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Lavoro

Europa, la stagione delle Carte dei diritti

Andrea Allamprese
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Negli ultimi anni, in Francia, Gran Bretagna, Italia e Spagna, sindacati e gruppi di giuristi hanno elaborato proposte di riforma delle leggi e degli Statuti del lavoro. Per rispondere alla “uberizzazione” dell'economia e alla precarizzazione, per ampliare la protezione dei lavoratori. A che punto è il percorso

 

(Pubblichiamo la sintesi di una più ampia riflessione, il cui testo integrale si può scaricare e leggere qui).

Negli ultimi cinque anni abbiamo assistito, in alcuni Paesi europei (Francia, Gran Bretagna, Italia e Spagna), alla ripresa di uno sforzo di elaborazione progettuale da parte di gruppi di studiosi e studiose (sovente vicini al sindacato) con l’obiettivo di sintetizzare in una proposta organica le riforme o risposte normative che appaiono necessarie per contrastare, e sperabilmente rovesciare, quel progetto di multiforme precarizzazione dei rapporti di lavoro, e di forte degrado degli standard di tutela, che ha caratterizzato l’ultimo trentennio.

La precarizzazione è stata “multiforme” perché ha colpito l’insieme del mondo del lavoro, e perché a tal fine ha utilizzato diverse vie e strumenti. Così l’uso (e l’abuso) dei rapporti di lavoro parasubordinato (collaborazioni coordinate e continuative in Italia) e “atipico” (i “contratti a zero ore” in Gran Bretagna, i contratti a termine di breve durata in Francia e Spagna), al posto del rapporto di lavoro subordinato stabile, è stato diretto principalmente contro i giovani, ai quali è stato precluso l’ottenimento di un’appagante, o almeno sufficiente, condizione di vita e di lavoro.

Contro i lavoratori del settore terziario è stata, d’altro canto, per lo più diretta la possibilità, sempre più ampia, di apporre un termine di durata al rapporto di lavoro. Per altro verso, gli interventi legislativi di revisione di un tradizionale quadro di garanzie hanno rimesso in discussione, ed esposto a pericoli di precarizzazione, anche la condizione del “nucleo forte” dei lavoratori subordinati a tempo indeterminato nei settori industriali e manifatturieri. La precarizzazione non è, infine, fenomeno che riguardi solo il lavoro privato, essendo anzi diffusissima, seppur per diverse ragioni, anche nel settore pubblico.

L’ultima frontiera della precarietà è quella nell’ambito della Gig economy. Le piattaforme digitali consentono infatti lo spezzettamento del lavoro in micro compiti offerti a una folla di potenziali lavoratori, che vengono svolti, volta per volta, da chi è disponibile.

Le proposte emerse in Europa, tra cui la Carta dei diritti universali del lavoro avanzata dalla Cgil (vedi il testo integrale, ndr), hanno in comune una forte tensione a privilegiare, nella progettazione, la tutela dei diritti primari della persona (e la loro garanzia e realizzazione nel rapporto di lavoro) e la matrice democratica delle fonti regolative. Esse rappresentano altrettante narrazioni alternative all’idea di “uberizzazione” del lavoro e dell’economia.

Foto: Marco Merlini

Francia: la proposta di Codice del lavoro del gruppo Gr-PACT
La chiarezza del diritto è un’esigenza formale primordiale che consente alle lavoratrici e ai lavoratori, e ai loro rappresentanti, di appropriarsi delle norme ed essere in grado di “attivarle”. Questa esigenza è al cuore della Proposta di Codice del lavoro elaborata tra il 2015 e il 2017 dal gruppo di studiosi e studiose francesi denominato Gr-PACT (Groupe de recherche pour un autre Code du travail). Il progetto di riscrittura del Codice del lavoro francese intende dimostrare che è possibile concepire un diritto del lavoro meno complesso e allo stesso tempo capace di assolvere alla sua funzione storica di protezione della parte debole del rapporto di lavoro. All’esigenza di chiarezza si aggiunge l’obiettivo dell’estensione dei diritti e quello dell’effettività delle regole.

La proposta del Gr-PACT identifica l’idea di “dipendenza economica” come elemento caratteristico del lavoro e nuova idea centrale di organizzazione per la riforma del diritto del lavoro. La dipendenza economica potrebbe servire da complemento al concetto di subordinazione per allargare la nozione di "lavoratore" ed estendere il campo di applicazione soggettivo del diritto del lavoro. Secondo la proposta di Codice del lavoro elaborata dal Gr-PACT, oltre al lavoratore giuridicamente subordinato, sarebbe lavoratore dipendente ogni “persona fisica che esegue il lavoro sotto il potere di fatto o alle dipendenze di altri”.

