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Il libro

Don Vinicio Albanesi in difesa della terza età

Emiliano Sbaraglia
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Con un e-book agile e incisivo, dal titolo “Anziani deportati”, il presidente della Comunità di Capodarco illustra le sue proposte per superare le strutture delle Rsa

Le origini operaie di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e sacerdote da sempre a disposizione e a difesa degli ultimi, si percepiscono anche in questo suo lavoro in e-book dal titolo Anziani deportati,  breve ma efficace riflessione che in sole 27 pagine, suddivise in sei capitoli, illustra e approfondisce una situazione in tempo di covid divenuta sempre più urgente, riguardante la condizione di salute ed esistenziale del mondo degli anziani in questo anno maledettamente complesso, del quale non si intravede la fine.

Nel cuore del suo scritto, Vinicio Albanesi propone essenzialmente due opzioni mirate per affrontare la questione: la chiusura delle Rsa entro i prossimi cinque anni per come sino a oggi sono state organizzate, sostituendole attraverso la costituzione di strutture di tipo familiare, ciascuna composta da un massimo di 15 persone.

L’idea di dare vita a un libro di questo tipo nasce da un intervento del sacerdote per Redattore sociale, il network multimediale di servizi informativi, documentazione e formazione online sui temi del welfare, del disagio sociale, dell'impegno nel volontariato e nel terzo settore. Già lo scorso aprile, quando la prima ondata pandemica era nel pieno del suo corso, e nelle Rsa si registravano delle vere e proprie stragi quotidiane della popolazione anziana, l’autore scriveva come “in questi giorni si è fatta intensa la discussione sulle morti di persone anziane nelle residenze a loro dedicate. Sulle responsabilità di una tale decimazione, diverse Procure d’Italia hanno aperto fascicoli contro ignoti. Non si tratta di verificare solo se sono state approntare le doverose misure di isolamento. Il coronavirus offre un’occasione drammatica per ripensare le scelte fatte, che mai nessun tribunale processerà”.

Sei mesi dopo rischiamo di ritrovarci nell’identica situazione, alimentando focolai di contagio che potrebbero essere evitati costruendo un’alternativa pratica e credibile, che Vinicio Albanesi, in particolare nell’ultimo capitolo intitolato “Il dopo-Covid. Una proposta di riforma”, riassume in queste poche tesi:

Chiusura delle odierne strutture RSA entro la fine del 2026; aiutare le famiglie per la permanenza delle persone anziane in casa; l’istituzione di un albo di personale adeguato all’assistenza degli anziani in famiglia; ove non fosse possibile mantenerli in casa, creare strutture di tipo familiare, vicine il più possibile ai luoghi di residenza (massimo 15 posti). Tali strutture possono essere qualificate con prevalenza sanitaria, sociale o sociosanitaria.

In altre parole, si dovrebbe tornare ad avere nei confronti della terza età un’attenzione perdutasi nella notte dei tempi, senza il bisogno di ricorrere alla retorica del “grande saggio”, della memoria da preservare, o del bagaglio di esperienze da tramandare di generazione in generazione. Molto più semplicemente il rispetto dell’essere umano, indipendentemente dagli anni che porta con sé, deve recuperare un suo valore essenziale nell’attività di ciascuno di noi, oltre che nell’esercizio delle funzioni istituzionali.

Don Vinicio Albanesi guarda al presente nel tentativo di migliorare il futuro, individuando per i più anziani il diritto ad avere spazi adeguati, personale competente che li segua, un’alimentazione controllata, un sistema di vita dignitoso, perché “il dubbio è che, anche senza volerlo, abbiamo progettato la “deportazione” di chi è vecchio, di gente non più utile che non può essere d’impiccio a chi ha da fare”.

La dura realtà di questi giorni ci indica ancora una volta quali siano le priorità a cui dedicarsi.