Lavorano negli ospedali e nelle scuole, ma non rientrano nel piano vaccinale. Eppure rischiano la salute, esattamente come gli altri. Sono le migliaia di lavoratori metalmeccanici del mondo degli appalti: quelli che si occupano dalla manutenzione dei nosocomi o delle caldaie degli istituti scolastici, quelli che entrano nelle nostre case per riparare il guasto alla linea telefonica o alla connessione internet. Esposti quotidianamente all’elevatissimo rischio di contrazione del virus, eppure ignorati dalle istituzioni.

“Abbiamo scritto al ministro della Salute Speranza, al presidente Arcuri, affinché il ‘piano vaccini’ contempli anche chi lavora in modo più precario, ma non per questo meno indispensabile”, spiega la segretaria nazionale della Fiom Cgil Barbara Tibaldi, sottolineando che stiamo giustamente mettendo in sicurezza tutto il corpo sanitario, ma “dimentichiamo che all’interno degli ospedali abbiamo persone che svolgono un lavoro, altrettanto essenziale, che non saranno vaccinati”.


Fiom, Fim e Uilm sono “fortemente preoccupati” per quanto sta accadendo nel mondo degli appalti, per questi lavoratrici e lavoratori “che vivono tutti i giorni in prima linea, assicurando ai cittadini l’esercizio dei diritti fondamentali e l'utilizzo dei servizi essenziali, garantiti costituzionalmente”. E chiedono, proprio per l’attività che svolgono, che siano inseriti al più presto nella fase in corso della campagna vaccinale. “Sarebbe assurdo – proseguono le tre organizzazioni – avere lavoratori vaccinati e altri no nello stesso luogo di lavoro, vanificando il ruolo e l’importanza del vaccino che è quello di rendere i luoghi ‘collettivi’ sicuri per tutti”.

La difesa e la protezione della salute, oltre che dei diritti del lavoro, è per i sindacati una priorità. “Abbiamo bisogno di costruire un Paese che non lasci indietro nessuno, nessun lavoratore e nessun cittadino”, conclude la segretaria Tibaldi, evidenziando che è proprio “per questa ragione, a partire appunto dal diritto alla salute, che abbiamo inviato la lettera. Speriamo di ottenere una risposta. Speriamo anche che dall’allargamento del piano vaccini parta un’idea di Paese che non escluda nessuno e non crei disuguaglianze nei diritti, primo fra tutti il diritto alla vita”.