Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

L'assalto

"Intorno a me tutto sangue". La macelleria messicana della scuola Diaz

 Diaz di Daniele Vicari
Ilaria Romeo
  • a
  • a
  • a

Il 21 luglio del 2001 a conclusione del G8 di Genova e a poche ore dalla morte di Carlo Giuliani si consuma una della pagine più buie della Repubblica

La sera del 21 luglio 2001, tra le 22 e mezzanotte, nella scuola Diaz di Genova, dove 93 ragazzi si erano sistemati per passare la notte, facevano irruzione i reparti mobili della Polizia di Stato con il supporto operativo di alcuni battaglioni dei Carabinieri. Un giorno terribile e indelebile nei ricordi di tutti noi, nel quale, anche secondo quanto stabilito dai giudici della Corte di Strasburgo, sarà violato l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani sul “divieto di tortura e di trattamenti disumani o degradanti”.

“Intorno a me era tutto coperto di sangue - racconterà Michael Gieser, economista belga - Un poliziotto gridò ‘Basta!’ e per un attimo sperammo che tutto sarebbe finito. Ma gli agenti non si fermarono, continuarono a picchiare di gusto. Alla fine ubbidirono all’ordine, ma erano come dei bambini a cui si toglie un giocattolo contro la loro volontà”.

"La cosa che più mi ha terrorizzato della mia permanenza a Bolzaneto - scriverà Simone Pieranni - non è stato quello che ho subìto, ma quello che sentivo stavano subendo gli altri. Nella nostra cella arrivavano le urla terribili di altri manifestanti, urla che sono rimaste per diverso tempo aggrappate ai ricordi delle settimane successive. Devo anche ammettere il sollievo codardo di non essere là e la paura tremenda che sarebbe presto toccato a noi, cosa che in parte accadde, e poi l’arrivo improvviso dell’elemento che più di tutti mi spinge a chiedermi cos’è un essere umano: le risate. Insieme alle urla di dolore, sentivo le risate. È qualcosa che non t’aspetti, perché le grida di dolore di tante persone in qualche strage o film le abbiamo sentite, però le risate, le risate no”.

“Del G8 di Genova ricordo tutto - racconterà Lorenzo Guadagnucci, giornalista presente alla scuola Diaz - Per me durò un solo giorno, sabato 21 luglio, più due in stato d’arresto all’ospedale Galliera. Ricordo l’arrivo da Bologna con un treno speciale, l’angoscia per l’uccisione il giorno prima di Carlo Giuliani e poi l’enorme corteo, l’assurda carica della polizia, la paura di imbattersi negli agenti. E la poi la nottata alla Diaz. La spedizione punitiva, la furia degli agenti, i colpi dati alla cieca: l’orrore e l’umiliazione d’essere picchiato a sangue. E ancora l’arrivo in ospedale e la sorpresa dell’arresto, senza che qualcuno sapesse spiegarmene il motivo. Genova per me è stato un punto di svolta e di consapevolezza. Mi ha introdotto in un mondo che non conoscevo direttamente: la violenza istituzionale, gli abusi di polizia, le menzogne di stato”. Genova è stato questo per tanti di noi.

La perdita dell’innocenza della nostra generazione, una cesura, quel punto che divide irrimediabilmente la nostra storia - personale e collettiva - in un prima ed in un dopo. Genova di Carlo Giuliani, dei lacrimogeni, degli spari, delle violenze, del sangue.  L’omicidio, la mattanza, la sospensione delle garanzie costituzionali in una scuola e in una caserma, sotto gli occhi di ministri della Repubblica e politici troppo distratti per vedere, per capire, per reagire durante e tristemente anche dopo gli avvenimenti.

Genova e quel senso di ingiustizia che non riesci a mandare via neanche dopo vent'anni. Ognuno ha la sua immagine di quei giorni, il suo ricordo. Ciascuno di noi ricorda perfettamente dove fosse e cosa stesse facendo nell’attimo degli spari a Carlo, un ragazzo, come noi. Il suo corpo a terra in quella posa terribile e innaturale, quell’urlo “Dio mio no…” che squarcia il silenzio, entra in milioni di case e continua a rimbombare nelle nostre teste. “Chiedi cos’era la Diaz - scrive oggi, a distanza di 20 anni, Marco Damilano - chiedi che cosa è successo a Genova. Chiedilo a un ragazzo di venti anni che nel 2001 era appena nato. Cosa successe in quell’estate breve durata due mesi. Dal pomeriggio del 20 luglio, quando Carlo Giuliani cadde in una pozza di sangue, al pomeriggio dell’11 settembre a New York. «L’intero mondo abitato cambiò», sono le parole che lo storico Ibn Khaldun scrisse quasi sette secoli fa a proposito dell’epidemia di peste nera del 1348 che gli aveva strappato i genitori, tornate tragicamente attuali nell’ultimo anno con la pandemia di Covid-19. Ma il mondo intero era già cambiato venti anni fa, all’alba del secolo e del nuovo millennio. Quando la globalizzazione lucente degli anni Novanta - la caduta dei muri, la Rete nuova agorà democratica - aveva mostrato il suo volto violento. A New York. E prima ancora per le strade di Genova”.