Si tratta di una proposta chiaramente pensata per rispondere al problema della uberizzazione del lavoro e al capitalismo delle piattaforme. Si tratta di estendere l’area del lavoro dipendente e di includervi dei lavoratori che prima ne erano esclusi.

Foto: Francia, una manifestazione

Regno Unito, il Manifesto per il diritto del lavoro
Più radicale rispetto alla proposta francese appare il progetto di un gruppo di studiosi e studiose britannici facenti capo al think tank Institute of Employment Rights (Ier). Questi studiosi hanno pubblicato nel 2016 A Manifesto for Labour Law: towards a comprehensive revision of workers’ rights. Nel 2018 è stato reso pubblico un secondo rapporto dal titolo Rolling Out the Manifesto for Labour Law.

La proposta – che è stata approvata sia dalla confederazione Tuc, sia dal Partito laburista britannico - si articola intorno a una nuova definizione di “lavoratore” inteso come “chiunque presta un’attività lavorativa a favore di altri, senza svolgere un’attività economica per proprio conto”. Questa definizione è strettamente legata al concetto di “rapporto avente ad oggetto una prestazione prevalentemente personale” (personal work relation) e mira a rompere la tradizionale frattura binaria tra lavoro subordinato e lavoro autonomo, includendo nel nuovo concetto di “lavoratore” tutte le forme di lavoro remunerato (contrattuale o relazionale, subordinato, dipendente o autonomo), lasciando fuori dal campo di applicazione del diritto del lavoro solo il lavoro non personale, ossia il lavoro principalmente (e non occasionalmente o eccezionalmente) prestato da persone a carico o da sostituti, o il lavoro prestato a titolo accessorio a favore di imprese commerciali a forte intensità di capitale (in opposizione ad imprese a forte intensità di manodopera).

Foto: Flavia Fasano, Sintesi

Spagna, la proposta Cc.oo. e il nuovo Statuto dei lavoratori 
Nello stesso alveo dei progetti sopra delineati per quanto riguarda la necessità di privilegiare - nella progettazione - la tutela dei diritti primari della persona, e la loro garanzia e realizzazione nel rapporto di lavoro, si colloca la proposta del sindacato spagnolo più rappresentativo, Comisiones Obreras, resa pubblica il 6 ottobre 2015: Propuesta para un modelo más democrático de relaciones laborales y un cambio en la política económica y social.

La proposta delle Cc.oo. è stata presentata in un periodo politico particolarmente sfavorevole, in cui i governi del Partito popolare avevano modificato parti significative dello Estatuto de los trabajadores. La proposta puntava a una revisione dell’intero Estatuto, con l’obiettivo di rafforzarne la struttura in senso maggiormente democratico. Ci si proponeva il rafforzamento del riconoscimento dei diritti fondamentali dei lavoratori, attraverso l’inserimento di un titolo specifico nell’Estatuto sugli istituti della privacy, del diritto alla salute e sicurezza e del diritto antidiscriminatorio.

La proposta si adattava ai problemi più significativi del mercato del lavoro spagnolo; pertanto l’accento veniva posto sul contratto di lavoro a tempo indeterminato come forma tipica di assunzione (vista l’elevata percentuale di lavori a tempo determinato, che si aggira ancora oggi intorno al 30% della forza lavoro), e sul rafforzamento del principio di non discriminazione tra lavoratori a tempo parziale e lavoratori a tempo pieno. 

Il progetto delle Cc.oo. del 2015 ha costituito un punto di riferimento per il raggiungimento del compromesso tra il Partito socialista spagnolo e Unidos Podemos (gennaio 2020) consistente nella redazione di un nuovo Estatuto de los Trabajadores, con l’obiettivo di trasformarlo in una proposta di legge.  Il lavoro di redazione è allo stato avanzato.

Foto: markus spiske, da unsplash.com

Il quadro sovranazionale
Tutto ciò si colloca in un quadro europeo in movimento. Il Commissario Ue al lavoro e ai diritti sociali Nicolas Schmit ha avuto il mandato di presentare una iniziativa legislativa volta a “migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori delle piattaforme”. La procedura dovrebbe prendere avvio durante la presidenza portoghese del Consiglio dell’Ue (gennaio-giugno 2021). Pertanto il testo della proposta della Commissione vedrà la luce presumibilmente nel 2022.

Qualunque strada si sceglierà di percorrere nell’elaborazione della proposta a livello Ue, occorrerà prima di tutto fare un’analisi, individuando anche nuove categorie, dal momento che tutte quelle che sono state create per il lavoro del XIX secolo hanno stentato già nella seconda parte del XX secolo, ed ancora di più adesso. Solo se riusciremo a capire quali sono i cambiamenti del capitalismo, con l’uberizzazione, potremo proporre un modello in grado di proteggere tutti coloro che lavorano.

Andrea Allamprese è professore associato di Diritto del lavoro presso l’Università di Modena e Reggio Emilia