Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

La ripresa

Campania, una Fase 2 a metà

Foto: Simona Caleo
Mattia Carpinelli
  • a
  • a
  • a

A frenare la ripartenza il recepimento del decreto, ma anche le ordinanze della Regione. I problemi principali nei trasporti, avvio lento per metalmeccanici e tessili. Ricci (Cgil): "Preoccupazione per gli ammortizzatori non erogati"

Più che Fase 2, quella al via oggi in Campania può essere definita “Fase 1,5”. A frenare la ripresa, dopo oltre cinquanta giorni di lockdown, non c’è soltanto il lento recepimento dell’ultimo dpcm del 26 aprile scorso, ma anche le ordinanze – ben 42 firmate dall’inizio di marzo – dal presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che hanno di fatto bloccato molti settori. Fin dalle prime ore della giornata sorvegliate speciali sono state le principali stazioni ferroviarie, su tutte quella di Napoli, dove erano in attesa i treni alta velocità provenienti dal Nord.

Ma le ripercussioni principali si sono registrate sul trasporto urbano: dalla gomma, al ferro alla metro, non poche sono state le difficoltà per personale ed utenti. “A Napoli – racconta Amedeo D’Alessio, segretario generale Filt Cgil Campania – molte linee di superficie sono state costrette a saltare le fermate per la troppa affluenza”. Problemi anche col trasporto su ferro. Prese d’assalto la stazione di piazza Garibaldi della Cumana e della Circumflegrea. Anche la metropolitana, gestita dall’Anm, dove possono salire soltanto 180 passeggeri per treno, ha registrato sofferenze in alcune fermate, come quella di Materdei, dove su disposizione aziendale possono salire soltanto cinque passeggeri per volta. Restrizioni che hanno costretto l’utenza a riversarsi sul trasporto su gomma, preso letteralmente d’assalto, con le principali linee che hanno registrato non pochi problemi di gestione.

Ed è stato proprio con l’azienda napoletana per la mobilità che le organizzazioni sindacali hanno trovato un muro di fronte alla richiesta di far rientrare dalla cassa integrazione le 500 unità – tra controllori, autisti e verificatori – che erano stati messi in fermo con l’inizio del lockdown. “Se con tutte le aziende campane del trasporto pubblico c’è stato sempre un dialogo ed un confronto – spiega D’Alessio –, diverso è stato con l’Anm. L’azienda, di fronte alla nostra richiesta di far rientrare personale per dare supporto a macchinisti ed autisti proprio nell’avvio della Fase 2 per gestire i flussi ed il rispetto delle distanze nelle vetture, ha risposto con problemi di natura economica”. Potenziamento del servizio e del personale è stato chiesto anche all’Eav, azienda del trasporto regionale che gestisce Circumvesuviana e Cumana, ma al momento non ci sono state risposte.

Avvio a rilento anche nel settore metalmeccanico. Qui, oltre al paradosso della Whirlpool, dove lavoratori e lavoratrici sono stati richiamati in tutta fretta dall’azienda già dalla scorsa settimana, nonostante penda sulle loro teste lo spettro della chiusura ad ottobre, non si è mai fermato l’aerospaziale ed il conserviero. Fermo, invece, il settore dell’automotive con gli stabilimenti Fca di Pomigliano e Pratola Serra “dove – spiega il segretario generale Fiom Cgil Campania, Massimiliano Guglielmi – le difficoltà sono legate alla contrazione dei volumi di produzione”. Criticità si registrano poi nelle piccole e medie imprese, dove a preoccupare il sindacato è il rispetto dei protocolli di sicurezza. “Questi primi giorni di avvio della Fase 2 – dice Guglielmi – ci serviranno per capire come queste realtà si adegueranno. Fondamentale sarà l’attivazione dei comitati territoriali che consentiranno al sindacato di essere il punto di riferimento per i lavoratori per migliorare le condizioni di lavoro”.

Ripartenza lenta anche per il settore tessile e conciario. “In queste ore – dice il segretario generale Filctem Cgil Campania e Napoli, Enzo De Caro – alcune grosse aziende stanno riprendendo la loro attività. Nel tessile sono soprattutto le multinazionali come Kiton, Melluso, Cou.bo, Nada e Ferragamo ad aver ripreso le attività nel rispetto dei protocolli di sicurezza e del distanziamento sociale, con la sottoscrizione di accordi per la rideterminazione dei turni di lavoro”.

Preoccupazione comune resta invece sul tema degli ammortizzatori sociali che, ad oggi, non sono ancora stati erogati rischiando di far esplodere una vera e propria bomba sociale. “In settimana – afferma il segretario generale Cgil Campania, Nicola Ricci – arriveremo ad oltre 70mila richieste decretate dalla Regione Campania. I fondi messi a disposizione dal governo sono però insufficienti. E poi – aggiunge Ricci – l’Inps deve chiarire i problemi che sta avendo nella gestione delle domande. Al netto di questo, speriamo che la Fase 2 non generi un conflitto tra valori che sono essenziali per un’organizzazione sindacale, come la salute e la sicurezza delle lavoratrici, dei lavoratori e delle persone e la superficialità nel superare indiscriminatamente il blocco delle attività economiche che può generare, per altra via, costi rilevantissimi per il Paese. In Campania, i segnali che ci arrivano non sono incoraggianti. La ripresa diventa importante per regioni già attraversate da crisi strutturali, ma la ripresa economica deve conciliarsi con la logica di ragionevole precauzione. Siamo all’inizio di una crisi sociale ed economica profonda, la cui natura e severità rimane ancora incerta. Per questo, evitando sovrapposizioni istituzionali, l’apparato socio economico della regione richiede interventi aggiuntivi alle misure del governo, con un piano strategico che se nell’immediato dà piccole risposte, come il piano socio-economico della Regione Campania - conclude Ricci -, può se ridiscusso offrire una prospettiva a medio termine”.