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Abruzzo, anche i medici di famiglia per somministrare il vaccino

Foto: PxHere
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Parla il segretario generale della Cgil abruzzese, Carmine Ranieri: "Il covid pesa su tutti gli aspetti dell'economia e del welfare". Verso l'accordo tra regione e sindacati dei medici per individuare i pazienti con priorità

"La terza ondata della pandemia è già iniziata e in Abruzzo si sta vivendo una situazione drammatica". Carmine Ranieri, segretario generale della Cgil Abruzzo e Molise ricorda i numeri più significativi dell'emergenza covid sul proprio territorio: "Il 41% dei posti di terapia intensiva sono occupati e, per arginare il contagio, 26 comuni sono in zona rossa. Restrizioni necessarie che costano un prezzo enorme in termini occupazionali".

"Sono state chiuse le scuole di ogni ordine e grado – sottolinea Ranieri – creando ulteriori problemi agli alunni. Dobbiamo registrare l'impossibilità per molti genitori con figli sotto i 14 anni che seguono le lezioni a distanza di ottenere i permessi retribuiti al 50%, come previsto da una norma che ha cessato di avere efficacia dal 31 dicembre 2020.

Nei giorni scorsi i sindacati hanno incontrato l'assessore alla Salute, Nicoletta Verì, e sollevato la necessità di aumentare notevolmente il numero di persone vaccinate. Prossimo l'accordo con i medici di base per consentire anche a loro di effettuare le vaccinazioni. I sanitari si occuperanno di censire, tra i propri assistiti, coloro che dovranno essere avviati prioritariamente a vaccinazione in conseguenza di un quadro clinico particolarmente delicato. I medici potranno anche operare in strutture messe a disposizione da altri soggetti (come i Comuni) utilizzando il proprio personale infermieristico o di studio. In queste sedi, identificate come punti di vaccinazione territoriale, l'organizzazione dell'attività vaccinale sarà di competenza delle Asl.