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Le proposte

Paradisi fiscali, prove di riforma

Cuneo fiscale: nel Lazio giù le tasse per 1,5 milioni
Foto: foto da Pixabay.com
Mikhail Maslennikov
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Il processo di revisione del sistema di tassazione delle multinazionali è ormai è in corso da mesi sotto l'egida Ocse, con l'annuncio di un accordo atteso in occasione del vertice del G20 Finanze di metà luglio prossimo

Il trasferimento degli utili societari da parte delle imprese multinazionali dalle giurisdizioni a fiscalità medio-alta d’impresa verso giurisdizioni a fiscalità agevolata (paradisi fiscali societari) – con conseguente erosione della base imponibile delle imposte sui redditi in molti Paesi in cui grandi conglomerati globali operano attraverso società controllate, consociate o “stabili organizzazioni” – ha raggiunto dimensioni allarmanti. 

Seicento miliardi di dollari all’anno è la stima conservativa dei profitti trasferiti nei Paesi-paradiso, con considerevoli ammanchi per gli erari di tanti Stati. Un dato che pone da tempo seri interrogativi sulla tenuta del principio cardine della fiscalità internazionale d’impresa, secondo il quale gli utili societari vanno registrati, e le rispettive imposte versate, nelle giurisdizioni in cui l’attività economica, che ne ha permesso la realizzazione, è condotta. Un principio che, a sua volta, ha un’efficacia discutibile nell’epoca della digitalizzazione, quando la conduzione da remoto di attività economiche che hanno luogo nella giurisdizione in cui un prodotto o servizio digitale viene consumato non vi configura una “presenza fiscale” e non lascia quindi al Paese interessato il diritto di tassare gli utili generati da simili attività sul proprio mercato.

 

Il processo di riforma del sistema di tassazione delle multinazionali in grado di arginare più efficacemente le pratiche elusive dei giganti corporate e al contempo di rispondere alle sfide fiscali poste dall’avvento dell’economia digitale, è in corso da mesi sotto l’egida Ocse con l’annuncio di un accordo atteso in occasione del vertice del G20 Finanze di metà luglio prossimo. Due sono le direttrici dei negoziati: una revisione delle regole di allocazione dei profitti di una multinazionale tra diversi Paesi e l’identificazione del nesso tra la presenza economica di una corporation fisicamente assente da un Paese e il diritto del Paese a tassarne i profitti; l’introduzione di un livello minimo di imposte sugli utili che una multinazionale è tenuta a corrispondere ai Paesi in cui conduce la propria attività economica.

Occhi puntati dunque sui risvolti negoziali, in particolare, ma non in modo esclusivo, sulla portata redistributiva della riforma e sul livello di aliquota minima effettiva che verrà concordato. Sarà altresì importante monitorare le modalità di applicazione (hard law) degli standard Ocse (strumenti di soft law) da parte dell’Unione europea con l’auspicio del rilancio della proposta - da tempo congelata e da aggiornare - di una base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società, prototipo di un modello di tassazione unitaria delle multinazionali.

Nel frattempo, in tema di giustizia fiscale vanno segnalati due ulteriori importanti novità sul palcoscenico europeo: lo sblocco, dopo ben 5 anni, dello stallo in seno al Consiglio dell’Ue e l’entrata nel vivo del negoziato tra i Paesi membri e il Parlamento europeo sull’introduzione dell’obbligo di una maggiore trasparenza fiscale per grandi multinazionali che operano nello spazio economico europeo (country-by-country reporting pubblico) e il possibile potenziamento dello screening nel processo di blacklisting delle giurisdizioni non cooperative ai fini fiscali (lista nera europea dei paradisi fiscali extra-Ue). Di quest’ultima auspicabile novità si discuterà a fondo al webinar pubblico organizzato da Oxfam nella giornata di venerdì 26 marzo con i rappresentanti della Commissione europea e dell’Europarlamento.    

Mikhail Maslennikov è Policy advisor di Oxfam Italia