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Iveco - Cnhi

Un accordo è un accordo

Foto: Fiom Cgil nazionale (facebook)
Martina Toti
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La mobilitazione delle tute blu per difendere piano industriale e occupazione. L' azienda rispetti gli impegni scritti e il governo batta un colpo. E arriva subito la convocazione al Mise

Tutti fermi. Oggi all’Iveco di Brescia le tute blu hanno scioperato. Compatte. Due ore di stop per chiedere che il gruppo Cnh Industrial rispetti il piano industriale ma anche che il governo batta un colpo. I ministri del lavoro e dello sviluppo economico dovrebbero convocare il tavolo, o almeno così si spera, anche perché gli effetti della pandemia si fanno sentire pesanti sul settore dell’automotive e servono investimenti e ammortizzatori sociali adeguati. A Brescia l’Iveco è il motore pulsante della città. Storia e industria. I dipendenti sono 2mila e, dopo l’accordo quadro del 10 marzo scorso, aspettavano un rilancio che oggi, dopo le recenti dichiarazioni dell’azienda, sembra allontanarsi. Invece si trovano a incrociare le braccia perché la strada si fa tutta in salita. Laddove si immaginava un notevole incremento dei volumi produttivi, oggi la sofferenza è forte. Antonio Ghirardi è il segretario generale della Fiom Cgil bresciana: “Abbiamo invitato a partecipare anche il sindaco di Brescia e il presidente della Provincia perché chiediamo alle istituzioni di intervenire affinché Iveco rispetti gli impegni. Non chiediamo nulla di particolare solo di rispettare quell'accordo scritto.”

 

La sfida dell’Iveco, però, non è circoscritta a Brescia. Prova ne è che oggi hanno scioperato anche i metalmeccanici di Suzzara e, nei giorni scorsi, altrettanto hanno fatto gli operai di tutti gli stabilimenti del gruppo. Se la fabbrica di Pregnana milanese cesserà la produzione il prossimo anno e il polo di San Mauro sarà riconvertito alla logistica, a Foggia è ancora in bilico la commessa Fca, a Torino driveline il ricorso agli ammortizzatori sociali è sempre più pressante e a Lecce si vive lo stesso stato di allarme di Brescia. Migliore la situazione a Torino motori, Modena, Jesi, Piacenza e alla Iveco Defence ma l’assenza di una politica industriale nazionale – denuncia la Fiom Cgil – e i rischi di desertificazione industriale dell’automotive non lasciano tranquillo nessuno.

La mobilitazione di oggi fa parte di un pacchetto di otto ore di sciopero indetto dopo l’ultimo incontro in conference call con il Mise. In quell’occasione il segretario nazionale della Fiom Cgil Michele De Palma aveva ammonito l’esecutivo: “Abbiamo di fronte due strade: investire su innovazione e occupazione o accompagnare la crisi”. Intanto dopo lo stop di oggi il Sottosegretario del Mise Todde ha convocato un incontro, per mercoledì 29 luglio alle 11.Il tempo della scelta è adesso.