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Verso il 25 novembre

La violenza sulle donne corre sui social

Foto: www.insidemarketing.it
Esmeralda Rizzi
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Uno studio rivela che sono loro le più insultate in rete: osano prendere la parola e in una logica misogina questo non è accettato. In vista della Giornata per l'eliminazione della violenza maschile, bisogna fermare la cultura dell'odio

Chi sono i soggetti più colpiti dall’odio in rete? Le donne. E non di poco. Empiricamente ne avevamo già contezza, ma oggi ne abbiamo avuto la conferma su base numerica grazie a Vox, osservatorio italiano sui diritti, che periodicamente pubblica la mappa dell’intolleranza realizzata in collaborazione con alcune università italiane. Nel corso della rilevazione del 2021 che ha raccolto un milione, 304mila e 537 tweet nel periodo tra fine gennaio e ottobre, sono stati classificati come negativi, ovvero violenti, aggressivi, insultanti, il 43% dei tweet

L’analisi ha poi individuato 6 cluster: donne, migranti, musulmani, omosessuali, ebrei e disabili, e dato così un valore all’odio sul web. Il 42,6% del complesso dei tweet generati si riferiscono a donne, ma se guardiamo ai soli messaggi di odio e discriminazione, la percentuale sale notevolmente e arriva al 70,7%.


Gli insulti più ricorrenti li abbiamo letti tante volte. Anche sotto i commenti alle dirigenti della Cgil, o a Laura Boldrini, o alle altre donne esposte pubblicamente e che ricoprono ruoli di prestigio: "Stronza, puttana, troia, demente, vacca, isterica, cessa, psicopatica, porca". Ognuna di queste parole racchiude un trattato sulla misoginia. 

Le donne vengono aggredite in massa sui social molto, molto più di qualunque altro cluster perché hanno osato prendere la parola, esternare, dire ciò che pensano. E lo fanno da un pulpito che viene considerato usurpato perché nella logica misogina le donne non sono adeguate, abbastanza preparate, sufficientemente in gamba quindi non meritano il ruolo che ricoprono e che magari hanno sottratto a un uomo più bravo ricorrendo a stratagemmi femminili o molto più banalmente alle quote.

Nella cultura patriarcale che qui si intreccia con le dinamiche polarizzanti dei social dove tutto è bianco o nero, con me o contro di me, le donne sono l’altro, il nemico e quindi il principale “oggetto di aggressione”.  Perché la violenza sulle donne è innanzitutto un problema culturale.

Esmeralda Rizzi è componente del Dipartimento Politiche di genere della Cgil Nazionale