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Nuovi orizzonti

Formazione, una rivoluzione copernicana

Roberto Greco
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Dai corsi in aula a quelli virtuali online, con docenti e partecipanti da remoto: così il lockdown ha mutato radicalmente contenuti, ruoli, modalità e percorsi formativi del sindacato. Un'occasione per avviare una rapida riorganizzazione interna in chiave digitale. Ne parliamo con il responsabile della Cgil nazionale, Giancarlo Pelucchi

Tanti progetti avviati, con una serie di corsi in atto e una moltitudine di persone impegnate, fra dirigenti e delegati sindacali. Questo era il mondo della formazione Cgil fino a cinque mesi fa. Poi, di colpo, lo stop imposto dal lockdown, a seguito del Coronavirus. “Così il 10 marzo scorso abbiamo dovuto convocare in fretta e furia il coordinamento della formazione Cgil, avviando una doppia operazione di conversione: da un lato, tutti i piani formativi sono passati nel virtuale, ovvero nella formazione a distanza, con tutti i docenti da 'remoto'; dall’altro, abbiamo aggiornato i programmi, focalizzando l’attenzione su argomenti più utili all’azione sindacale odierna, quali ammortizzatori sociali, indennità, salute e sicurezza, smart working”, ricorda Giancarlo Pelucchi, responsabile formazione Cgil nazionale.

Un passaggio brusco e repentino, a causa di un’emergenza sanitaria che, nei fatti, non è ancora cessata e continua a mietere vittime. “Insistiamo a non ritenere tale periodo una semplice parentesi, ma una fase di transizione e trasformazione da gestire con equilibrio, che sul piano della formazione può servire a implementare le cose che sapevamo già fare prima della pandemia”, sostiene il dirigente sindacale.

Partendo da dilemmi organizzativi e riflessioni teoriche dedicate: ad esempio, per lo svolgimento dei corsi, è meglio l’aula fisica o quella virtuale? “Dopo cinque anni di sperimentazione sulla formazione a distanza, di raccordo con l’Etui (European trade unions institute) sul piano delle attività internazionali, durante i quali abbiamo ‘testato’ vari modelli di formazione on line, comprato piattaforme digitali e formato i formatori, credo che lo svolgimento in aula sia indispensabile nella costruzione di relazioni e giochi utili a creare gruppo: si pensi, ad esempio, al linguaggio del corpo e allo scambio diretto di informazioni. Sperimentare le opportunità e forzare i limiti della formazione virtuale è strategico in un’epoca di cambiamenti organizzativi e di riduzione delle agibilità sindacali, di relazioni di lavoro e sociali precarie e intermittenti”, sottolinea l’esponente Cgil.

Oltretutto, anche sulla formazione si è avviata una sorta di rivoluzione copernicana, a seguito del Covid-19. “È tutto il sindacato che cambia, dal ruolo e mestiere di delegati, funzionari, dirigenti alla rivisitazione digitale di tutte le nostre attività di tutela, realizzate su basi nuove, in una fase che peraltro era comunque di cambiamento e auto-riforma. Sotto tale aspetto, anche le tradizionali analisi organizzative e i percorsi formativi sono da aggiornare e adeguare. E le risposte che la confederazione sta approntando strada facendo in modo rapidissimo fanno emergere ipotesi e progetti di riorganizzazione e formazione già discussi, che però immaginavamo di poter gestire in modo ‘normale’ con archi temporali differenti”, rileva Pelucchi.    

 


Passaggi e adeguamenti che non sono nient’affatto facili per partecipanti e docenti dei corsi. “L’aspetto cruciale è che le persone fanno fatica a passare da un’assemblea fisica a una virtuale: devono convincersi che quella on line sia utile, pur essendo una riunione del tutto diversa dal passato, con percorsi formativi nuovi, con tempi e ritmi del tutto inediti. Come la durata delle relazioni dei docenti, che si riduce da quaranta a venti minuti, corredata da slide, video, documenti, ‘pillole animate’. Per giunta, è tutto reso più complicato dal fatto che sono stati tagliati i permessi sindacali pressoché ovunque”, precisa Pelucchi.     

