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Il paradosso

Politiche attive di precariato

Foto: MATTEO BIATTA SINTESI
Simona Ciaramitaro
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L'Anpal servizi, la società in house dell'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, utilizza 687 precari che hanno il compito di reinserire nel mondo del lavoro i disoccupati

Precari in una società a totale controllo pubblico e che opera nel campo delle politiche attive del lavoro, quella che gestisce anche i ‘navigator’ assoldati in relazione al reddito di cittadinanza. Sembra  una contraddizione e invece si tratta della realtà per 687 lavoratori dell’Anpal servizi, per la mancata stabilizzazione dei quali Cgil nazionale, NIdiL e Fisac hanno confermato lo stato d’agitazione, in attesa che persone impiegate anche da un ventennio nella società vedano riconosciuto un contratto a tempo indeterminato.

Ricostruiamo la vicenda con Corrado Ezio Barachetti, coordinatore nazionale mercato del lavoro della Cgil. Il sindacato aveva fatto un accordo che prevedeva la regolarizzazione di tutti i precari della società totalmente controllata da Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, ma l’amministratore unico e presidente, Domenico Parisi, ne ha data “una sua interpretazione ipotizzando una prima stabilizzazione di 450 persone circa, vantando la scusa che la norma ad hoc contenuta nel decreto Mille proroghe non era chiara e che, a suo dire, non aveva a disposizione le risorse necessarie, previste invece dalla norma stessa”.

Parisi, come ci spiega Barachetti, voleva in realtà “vincolare tutto al suo piano industriale, che però, oltre a recuperare solamente una parte dei precari storici, contemplava la nuova assunzione di figure professionali che, peraltro, ancora non esistono all’interno dell’azienda, ma che lui immaginava come utili e indispensabili per il piano industriale”. C’è anche da ricordare che tale piano risulta già datato, perché non tiene conto dell’emergenza Covid e appare in realtà studiato a misura e interesse di ciò che l’amministratore unico voleva fare di Anpal servizi.

La vicenda prosegue da più di tre mesi, ma gli ultimi episodi possono essere catalogati come “folli”: “in uno degli ultimi incontri il Cda ha rifiutato di approvare il piano industriale di Parisi – spiega il coordinatore del mercato del lavoro della Cgil -, quindi il piano è stato ripresentato pressoché identico, ma, durante l’approvazione delle linee guida triennali di Anpal servizi, le Regioni hanno votato contro”. L’assurdo sta nel fatto che l’agenzia ha come primo interlocutore proprio le Regioni, le quali hanno reiterato il proprio no successivamente, quando il piano industriale è stato approvato insieme al bilancio con “l’astensione del ministero e con l’unico voto a favore dello stesso Parisi, perché vale il doppio”. L’amministratore unico si è sostanzialmente approvato il piano da solo.

La Cgil ha messo in campo tutti gli strumenti necessari a contrastare la strana vicenda. Il direttore generale di Anpal servizi, Paola Nicastro, su indicazione del ministero del Lavoro, ha segnalato la presenza di doppioni nelle linee operative dei sistemi informatici individuati nel piano, ingiustificabili perché già esistono in seno ad Anpal e per i quali lo stesso dicastero non è disposto a pagare due volte. “Questa operazione – prosegue Ezio Barachetti - viene bloccata con un decreto direttoriale che recepisce la giusta osservazione del ministero, sono sospese le linee operative e Parisi reagisce bloccando tutte le stabilizzazioni e sostenendo che senza linee operative non è possibile trovare spazi per questi lavoratori precari. La ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, dal canto suo, decide che è stato passato il segno e convoca amministratore unico e direttore, obbligando Parisi a trasferire tutte le informazioni necessarie a Nicastro”. Parisi, “che è tipo da non volere mai perdere”, si dice contento dei chiarimenti e della possibilità che le procedure di stabilizzazione ripartano.

La Cgil porta a casa in questo modo 687 stabilizzazioni, con procedura concorsuale non aperta e senza le graduatorie triennali che immaginava Parisi, ma rimane ancora un fondamentale nodo da sciogliere: “Con il decreto rilancio sono state introdotte procedure a-concorsuali di semplificazione per gli amministratori pubblici, ma il presidente non ne vuole sapere - denuncia Barachetti -. Noi stiamo diventando matti per rappresentare il problema al ministero che precedentemente ci aveva dato ragione, e ora è il momento che qualcuno intervenga a fermare Parisi, per il semplice motivo che i precari dei quali si sta parlando sono gli stessi che lavorano per lui, magari anche da 20 anni. Il governo ha creato appositamente la norma affinché siano immessi a tempo indeterminato, dopo avere già passato 7-8 selezioni, rendendo quindi sufficiente il solo colloquio motivazionale.  È gente che ha un curriculum pieno di anni di storia e di professionalità, quindi, come dice la legge, dovrebbero solamente fare un colloquio nelle loro sedi regionali e chi passa passa”. 

Per quest’ultimo tassello il sindacato chiede l’interessamento delle forze politiche, nella speranza che si possa fare partire la macchina delle politiche attive. La Cgil lo farà anche il 23 luglio, quando i rappresentanti dei lavoratori andranno al ministero del Lavoro unitariamente per la riforma degli ammortizzatori sociali: “Abbiamo ben presente che questa guerra non la si vince solo con gli ammortizzatori – conclude Barachetti -, ma si deve immaginare per il futuro il rilancio dell’occupazione e dare una mano a chi è stato obbligato a riconvertirsi professionalmente e si è visto dare un’ulteriore spallata dal Covid. Bisogna trovare soluzioni attraverso le politiche attive e stabilizzare 687 precari storici potrebbe essere il primo risultato”.