45 milioni di ore di cassa integrazione richieste dalle imprese e autorizzate dall’Inps a marzo tra Veneto e Friuli Venezia Giulia. Un’autentica esplosione della domanda: rispetto a febbraio, più 422 per cento per il Veneto e più 188 per il Friuli. Se si guardano nel dettaglio i numeri, cresce soprattutto la cassa ordinaria e quella in deroga, mentre diminuisce la straordinaria.  “Sono dati che confermano l’allarme e la preoccupazione che abbiamo espresso in queste settimane rispetto alla scadenza che ci aspetta, e cioè il divieto di licenziamento che, se non prorogato, dovrebbe finire a giugno – afferma Christian Ferrari, segretario generale Cgil Veneto -. Questa fiammata si spiega in due modi. A marzo scadeva la cassa integrazione Covid gratuita e molte aziende hanno avanzato la richiesta per il residuo che altrimenti avrebbero perso. Inoltre, lo scorso mese è stato il cuore della terza ondata nel Nordest, diventata zona rossa, con le chiusure e i provvedimenti restrittivi che hanno portato a un calo dei consumi e alla caduta della domanda”.

Ci sono settori completamente fermi, come turismo, ristorazione, commercio, terziario. E c’è un’industria che presenta situazioni eterogenee, con ambiti in grande difficoltà, per esempio moda, tessile, abbigliamento e calzature. E poi c’è la filiera dell’alimentare e delle bevande legata all’esportazione, che oggi è in caduta. Complessivamente da inizio pandemia i consumi sono calati del 12 per cento, gli investimenti del 10, l’export dell’8,2. “Questi dati dimostrano che la crisi sanitaria e quella economica sono due facce della stessa medaglia – spiega Ferrari –. Se non si mette sotto controllo la prima non si creano le condizioni per la ripartenza della seconda. È il virus che detta l’andamento dell’economia. Quindi inaugurare l’estate con un via libera alle ristrutturazioni e ai licenziamenti è un errore”.

Secondo il sindacato oggi è necessario prorogare le misure per superare la fase acuta dell’emergenza. “Dobbiamo usare questo tempo per portare avanti la campagna di vaccinazione di massa – ribadisce Ferrari -, per la riforma degli ammortizzatori sociali che stiamo discutendo e per incentivare tutti gli strumenti alternativi per la risoluzione del rapporto di lavoro. L’obiettivo è arrivare al momento in cui verrà tolto il blocco dei licenziamenti con una rete di protezione che eviti un’ulteriore caduta di livelli occupazionali”. Nel 2020 il Veneto ha già perso 60mila posti di lavoro, e non può permettersi di perderne altri.