Quello che rimane certo della strage di Ustica  è, purtroppo, il numero delle vittime. 81: 64 adulti, 11 bambini tra i due e i dodici anni, due bambini di età inferiore ai 24 mesi, oltre ai 4 uomini dell’equipaggio. 81 nomi, 81 storie, 81 vite che terminavano, tragicamente e ancora senza un perché, 42 anni fa. Un contadino, un’assistente universitaria, un’avvocatessa, un impiegato, un carabiniere, una baby sitter, una mamma, un papà, uno - troppi - bambini.

Tra questi Alessandra Parisi, morta a sei anni insieme alla madre. “Oggi avrebbe avuto 46 anni - scriveva qualcuno in occasione dei 40 anni della morte -  Forse sarebbe stata un avvocato come lo zio o magari avrebbe seguito le orme della mamma, la prima donna a laurearsi in Ingegneria nucleare in Italia”. E invece Alessandra è morta.

Morta come Giuseppe, che rimarrà per sempre un bambino di 10 mesi. La vittima più giovane di una storia che ha improvvisamente interrotto le storie di uomini, donne, bambini, anziani. La storia di Antonio che stava andando al matrimonio del suo migliore amico. Di Giovanni e Antonella che tornavano dopo aver fatto visita in ospedale a Bologna alla loro mamma. Di Francesca e Sebastiano pronti a passare le vacanze dai nonni. Del fotografo Giuseppe Lachina, 58 anni, che insieme alla moglie Giulia Reina era partito quel giorno lasciando a casa quattro figli Elisabetta, Ivano, Riccardo e Rosalnda.

“Ci siamo trovati come quattro bambini persi nel bosco - racconterà Elisabetta  - coi i miei fratelli non abbiamo detto una parola, non riuscivo nemmeno a guardarli negli occhi, se l’avessi fatto avrei visto il mio stesso terrore”.

“Caro diario - scriveva Linda - oggi 28 giugno 1980 non crederai a quello che ti dirò ora: la Mamma e il Papà non hanno ancora telefonato per dire che sono arrivati. Qui sono tutti agitati. Non credo a quello che sento, dicono che l’aereo è scomparso!! NO! Non è possibile, non può succedere niente di brutto ai miei genitori. Io sono la piccola di casa. Ma perché a casa nostra c’è sempre il dottore e mi mandano sempre a comprare la camomilla? Perché i miei fratelli e mia sorella piangono sempre? Perché la TV fa vedere sempre quelle immagini nel mare? Sono tutte finte, come dice sempre la Mamma! Se potessi sentirla al telefono la Mamma mi tranquillizzerebbe. Mi sento morire. I miei fratelli sono partiti a cercare Mamma e Papà. Sono due giorni che tengo le dita incrociate, qui sono tutti disperati, ma io no, perché so che Mamma e Papà torneranno molto presto. C’è un via vai di parenti, amici che ci opprimono, piangono. Non sanno che lo fanno inutilmente, perché non è vero niente. Mamma e Papà torneranno da me, perché non lascerebbero mai la propria piccola qui sola. I miei genitori mi vogliono troppo bene per abbandonarmi. Tornate presto vi prego”.

Ma Giuseppe e Giulia non torneranno più. Così come Vincenzo, Concetta, Marianna e tutti gli altri.

Quell'aereo volava sicuro. Su una rotta del tutto ufficiale. Ma nell'ombra di quelle sue ali. Un conflitto tra stati scoppiò.

Scoppiò. Come una bomba. Come la bomba che due mesi più tardi sventrerà la stazione di Bologna e con lei l’innocenza del nostro già martoriato Paese.

“Qualche giorno fa - raccontava Giorgio Breveglieri a Repubblica - mi sono trovato a Bologna dalle parti di via Giorgio Vasari per incontrare alcune persone. Dopo aver parcheggiato, mi sono reso conto di essere a pochi passi dal Museo della memoria di Ustica. Non ho resistito e sono entrato. Ero poco più che ventenne nel giugno 1980 quando accadde la tragedia. Sono cresciuto attraverso anni di depistaggi e di verità intuibili, ma mai completamente acclarate. Durante questi anni ci si è quasi dimenticati del dramma che le persone a bordo possano avere vissuto e del dolore insanabile che ha colpito i familiari. Ho osservato a lungo quel puzzle di pezzi pazientemente ricomposti rimanendo scosso, ma allo stesso tempo felice che la memoria di quel disastro non sia stata cancellata. Mi ha molto colpito la vista di uno dei finestrini della cabina di pilotaggio, fuso per effetto del calore generato dall’esplosione. Poco dopo sono uscito in lacrime ringraziando Bologna, l’Associazione dei famigliari delle vittime ed il fatto che non tutti abbiano la memoria del pesce rosso. Un momento importante per riflettere. Bologna non dimentica i suoi morti nemmeno il 2 agosto, quando con un sole che spacca, il piazzale della stazione è pieno di gente, in memoria di quella sporca strage fascista”.

Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po' molli
Col seno sul piano padano ed il culo sui colli
Bologna arrogante e papale, Bologna la rossa e fetale
Bologna la grassa e l'umana già
un poco Romagna e in odor di Toscana
(…)
Bologna è una donna emiliana di zigomo forte
Bologna capace d'amore, capace di morte
Che sa quel che conta e che vale, che sa dov'è il sugo del sale
Che calcola il giusto la vita e che sa stare in piedi per quanto colpita