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Reportage

Lamborghini, la fabbrica dei sogni

Carlo Ruggiero
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Reportage dalla linea di produzione della Urus, un gioiello tecnologico che integra artigianato e robotizzazione del lavoro. Un modello contrattato in anticipo da lavoratori e sindacati, e che ha reso lo stabilimento un luogo più sicuro ed efficiente

Nello stabilimento Lamborghini di Sant’Agata Bolognese, il nuovo Suv della casa del toro è prodotto grazie a delle nuove tecnologie che aiutano gli operai nel loro lavoro quotidiano. Si tratta di un modello all’avanguardia alla cui progettazione e realizzazione, nel 2015, hanno partecipato attivamente lavoratori e sindacati. E che ha portato all’assunzione stabile di ben 500 operai.

Il rischio che la nuova linea di produzione venisse realizzata a Bratislava, all’epoca, era concreto. Ma un contratto integrativo aziendale ne ha permesso la realizzazione qui, in Emilia. “Il nostro accordo è stato un tassello fondamentale per portare tutta questa innovazione a casa nostra - racconta un Rsu Fiom – ma è la partecipazione continua che ha permesso di agevolare la rivoluzione tecnologica”. Una rivoluzione governata che ha creato un luogo di lavoro che assomiglia molto poco a una fabbrica metalmeccanica: è silenzioso, assolato, ergonomico e molto spazioso.

E la contrattazione continua. Attualmente, in Lamborghini, sono attive ben cinque commissioni bilaterali che s’incontrano di continuo, e vengono stipulati in media 25 accordi sindacali l'anno. “Solo così si riesce a coniugare al meglio la tecnologia e la partecipazione di tutti i lavoratori e del sindacato all'interno del progetto. Il robot non è nemico del lavoro, ma solo se si riesce a contrattarlo”.