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Pnrr

Istruzione e ricerca, la missione chiave e il rischio dispersione

Ccnl istruzione-ricerca 2016-2018, 8 luglio firma definitiva
D.O.
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Le valutazioni della Cgil sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. “Una delle più rilevanti per il contrasto alle disuguaglianze sociali e allo stesso tempo per le prospettive di sviluppo del Paese”

La Missione 4 (Istruzione e ricerca) del Piano nazionale di ripresa e resilienza del governo è una delle “più rilevanti per il contrasto alle disuguaglianze sociali e allo stesso tempo per le prospettive di sviluppo del Paese”. Lo afferma la Cgil nel suo documento di valutazione del Pnrr.

La Cgil ricorda che la quarta missione stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro – di cui 30,9 miliardi dal Dispositivo per la ripresa e la resilienza e 1 miliardo dal Fondo. “Molto positivi gli investimenti sull’infanzia, sui tempi scuola, sull’edilizia scolastica e digitalizzazione, sul contrasto alla dispersione, così come le riforme sul reclutamento, orientamento e organizzazione del sistema scolastico, anche se non sufficienti a recuperare un gap quasi ventennale”. Sono anche “importanti le risorse per il settore ricerca, anche se le misure sono troppo sbilanciate sul trasferimento tecnologico e sulla ricerca applicata”, osserva la Cgil.

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La quarta è la missione che è cambiata di meno rispetto alla bozza del governo Conte, ed è quella “che ha il migliore rapporto positivo tra progetti nuovi e progetti in essere”. Per la Cgil, tuttavia, “il piano non prefigura alcuna misura volta a dare una risposta concreta all'abuso del precariato, che ha toccato quest'anno nuove cifre da record (65mila cattedre scoperte dopo le immissioni in ruolo, altre 80mila cattedre in deroga su sostegno)”.

La confederazione rileva come vadano “nella giusta direzione” una serie di interventi:
- L’incremento dei servizi per i nidi e l’infanzia nel segmento di età 0-6 (152.000 posti per i bambini fino a 3 anni e 76.000 per i bambini tra i 3 e i 6 anni).
- L’incremento del tempo pieno e delle mense (costruzione o ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa mille edifici entro il 2026).
- Il proposito di diminuire il numero di alunni per classe e di rivedere la dimensione delle scuole.
- Gli interventi in edilizia anche per la costruzione di nuovi e moderni ambienti scolastici.
- Il cablaggio degli edifici.
- La previsione di rendere più snella la procedura dei concorsi per l’accesso all’insegnamento.

Ma sono interventi – rileva la Cgil – che “rischiano di non incidere in maniera decisiva”. Dal complesso emerge “una frammentazione dei progetti”, “le risorse risultano disperse su vari capitoli di intervento, quando invece dovrebbero essere concentrate su pochi importanti punti che sappiano tenere insieme le tre grandi direttrici che devono essere alla base del Piano: sostegno ai giovani, alle donne, al Sud”.

Inoltre “sui servizi educativi per l’infanzia si poteva e si doveva fare di più, proprio alla luce del divario rispetto agli standard europei: il rapporto tra posti disponibili negli asili nido e il numero di bambini di età compresa tra 0 e 2 anni si colloca al 25,5% con grandi differenze territoriali. Da questo punto di vista le modalità di assegnazione prioritaria delle risorse saranno decisive per superare le disomogeneità territoriali, convogliandole unicamente nelle zone prive o con scarsa presenza di tali servizi”.