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Autonomia differenziata

Cgil, da sfide epocali si esce solo come Paese unito

Foto: Fabio Cimaglia/Sintesi
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“L’incontro che si è svolto oggi tra la ministra per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini, e i presidenti di Regione, che hanno chiesto il riconoscimento di ulteriori forme di autonomia, in applicazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, è l’ennesima tappa di un percorso che sta proseguendo in assenza di qualsiasi dibattito pubblico, pur trattandosi di un provvedimento che, se approvato, avrà ricadute importanti sulla vita quotidiana delle persone”. È quanto dichiara il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari.

“È ora di chiudere – prosegue il dirigente sindacale – la fase autoreferenziale di questa discussione, per aprire un vero confronto trasparente, pubblico e nazionale su un tema che non può riguardare solo alcuni territori. Occorre coinvolgere tutto il Paese, confrontarsi con le parti sociali, rispettare le prerogative del Parlamento, che rischia di dover approvare un disegno di legge a scatola chiusa. Lo stesso Governo, peraltro, non sembra concorde, viste le prese di posizione di alcuni suoi membri che esprimono non poche perplessità rispetto alle bozze non ufficiali fatte circolare fin qui. A ulteriore conferma che su un terreno delicatissimo, che potrebbe mettere in discussione equilibri istituzionali e aggravare divari territoriali già intollerabili, sarebbero sbagliate forzature e fughe in avanti".

"Non abbiamo condiviso un simile metodo quando, nel 2017, la discussione sull’autonomia differenziata è cominciata, lo condividiamo ancor meno adesso: dopo due anni di emergenza sanitaria che hanno sconvolto il mondo e il Paese, con la guerra che imperversa alle porte dell’Europa, con una situazione economica e sociale che diventa ogni giorno più drammatica. L’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è riaprire in questo modo la strada verso l’autonomia differenziata, senza aver approvato i Lep (Livelli essenziali delle prestazioni), senza aver fissato i principi fondamentali, senza aver previsto strumenti di perequazione e, peraltro, con la riproposizione del criterio della spesa storica”.

“In occasione di questo incontro la Cgil – conclude Ferrari – rinnova, quindi, la richiesta già avanzata alla ministra di avviare un confronto di merito e ribadisce l’assoluta contrarietà a ogni scelta che comporti una frammentazione dell’unitarietà dei diritti civili e sociali dei cittadini, a partire dall’unità del sistema d’istruzione. Siamo invece convinti che bisogna invertire l’ordine delle priorità, partendo da provvedimenti straordinari e interventi volti a rimuovere le disuguaglianze esistenti e a definire una cornice unitaria di principi e prestazioni non derogabili, da garantire in modo uniforme ed esigibile su tutto il territorio nazionale, in maniera tale da assicurare benessere ed equità sociale per tutti i cittadini, a prescindere dal luogo di residenza. Dal tornante storico che abbiamo di fronte, con le sfide epocali che porta con sé, si può uscire solo insieme, come Paese unito, non sortirne ciascuna Regione per proprio conto”.