Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

L'intervista

Spettacolo, Slc Cgil: «Un sostegno oltre l'emergenza»

Teatro Argentina
Foto: Simona Caleo
Maria Antonia Fama
  • a
  • a
  • a

Di Marco, segretaria nazionale produzione culturale: "Le indennità non bastano più. Per aiutare il settore nella ripresa, bisogna uscire dalla logica emergenziale, se non si vuole assistere alla desertificazione del patrimonio artistico del paese"

Dopo i ristori, arrivano i sostegni. L'ultimo decreto, il n.41 del 22 marzo, interviene con uno stanziamento di circa 32 miliardi di euro, al fine di potenziare gli strumenti di contrasto alla diffusione del contagio da Covid-19 e di contenere l’impatto sociale ed economico delle misure di prevenzione adottate. Sabina Di Marco, segretaria Slc Cgil per il comparto della produzione culturale, le misure che riguardano i lavoratori e le imprese dello spettacolo sono sufficienti? Si poteva fare di più?

Il Decreto sostegni prosegue nella direzione tracciata dalle prime forme d’indennità per il settore, approssimandosi sempre più nell’individuazione di una platea che si allarga con il prolungarsi della condizione pandemica. Diventano, infatti, destinatari dei sostegni anche coloro che nel 2019 dichiaravano redditi fino a 75.000 euro annui. Insomma si allarga la platea, mentre purtroppo l’importo erogato resta esiguo e ridotto se consideriamo che con i precedenti interventi si erano destinati fino a 1.000 euro mensili, ed oggi se ne corrispondono 2.400 euro per tre mesi. Ma c’è un’altra questione, direi di fondo, nella gestione dei sostegni, ovvero che continuare a vista, con strumenti che hanno carattere di emergenzialità assoluta, non aiuta il settore nella ripresa. Bisogna essere consapevoli del fatto che per il settore dello spettacolo dal vivo, la ripresa effettiva delle attività sarà spostata nel tempo perché è necessaria una fase preparatoria per le riaperture, che dovrà essere oggetto d’inevitabile intervento da parte del Governo, se non si vorrà assistere alla desertificazione di produzione culturale sull’intero territorio nazionale. Inoltre per il settore sportivo, che è parte integrante del lavoro della categoria, nel decreto sostegni si è introdotta una differenziazione dell’importo in base al reddito, questa positiva, perché più equa ed attenta alle esigenze dei più deboli.

Qual è, ad oggi, dopo un anno di stop, la situazione dell'industria dello spettacolo e dei suoi lavoratori? Come si quantifica questa crisi?

Quantificare ad oggi è impossibile, e molto dipenderà dalla gestione dei finanziamenti pubblici che il Mic intenderà mettere in campo a sostegno. A nostro avviso andranno necessariamente rivisti criteri e modalità d’intervento, per far fronte ad una crisi che si annuncia senza precedenti ma che potrà essere di sprone ad un vero cambiamento nel settore. Il cineaudiovisivo ha lavorato molto in quest’anno, addirittura aumentando la produzione del 120 per cento rispetto all’anno precedente, ma la distribuzione e gli esercenti sono in grave difficoltà. Si produce, ma non si distribuisce nelle sale. Lo streaming ha evidentemente assunto un ruolo fondamentale ed andrà inevitabilmente regolamentato, a nostro avviso, anche con una politica protezionistica del prodotto italiano. Lo spettacolo dal vivo e lo sport sono sostanzialmente chiusi da un anno e gli addetti, se non hanno cambiato lavoro, sono completamente senza reddito, se si escludono gli ammortizzatori. Basta considerare che la Siae ha dimezzato gli incassi relativi al diritto d’autore e sono tutte perdite dovute allo stop dello spettacolo dal vivo.

 Il 27 marzo gli spazi culturali avrebbero dovuto riaprire, ma è ancora tutto fermo. Il sindacato che idea ha di ripartenza in sicurezza? Anche una volta passata l'emergenza, gli eventi culturali dovranno essere completamente ripensati?

Non credo che andranno ripensati completamente gli eventi culturali, lo spettacolo dal vivo è, e sarà, insostituibile, torneremo alla normalità. Certamente alcuni strumenti si sono rivelati utili e hanno mostrato un volto nuovo dello spettacolo. La tecnologia  può rappresentare un grande strumento anche per lo sviluppo della creatività, così come incentivo a fruire poi in altra forma do alcuni prodotti culturali. Lo streaming e la rete non vanno demonizzati, ma governati ed usati. Ripartiremo e lo faremo in sicurezza, che per il sindacato significa innanzitutto sicurezza per i lavoratori e le lavoratrici. In questi mesi si sono moltiplicati i protocolli, che ci hanno portato a migliorare il nostro intervento sui temi della salute ed hanno introdotto prassi che garantiscono la possibilità di accedere alla fruizione di cultura con tranquillità. I distanziamenti e l’uso degli spazi per gli spettatori, i tamponi ripetuti e continui per troupe e per chi lavora “dal vivo”, accanto ad un piano di vaccinazioni che porti il paese fuori dalla pandemia consentirebbero, appena le autorità preposte ne daranno indicazione, di riaprire. Ma riaprire non significherà sempre e per tutti avere i mezzi economici per sostenere le riaperture. Lo sbigliettamento sarà in una prima fase inevitabilmente ridotto e sarà necessario sostenere ancora tutto il settore fino ad una vera ripresa.

Il sindacato, nel corso di questo lungo anno, ha lanciato molte proposte su cui lavorare, tra cui anche una proposta di legge, la Gribaudo- Caronaro. Sono stati fatti dei passi avanti nel corso di questi mesi?

Il sindacato ha ritrovato una centralità indiscutibile in questo anno orribile, per la capacità di formulare proposte praticabili e per la capillarità con cui riesce a sostenere i lavoratori anche negli eventi più remoti ed inattesi. Li abbiamo accompagnati nella richiesta dei sostegni e abbiamo costruito una rete solidale che non li ha lasciati soli mai. Ora bisogna fare un cambio di passo. Abbiamo aperto una straordinaria stagione di contrattazione, abbiamo tutti i rinnovi contrattuali avviati e vogliamo che questo momento straordinario sia per i lavoratori e le lavoratrici una grande occasione di partecipazione. La costruzione delle piattaforme, che creano inclusione contrattuale per tutte quelle figure professionali ad oggi escluse, rappresenta una grande opportunità di regolamentazione del settore e di realizzazione di diritti.

Sul fronte legislativo lasciamo che arrivi una proposta concreta di riforma del settore da parte del Governo, ribadendo alcune esigenze portanti che il mondo del lavoro dello spettacolo esprime:

- Continuità di reddito in una fisiologica discontinuità delle modalità di lavoro, che non sempre è riconducibile al momento topico dello spettacolo o dell’opera cinematografica;

- diritti universali in questa specificità di prestazione lavorativa; maternità, malattia, previdenza, sistema di welfare;

- lotta al lavoro nero;

- accesso alla formazione e riconoscimento professionale.

 Siamo pronti a discutere di un sistema che tutelando il lavoro modernizza il settore e consente una vera opportunità di occupazione per tanti giovani e di sviluppo per il paese. Perché l’espressione artistica in ogni sua forma è strettamente connessa allo sviluppo economico e a quello democratico di un paese ed è sicuramente qualcosa di cui abbiamo bisogno.