorno importante per la Filt provinciale, dal punto di vista della legalità e della difesa dei diritti dei lavoratori. Si chiude infatti una pagina spiacevole scritta dalle Ferrovie appulo lucane, che ricordiamo essere una delle aziende strategiche per il rilancio del nostro territorio, per quanto concerne i collegamenti e la mobilità. Fal, infatti, oltre a disattendere tante delle promesse oggetto della campagna mediatica dell’era Colamussi, si è distinta nell’ultimo decennio per una politica austera nei confronti del personale. In particolar modo, a caratterizzare il modus operandi di questa amministrazione è proprio la mancanza di relazioni industriali, con la sola comunicazione a mezzo 'informative' e decisioni unilaterali, salvo qualche gentile concessione in favore di qualche sigla sindacale. Tale condotta ci vedeva costretti, un paio di mesi or sono, a denunciare l’azienda per condotta antisindacale". Così Mario Clemente, segretario generale Filt Matera, Eustachio Nicoletti, segretario generale Cgil Matera e Maurizio Girasole responsabile Ufficio vertenze e legali Cgil Matera in un comunicato congiunto. 

"Ovviamente un’organizzazione libera e presente sul territorio come la Filt, non ha mai fatto mancare il proprio impegno nel cercare di indurre Fal a intraprendere un percorso di trasparenza, collaborazione e imparzialità, ma a nulla è servito. Fino al punto da doversi rivolgere alla giustizia. Attendiamo vigili e impazienti che quest’inversione di marcia da parte dell'azienda avvenga e che nei prossimi giorni si riprendano le attività di confronto, che normalmente esistono in un paese civile e democratico, fra datore di lavoro e sindacati", concludono i tre sindacalisti.