Malgrado i diversi ostacoli, ad ogni modo, si è avviato un nuovo processo, con il coordinamento della formazione che ha acquisito sempre maggiore importanza, dove ogni riunione è un’occasione formativa e dove ogni intervento è in realtà una lezione: “È diventato un vero e proprio organo della Cgil, composto da una settantina di persone, suddivise per un terzo da formatori senior, un altro terzo da neofiti e l’ultima parte da dirigenti apicali - responsabili regionali e di categoria – tutti con grandi competenze. Lo stesso piano formativo generale, presentato all’ultimo congresso nazionale Cgil, lo abbiamo integrato e stravolto su tempi e ritmi, sulla base delle nuove esigenze, maturate anche a seguito del lockdown", spiega Pelucchi.

In particolare, documenta il responsabile della formazione Cgil, “stiamo ragionando sulla riprogrammazione dei percorsi ‘Formazione formatori’, già avviati in Toscana, Calabria, Umbria e Puglia, e appena possibile partiremo con Abruzzo e Molise, riorganizzati tutti in modo virtuale. Mentre i corsi di genere per i dirigenti maschi (‘Ricominciamo da noi’) e per le donne (‘Un’organizzazione tutta per sé’), già pianificati nei diversi territori, sono stati rimessi in calendario. Invece, la formazione sulla contrattazione sociale territoriale e quella sull’accoglienza evoluta verranno riprogrammati con le zone interessate”.

 


Nell’immediato, la confederazione ha investito molto sulla capacità formativa attraverso due percorsi realizzati con la Fondazione Di Vittorio, patronato Inca e Filcams (questi ultimi due risultano i soggetti che più hanno investito su una struttura di formatori e tutor diffusa e decentrata). “Si tratta di percorsi molto estesi, con 250 persone coinvolte, più i tutor, tutti in modo virtuale. Non abbiamo la possibilità di organizzare aule, ma ciò che c’interessa è ricostruire il ciclo della formazione alla luce del cambiamento. Se una volta lo scopo della formazione era quello di dare la linea, oggi è necessario aggiornarsi secondo la logica dei mutamenti avvenuti; ad esempio, in un corso sulla contrattazione inclusiva serve che i partecipanti imparino a farla, altrimenti quello stage risulterà inutile”, commenta Pelucchi.

Il nuovo ciclo formativo si basa sull’analisi del fabbisogno. “Non ci sono più luoghi fisici, devi controllare quello che fai, misurarlo. Quel che è importante, per noi, sono essenzialmente tre cose: primo, sapere cosa ti chiedono le persone che devi formare. Secondo, conoscere le priorità che decidono categorie e territori, quante sono le persone da chiamare per il corso e le relative risorse da mettere a bilancio, ricordando sempre che la formazione è un investimento, non un costo. In pratica, stiamo arrivando a progettare corsi su misura, a seconda dei territori e delle categorie coinvolte, con tanto di valutazione e libretto formativo, che periodicamente andranno aggiornati. Il nostro obiettivo è che ognuno, dal delegato al dirigente, abbia periodicamente un’offerta formativa, fondata sulle competenze, con tanto di certificazione”, dice Pelucchi.

In pratica, nella Cgil si è avviata una trasformazione radicale in campo formativo, che dovrebbe risultare positiva. “Pensiamo solo alla dimensione territoriale: negli anni Settanta, la maggior parte dei corsi venivano organizzati fra Milano e Bologna, sotto Roma non c’era nulla o quasi. Oggi registriamo un boom di corsi virtuali proprio al Sud, in regioni come Basilicata, Sicilia e Sardegna. Il motivo è semplice, ora basta avere un computer e allacciare un collegamento per essere on line con ogni postazione sindacale. Le stesse assemblee virtuali sono più agili rispetto al passato, ed è più agevole la registrazione dei corsi, per via dei cambiamenti avvenuti nel campo delle telecomunicazioni: se poi l’argomento è complicato, si possono facilmente ritrovare tutti i documenti e gli interventi svolti in webinar in modalità sincrona e risentirli sulla pagina Fad in modalità asincrona. Così come apparirà più immediata la verifica della partecipazione ai corsi obbligatori sulla privacy attraverso un doppio sistema di certificazione. Insomma, alla fine i benefici dovrebbero sopravanzare le difficoltà intervenute”, conclude il sindacalista di corso d’Italia.